Scuola, i prof sono pronti per insegnare coding?

di Simone Cosimi, Wired.it 17.7.2014

Negli ultimi vent’anni l’informatica nelle scuole, quando c’era e ovviamente esclusi alcuni indirizzi specifici, si è ridotta all’introduzione all’uso di alcuni software. O, come racconta un monitoraggio negli istituti, all’integrazione di dispositivi come tablet nel contesto didattico. Non molto altro.

Ora, a quanto pare, al ministero dell’Istruzione – sull’onda di un’eredità della riforma firmata da Maria Stella Gelmini – stanno stringendo i tempi per mettere a punto una piattaforma di sostegno alle scuole. Servirà come supporto alle lezioni di coding, insomma di programmazione. Per fare finalmente il salto di qualità verso un’informatica lato maker oltre che consumer.

Il punto di partenza, dicono ma bisognerà vederla, è code.org, quella utilizzata per esempio da milioni di alunni negli Stati Uniti e tanto apprezzata da Barack Obama. Dietro al progetto, che si spera sia ultimato per settembre almeno in versione beta, dovrebbero esserci alcuni marchi hi tech. Il lancio ufficiale a ottobre, nel corso della settimana europea del coding, dall’11 al 17 ottobre. In Estonia si fa già alle elementari già da un paio d’anni, in Gran Bretagna s’inizia fra due mesi.

Detto che gli obiettivi per l’anno scolastico 2014/2015 sono miseri (almeno una lezione per ogni studente, come se potessimo permetterci di perdere altro tempo) da quando ho letto la notizia c’è una domanda che mi ronza insistentemente in testa: gli insegnanti sono pronti per questo genere di compito? E ancora: quali sono le loro competenze e in che misura sono cambiate in questi anni in cui hanno insegnato a usare Word e a confezionare presentazioni in Power Point?

Se ne è d’altronde parlato anche a Digital Venice, in particolare a Restart Europe. Di cosa? Della necessità di una diffusione più pervasiva della cultura digitale tra gli educatori (perché, appunto, il modo migliore d’insegnare informatica è la trasversalità, come pensava l’ex ministro Maria Chiara Carrozza che tuttavia si opponeva all’ora di informatica alle elementari), l’aggiornamento dei curricula scolastici, una rivoluzione degli spazi fisici.

I tempi sono cambiati da quando il mio sanguigno prof di matematica, ritagliando in un orario già assurdo per un liceo linguistico qualche ora di programmazione, ci portava di nascosto in laboratorio a giocare un po’ in Turbo Pascal (era già stato abbandonato da anni, non sono così vecchio).

Esistono gruppi che si occupano anche di aggiornamento, come l’Associazione nazionale docenti di informatica, e moltissimi insegnanti in gamba. Oltre a diverse esperienze tuttavia esterne al mondo della scuola, come Coderdojo e Codemotion Kids. Le conosciamo bene ma non è esattamente di loro che parliamo.

Piuttosto, dei tanti problemi soprattutto alle scuole elementari e primarie di primo grado. E del fatto che le iniziative virtuose non sono la regola ma frutto dello sforzo di singoli, eroici professori.

Il che dimostra, per converso, che pigrizia a parte non tutto il corpo docente informatico si sente pronto per rimettersi a scrivere codice con i ragazzi. Più probabile che finisca per verificarsi la situazione opposta.