#riformabuonascuola e i precari stanno a guardare

Reginaldo Palermo, La Tecnica della Scuola 3.3.2015

Gli oppositori della Buona Scuola sono soddisfatti per la decisione del Governo di fare ricorso ad un disegno di legge e non ad un decreto. I precari un po' meno.

Dopo i primi entusiasmi degli oppositori della Buona Scuola adesso sta arrivando il momento della riflessione e si incomincia a capire che forse la situazione non è così semplice come può sembrare a prima vista.  

E c'è una frase pronunciata da Renzi nella serata del 2 marzo (la riporta il quotidiano "la Repubblica") che non può non preoccupare: "Andiamo in Parlamento e lì Brunetta si assuma la responsabilità di dire no a 160mila assunzioni di precari".  Frase che significa che a questo punto Renzi pensa di inserire nel disegno di legge anche il piano di assunzioni. Decisione che preoccupa lo stesso ministro Giannini, che si dichiara "basita" e ignara di tutto (ma se è davvero così, cosa ci sta a fare dento il Governo?)
La preoccupazione è diffusa, tanto è vero che anche Elena Centemero (FI) ha già dichiarato che comunque per le assunzioni ci vuole un decreto legge. 

A non rendersi ben conto della gravità della situazione sembrano essere i tanti oppositori della Buona Scuola che frequentano i social network e che commentano con entusiasmo il ritiro del provvedimento, operazione che essi associazione da un lato alle proteste delle ultime settimane e dall'altro ai "consigli" del presidente Mattarella di evitare l'eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza.
La realtà, probabilmente, è un'altra, se sono esatte le cifre che fornisce "la Repubblica": al momento attuale le risorse disponibili non sono affatto 4 miiardi di euro (1 per il 2015 e 3 per il 2016), ma molte di meno: si parla di 3 miliardi in tutto (poco più di 600milioni nel 2015 e il resto l'anno prossimo).
E i conti non sono difficili da farsi: il piano Gelmini-Tremonti prevedeva 150mila posti in meno, con un risparmio di 8 miliardi di euro. Come è possbile ora assumere 160-180mila docenti spendendo solamente 3 miliardi di euro? A occhio e croce c'è qualcosa che non va.
Al di là di tutti questi calcoli resta il fatto che centinaia di migliaia di precari si sentono beffati e sarà difficile spiegare loro che l'uso del disegno di legge anzichè del decreto servirià comunque a garantire un migliore confronto parlamentare.

 

 

La rassicurazione arriva direttamente dal presidente Renzi: le assunzioni non sono a rischio.

Ma poi ad un giornalista che nel corso della conferenza stampa post-consiglio pone una domanda alla Giannini ("Quale istituto normativo avete in mente per le assunzioni e quante saranno?), la risposta non è delle più chiare: sui numeri - dice il Ministro - è stato detto di tutto e di più, vedremo; e anche per quanto riguarda lo strumento che useremo si saprà martedì prossimo.

Insomma, o le idee sono ancora confuse oppure Giannini si è un po' stufata di parlare e di vedersi smentita poche ore dopo.

Certo è che la "promessa" di Renzi non sarà facile da mantenere. Proviamo a fare due conti.

Il disegno di legge sarà licenziato dal Governo il 10 marzo (salvo ulteriori ritardi); nella migliore delle ipotesi potrà essere depositato in Parlamento a metà mese e verso il 20 potrebbe iniziare il proprio percorso nelle Commissioni. Se non ci saranno intoppi potrà essere approvato dalla Camera (o dal Senato, a secondo di dove inizierà il percorso) non prima di fine aprile. Poi si dovrà passare all'altro ramo del Parlamento che potrebbe impiegare un altro mese e a sua volta proporre qualche modifica.

Si arriva a fine maggio e, in caso di modifiche, si deve ritornare nel primo ramo per l'approvazione definitiva. In pratica si arriva a metà giugno. Diamo per scontato che il provvedimento venga pubblicato in Gazzetta nell'arco di una settimana. Se anche l'entrata in vigore della legge fosse contestuale alla pubblicazione, siamo alle metà di giugno (ma i nostri calcoli sono molto ottimistici).

L'ipotesi più probabile, quindi, è un'altra: la legge non potrà essere approvata in tempo per consentire di effettuare le assunzioni già a settembre e quindi le risorse stanziate per il 2015 potranno essere spostate in gran parte sul 2016. Con tutte le conseguenze del caso.