Per un consumo consapevole
delle tecnologie senza fili (wireless)

di Francesca E. Magni*, facebook 6.6.2011

Perché dire no all’irraggiamento con microonde di tutte le aule scolastiche? Perché non esistono esperimenti che provino che le tecnologie wireless non provochino danni alla salute. Ma esistono da ormai più di 10 anni studi sperimentali che confermano i danni cellulari dovuti all'irradiazione di onde elettromagnetiche, wi-fi compreso (si veda l'articolo di Fiorenzo Marinelli del Cnr di Bologna: http://www.acpnet.org/sites/acpnet.org/files/ACP/effettibio.pdf).

Per il principio di precauzione quindi è meglio non utilizzare in maniera irresponsabile una tecnologia non dimostrata come sicura. Per maniera irresponsabile si intende l’utilizzo a tappeto in tutte le scuole con esseri umani in età evolutiva, quindi più sensibili e vulnerabili.

Non si tratta di vietare totalmente l’uso del wi – fi in tutta la scuola, ma si potrebbero adibire alcune aule irraggiate solo in alcuni momenti dell’attività didattica, se proprio necessario.

La corsa al wi-fi fa dimenticare il concetto di “esposizione giornaliera” alle radiazioni elettromagnetiche alla quale ogni individuo è sottoposto durante la giornata. Bisogna creare una cultura del consumo consapevole della tecnologia che non demonizzi affatto il mezzo, ma che lo utilizzi senza eccedere.

Non è il caso dunque di irraggiare la comunità scolastica con radiazioni che potrebbero aggravare l’inquinamento elettromagnetico al quale siamo già sottoposti quotidianamente.

Il 2 aprile 2009 il Parlamento Europeo ha emanato una “dichiarazione sui rischi dell’esposizione ai campi elettromagnetici derivanti dall’uso di tecnologia senza fili” (si veda l’allegato) nella quale si «invita la Commissione Europea e gli Stati membri a prendere in considerazione la promozione delle tecnologie via cavo, piuttosto che delle tecnologie senza fili, basate sulla trasmissione di dati attraverso onde radio e microonde» (vedi punto 5) e si «invita gli Stati membri ad adottare la legislazione del Liechtenstein che fissa un limite massimo d’esposizione di 0.6 V/m per le antenne dei telefoni cellulari in aree sensibili come le case, le scuole e i luoghi di lavoro» (punto 2).

Per quanto riguarda i telefoni cellulari, la situazione è molto grave perché il prodotto è stato immesso nel mercato già da anni senza nessun criterio né informativa nei confronti del consumatore. Da una piccola indagine svolta a scuola emerge che la maggior parte degli adolescenti dorme con il cellulare acceso vicino al letto o sotto al cuscino, perché lo usano come sveglia!

Nello scorso dicembre 2010, l’Istituto Ramazzini di Bologna ha pubblicato i primi risultati di uno studio che dal 2002 ha irradiato in continuità con i cellulari una comunità di cavie (ratti) dal concepimento fino alla morte naturale e ha riscontrato un aumento del rischio di contrarre tumore alla mammella [link all’articolo: http://www.icems.eu/papers/ramazzini_library5_part2.pdf  ].

Per quanto riguarda il wi-fi i centri di ricerca stanno definendo i protocolli per verificare l’eventuale dannosità. Gli studi sono quindi solo in fase iniziale.

Se la società ha da insegnare molte cose alla scuola (vedi i fenomeni dei “nativi digitali” o del “web2.0” che hanno portato la scuola a nuovi modelli pedagogici come l’e-learning ecc. ecc.) però anche la scuola ha da insegnare molte cose alla società e questo è il caso: è la scuola che deve attivarsi per educare i cittadini al principio di precauzione e al consumo consapevole.

La corsa alle tecnologie senza fili non riguarda solo l’Italia e così voci contro l’uso irresponsabile di cellulari e wi-fi a scuola si sono alzate in tutto il mondo informatizzato.     

Nel Regno Unito, Sir William Stewart, presidente dell’Agenzia per la Protezione della Salute e già a capo della consulenza scientifica del Governo e che aveva lanciato i più autorevoli segnali d’allarme per quanto riguardava i pericoli della telefonia mobile, sta personalmente esercitando pressioni per promuovere un’indagine sui rischi alla salute che questa nuova tecnologia può causare. Una campagna di disattivazione delle reti wi-fi nelle scuole britanniche era partita già nel 2006. [link: http://www.wifiinschools.org.uk/]        

In Francia il 21 novembre 2010 la cittadina di Hérouville-Saint-Clair ha abolito il wi-fi nelle scuole e posto dei limiti alle emissioni delle antenne di wi-fi e telefonia mobile. Il 7 maggio 2010 si è discussa una legge per vietare l’uso a scuola del cellulare per motivi di salute pubblica. La biblioteca nazionale di Parigi, insieme ad altre tre biblioteche cittadine, ha disattivato il wi-fi perché provocava malesseri fra i dipendenti.

L’Austria ha vietato il wi-fi nelle scuole pubbliche; in Germania il Consiglio di Baviera il 22 marzo 2007 ha consigliato quanto segue: “le scuole dovrebbero rinunciare alla connessione internet senza fili (WLAC) ... La Commissione per l’Istruzione ha rivolto un appello alle scuole, perché ritornino ai collegamenti via cavo” e a Francoforte è stato tolto il wi-fi nelle scuole pubbliche.

Casi analoghi in Canada (http://www.cbc.ca/health/story/2010/12/02/wifi-cellphone-radiation-health.html?ref=rss ), Australia, Israele: il 22 novembre 2010 l’Environment and Helth Committee del Parlamento Israeliano ha raccomandato di ridurre e di prevenire l’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche da parte degli studenti all’interno delle scuole a causa dei potenziali effetti nocivi sulla loro salute. Ecco uno stralcio in inglese dal testo: “The recommendations include:  Wired computer networks in schools will be preferred over wireless networks.  Schools should have wired landline telephones for students to use.  Schools should consider establishing special areas where mobile phones can be used and limiting the use of mobile phones elsewhere (similar to smoking areas).  Schools should ensure that teachers use cell phones only in the staff room or allocated areas.  The Committee noted that students are exposed to wireless technologies against their will because they are committed by law to a compulsory school education.  The Committee agreed that there is a moral obligation for the education system and State to protect the health of its students”. Si parla giustamente di istituire zone wi-fi simili a quelle dei fumatori e di obbligo morale da parte dei sistemi educativi nazionali.

In Italia sono in pochi a occuparsi di questa importante questione. Il Polab di Pisa [http://polab.it/srl/ ] è uno di questi. Recentemente, il 17 febbraio 2011, ha presentato una interrogazione parlamentare nella quale si chiede l’adozione dei decreti previsti dalla legge del 2001: “a quasi dieci anni dall’emanazione della legge n. 36 del 2001, alla luce dell’elevato grado di inquinamento elettromagnetico e dell’inesistenza di qualsiasi forma di protezione dagli effetti nocivi per la salute della popolazione che l’elettrosmog comporta, appare urgente e non più procrastinabile procedere all’adozione dei seguenti decreti […]” http://polab.it/srl/2011/02/campi-elettromagnetici-interrogazione-parlamentare/

Per quanto riguarda il principio di precauzione, resta una pietra miliare il libro autobiografico “Il fuoriuscito” (Sironi ed.) di Renzo Tomatis, direttore per dieci anni a Lione dell’ Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Una sua intervista rilasciata a La Stampa il 7 settembre 2005 a questo indirizzo: http://www.epidemiologiaeprevenzione.it/libriTOMATIS/ intervistatuttoscienze_07set05.pdf

 

* (laureata in Fisica, insegnante e giornalista scientifica)