La povertà di conoscenza (tra scuola e cultura)

di Serena Roncada e Mariacristina Grazioli, Educazione & Scuola 3.11.2013

Premessa

“Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” (Proverbio Africano)

In un panorama economico, sociale e culturale in rapido e continuo mutamento, che apporta al “Sistema Società” sempre nuove complessità e sfide da affrontare, l’istituzione “Scuola” deve trovare una posizione di preminenza all’interno della complessa Rete di agenzie formali e non, per essere essa stessa motore e partecipe del mutamento.

Rientra fortemente in campo il concetto di educazione come elemento di cui tutta la società si deve far carico, come diritto e dovere di tutti, intesi anche come singoli.

Trovare ora paradigmi che accomunino, in ambito educativo, tutti gli individui risulta una sfida ardua che impegna i “tecnici dell’educazione” in un processo di scambio e confronto continuo con il contesto, in un’ottica di accrescimento reciproco permanente con lo stesso.

 

E’ centrale avere ben presente il concetto di interdipendenza, di Rete flessibile, mobile, quasi “liquida” ossia che si adegui al cambiamento e che ne prenda le forme, che si modifichino con e in funzione dell’evoluzione del contesto.

Prendendo spunto dalle riflessioni di Edgar Morin il quale, riprendendo un concetto che appartiene alla biologia, sottolinea che quanto più un sistema è complesso, tanto più è autonomo ma strettamente interdipendente con il contesto, ci rendiamo conto di quanto sia necessario “dipendere” da “tutto ciò che è intorno”: dal contesto.

Se si considera l’individuo, il singolo esso stesso un “sistema“, allora compito di chi si occupa di educazione è di indagarne il contesto (o i contesti) socio-economico-culturale nel quale vive. In questo panorama non possiamo non citare anche il fenomeno dell’immigrazione che ormai incide in modo estremamente significativo in ogni scuola del nostro Paese, apportando nuove problematiche da affrontare. Per questo occorre pensare e agire in modo processuale e dinamico, poiché i differenti contesti nel quale il singolo nasce, cresce e agisce, non si autoescludono ma si sovrappongono, si amalgamano in modo più o meno coerente, creando scenari nuovi da gestire.

Parlando di bambini e bambine, si pensi, ad esempio, ai differenti sistemi di cura che connotano diversamente ogni cultura, ogni etnia del nostro pianeta. Di primo acchito può sembrare una riflessione fuori tema, ma a ben vedere fa emergere un argomento che gli ultimi studi stanno analizzando, ma che già Aristotele, ai suoi tempi, aveva considerato come elemento fondamentale in educazione: “tutta la cultura proviene dalla madre“.

Alla luce di queste brevi riflessioni, che vogliono qui solamente delineare retroscena ben più complessi e non certo qui esauribili, si può rilevare quanto sia complesso il tema della “povertà di conoscenze” e non può afferire solamente alla Scuola, ma deve radicasi anche nella famiglia dell’individuo (quindi il sistema stesso dei valori di cui il nucleo è portatore), nella cultura e nella società di provenienza e di accoglienza, in caso d’immigrati.

Riteniamo che per un’adeguata analisi del fenomeno il reperimento precoce dei dati di contesto sia fondamentale, così come la lettura degli stessi per individuarne i fattori predittivi in modo quali – quantitativo, insieme al continuum delle azioni che la Scuola può mettere in atto sul singolo.

Dalle neuroscienze, sappiamo quanto sia indispensabile una tempestiva e precoce individuazione d’indicatori che possono mettere a rischio il futuro percorso educativo del singolo, ponendo   in   atto azioni correttive di sistema (si pensi, ad esempio, all’individuazione di forme di disabilità e la connessione con altre figure di specialisti). Quindi, tempestività dell’analisi e della susseguente azione sono elementi chiave per la buona applicazione e si auspica riuscita, delle azioni ascrittive di intervento.

Cosa sarebbe necessario allora? Potrebbe essere interessante effettuare una sperimentazione che preveda l’implementazione di uno strumento già in uso da INVALSI e somministrato alle scuole, in modo da non appesantire il lavoro quotidiano degli insegnanti ma, anzi, di collegare maggiormente i dati già acquisiti o da acquisire rendendoli maggiormente significativi ad una lettura “tecnica” che rivolga il focus sull’individuazione dei fattori predittivi e segnalatori della povertà culturale nei bambini e bambine che frequentano le scuole, per poter approntare con tempestività apposite azioni predittive.

 

Un modello sperimentale contro la povertà di conoscenze.

a)  Gli esiti scolastici: considerazioni di fondo e parole chiave

La Scuola è l’istituzione formale deputata alla promozione delle conoscenze dell’individuo discente.

Le Raccomandazioni UE del 18 dicembre 2016 individuano le PAROLE CHIAVE per L’APPENDIMENTO PERMANENTE cui le Scuole della Repubblica devono mirare, nell’attuazione delle azioni sinergiche di somministrazione del servizio di istruzione e formazione.

Ne emerge con forza che il ragionamento sugli esiti degli alunni è al centro del modello organizzativo istituzionale; non è un caso che il valore delle azioni di valutazione degli apprendimenti nei progetti INVALSI è nato proprio in quest’area di analisi.

Le conoscenze e le competenze linguistiche e le conoscenze e le competenze logico-matematiche sono i dati che annualmente è possibile stimare con sempre maggiore raffinatezza statistica. In tale senso, qualificare come esiti critici alcuni dati di Istituto o/e classe – appare la precondizione per sviluppare il tema di un possibile approccio sperimentale di ricerca.

 

Sono considerati come ESITI CRITICI i dati ove la performance verificata con appositi testing, sia collocabile in un’area non soddisfacente, e comunque al di sotto dei LIVELLI ESSENZIALI DI COMPETENZA.   Ovviamente non si tratta di valori assoluti, ma relativi all’età degli alunni, peraltro rapportata alla loro scolarizzazione.

Per l’individuazione dei LIVELLI consideriamo i dati desunti dalle analisi delle performance, per verificare la LINEA DEI LIVELLI ESSENZIALI DI COMPETENZA, con studi più raffinati, non solo a carattere statistico.

Tale operazione è il prerequisito per giungere all’obiettivo primario, ossia l’individuazione di strumenti di lettura, ma ancor di più l’ideazione di strumenti di composizione e gestione  dei livelli cosiddetti sotto-soglia. La RIDUZIONE DEL GAP  degli studenti sotto-soglia e del loro livello formativo è il centro nevralgico di un’azione di studio che ogni agenzia educativa- prima tra cui la Scuola- deve necessariamente attuare.

 

b)  Il modello interpretativo o schema concettuale di una possibile azione di ricerca.

Il fondamento concettuale è posto nella rete flessibile.

Considerato il concetto di interdipendenza dei dati, a postulato dell’evoluzione sistemica del modello, si può ipotizzare di astrarre e tabulare i dati di ricerca attraverso sistemi A RETE INTEGRATA. E’ infatti la RETE l’entità di lettura dei dati e la RETE come modello concettuale di interpretazione logica; una rete composta in aree, di primo e secondo livello, o di tanti livelli quante sono le linee di indagine.

 

L’analisi delle AREE identificate consentirà un’azione più approfondita, finalizzata all’analisi dei fattori ascrittivi, correlati al rischio delle POVERTA‘ DI CONOSCENZE.

E‘ certamente una fase di secondo livello che mira all’identificazione di specifici indicatori correlati agli aspetti quantitativi e qualitativi del fenomeno.

In questa fase, la rilevazione sistematica dei dati e dei risultati è affidata a un modello statistico dotato di ampia flessibilità; non è un controsenso garantire questo standard, poiché il modello deve avere gli stessi caratteri del dato fattuale analizzato.

Né d’altra parte ci si può limitare a un’azione di analisi per approssimazioni, o alla sosta esclusiva su valori medi (certamente interessanti, ma non sempre utili per la ricerca).

Per implementare uno scenario di ricerca di questo tipo, non si può prescindere dal prevedere un modello concettuale e tecnico-operativo che consenta un’elaborazione semplice, funzionale, pressoché automatica (perché affidata a dati certi, anche già a disposizione).

La Scuola, e in particolare i docenti, potrebbe perciò avere a disposizione un efficace strumento informatico che calcola i dati immessi, al fine di consentire di avere informazioni sugli apprendimenti in senso anche diacronico, con particolare riguardo all’individuazione delle strategie d’insegnamento (o di organizzazione della didattica) più funzionali all’individuo discente, alla classe nel suo insieme o all’Istituto  scolastico nel suo complesso.

E‘ essenziale precisare che il tema di un valido lavoro di ricerca sta nel riuscire ad assumere un carattere pratico-operativo: garantire il miglior strumento di lavoro agli Istituti scolastici in termini di efficacia e utilità, incidente sull’impatto di miglioramento complessivo delle azioni organizzative, micro e macro-sistemiche.

Costruire un percorso di ricerca significa affidarsi perciò in larga parte alla letteratura tecnica già consolidata sui temi di studio; anche le azioni di testing, sono tese a sviluppare il concetto di capacità professionale atta a determinare cambiamenti di ordine migliorativo, nella direzione dell’accountabilty.

Il modello consentirà, inoltre, di leggere la flessibilità, l’innovazione, il miglioramento continuo dei singoli docenti, dei team, dei Consigli, dei Collegi e si soffermerà su una lettura statistica del POF in termini di comparazione quali – quantitativa nelle aree di interesse, ossia l’arricchimento dell’offerta formativa, l’ampliamento delle azioni di inclusione, l’equità nel sistema di istruzione.

In una fase più avanzata, il modello s’interesserà – con focus specifici – al curricolo, ai traguardi formativi istituzionali, alle life skills.

In terza istanza, il modello dovrebbe poter analizzare le performance in un’ottica di rete integrata, affinché gli operatori del settore- sia quelli istituzionali, che quelli partecipati, acquisiscano il giusto stimolo professionale nella comparazione regolativa.

Il sistema A RETE, che qui vogliamo sostenere concettualmente, ha il vantaggio di cogliere la complessità delle connessioni, che gli attori dei processi scolastici -ognuno per la propria responsabilità- potranno o vorranno garantire.

Non è secondario l’effetto – auspicato – di disseminazione del senso di fiducia verso le pratiche valutative caratterizzate da dispositivi raffinati ed esterni; ciò sarà possibile nella misura in cui si potrà garantire un modello e uno strumento informatico semplice, diretto, fruibile, utile, significativo, ma soprattutto vicino.

Il tema della vicinanza (professionale) ci è particolarmente caro, tanto che riteniamo fondata la necessità che tutto il modello concettuale debba essere testato e validato con il fattivo contributo di docenti disponibili alla sperimentazione di ricerca.

In tal senso, sarà utile prevedere un utilizzo costante dei risultati dei test INVALSI, per non disperdere il patrimonio d’informazioni ormai consolidato e per sostenere la percezione di un senso di utilità sociale in linea con la sicurezza delle congruità didattica.

I dati sui livelli di apprendimento – riguardo alle competenze di base che la scuola deve fornire – saranno perciò trattati non solo con metodo matematico e quantitativo, ma anche con approfondimenti teorici a matrice filosofica, in un percorso che sa individuare – come primo passo – la valorizzazione e il responsabile coinvolgimento degli individui (discenti e docenti).

L‘OCSE PISA 2003 affermava l’opportunità di individuare anzitutto le categorie cognitive su cui prevedere un’azione significativa di somministrazione di test e di conseguente elaborazione dei risultati.

In particolare è interessante trovare e trattenere i dati di sintesi circa l’idea di apprendimento, il concetto di conoscenza, il significato del curricolo e delle discipline, l’area dei saperi.

La povertà di conoscenza ha molto a che  fare con il concetto di capacità della persona.

Vorremmo qui riprendere in estrema sintesi l’idea che accogliamo – di M.C.Nussbaum . La studiosa critica gli agglomerati di dati: seppure ponderati e motivati, rimangono pur sempre agglomerati.

Ciò che è necessario a questo punto è mirare alla sintesi estrema dei dati pertinenti; è ovvio che il termine sintesi non sia sovrapponibile all’idea di eccesso di semplificazione.

Il concetto di ricerca reticolare tende ad allontanare culturalmente la convinzione che quanto più una cosa è facile da misurare, tanto più è pertinente.

Il tema della carenza in termini di conoscenza e degli inevitabili livelli di povertà di competenze, che ne derivano, ci spingerà quindi ad approcciare percorsi di analisi non meramente quantitativi, ma a sperimentare modelli nuovi di rilevazioni qualitative.

 

c)   Le capacità in termini di competenze, le capacità in termini di apprendimento e il senso dell’istruzione

Adam Smith amava ripetere che la mancanza d’istruzione, rende le persone mutilate e deformi in una parte essenziale delle loro umanità.

Ma l’assunto – più sono istruito, più sono capace - è corretto?

Ipotizziamo che la capacità ha a che fare con l’idea di funzione. La capacità riguarda le combinazioni alternative di funzionamenti che è possibile realizzare.

Per dirsi capaci, gli individui devono essere dotati di capacità interne (tratti personali-capacità intellettuali- capacità emotive- stato di salute acquisizioni) e capacità combinate (composte dalle capacità interne e dalle condizioni sociali, politiche ed economiche)

Secondo la teoria di Wolff-De Shalit, possiamo avere funzionamenti positivi o negativi. In particolare è possibile individuare un funzionamento fecondo, ovvero uno svantaggio corrosivo.

Per funzionamento fecondo (FF) s’intende quel particolare meccanismo di capacità che tende a promuovere altre capacità correlate.

Lo svantaggio corrosivo (SV) è una deprivazione che ha effetti particolarmente marcati nella sfera dell’esistenza individuale.

Ha dunque un senso indagare statisticamente  questa particolare area, con particolare riguardo alla qualificazione di FF e SV. Il concetto di capacità secondo J. Heckman ci riporta all’idea che questi funzionamenti umani sono modellati in maniera decisiva fin dalla più tenera età da influssi prenatali, famigliari, scolastici.

Gli influssi agiscono in maniera indiscutibile sul potenziale dell’individuo e sulle sue abilità cognitive e non cognitive o emotive .

E‘ dunque importante intervenire prima possibile per colmare i vuoti e per ricucire le lacerazioni.

L’istruzione  - e  il  modello  formale  di  somministrazione  che  ne  consegue  ai  sistemi formativi- non sempre sa intercettare vuoti e lacerazioni, riproponendo diseguaglianze socio-ambientali che dissipano il potenziale individuale.

 

L’idea è ben descritta da Amartya Sen quando indaga l’area del benessere e dell’agency.

Il “potere di benessere” corrisponde a una vita che procede bene, perciò è un concetto legato a doppio filo a come una persona, può funzionare.

In particolare si possono distinguere capacità d’indirizzo di funzionamento del soggetto, capacità di acquisire funzionamenti validi, e la connessa competenza di discernimento dei meccanismi che funzionano da quelli che non funzionano.

La libertà di benessere consente ad una persona di avere varie opzioni.

Le opzioni sono ciò a cui il soggetto discente attribuisce valore.

Il tema del valore è connesso al diritto di scelta, all’agency.

Il “potere di agency” corrisponde ad una vita che può scegliere

Tanto più il sistema formativo garantisce benessere ed agency, tanto più sono garantiti i funzionamenti che portano alle capacità.

E’ ovvio che l’interesse dell’osservatore non possa prescindere da strumenti di ricerca cui dare ampio valore; in particolare risultano particolarmente interessanti agli strumenti strutturati ESCS (HISEI- PARED-HOMEPOS), poiché tendono a sviluppare temi interconnessi a matrice reticolare che, se visualizzati in appositi modelli, sono utilmente fruibili.

 

d)    Una scuola che sa fare ricerca

Quali sono le considerazioni di sintesi?

L’analisi culturale della povertà di conoscenza deve divenire una ricerca multiprospettica nel sistema scuola e, sinteticamente, sono tre i binari di scorrimento con almeno due idee aperte.

La prima considerazione è che partire dai dati di analisi già a disposizione è una sfida: fidarsi - in senso concettuale – dei dati non è cosa di poco conto.

La seconda considerazione è la volontà e il desiderio di operare delle sostituzioni - di prospettiva, di significato, di priorità.

Per fare ciò, ci pare giusto e doveroso dare il senso della modalità di lavoro attraverso la descrizione dell‘itinerario di lavoro.

Per  prima  cosa vorremo qui sostituire il termine interdisciplinare, con il termine multi prospettico.

Il tentativo estremo di sintesi, attraverso il modello teorico concettuale e con l’ausilio del modello più applicativo e tecnico, non s’ispira alla perfetta INTERAZIONE dei dati, ma alla CORRELAZIONE.

Dati, strumenti, strategie non devono perdere di vista il quadro complessivo di base: la finalizzazione al funzionamento del modello, all’utilità degli strumenti in prospettiva, appunto, di connessione, piuttosto che si comparazione.

La possibile auspicabile conclusione sta nell’idea che sia possibile raggiungere molte soluzioni, anziché una sola.

IL LAVORO DI RICERCA MULTIPROSPETTICA A MATRICE RETICOLARE riconosce a diverse prospettive analitiche la possibilità di fare luce su una particolare problematica.

Il valore dei PUNTI DI VISTA negli strumenti volti all’analisi dei dati, alla valutazione e alla sintesi progettuale è allora autentico.

Neppure il problema dei dati mancanti, che pure sappiamo essere di rilievo nei calcoli statistici, avrà un effetto distorsivo sulla stima in ottica multiprospettica, purché sia costruito un sistema a compensazione reticolare.

La ricerca multiprospettica avvalora la sintesi attraverso un sistema essenziale di predisposizione dei report, dove saranno individuate le aree da analizzare, da attivare, da monitorare. Lo scopo, il punto di partenza, la scelta strategica, l’individuazione del metodo, l’individuazione degli strumenti saranno i punti cardine su cui operare il tentativo di abduzione in ambito socio-didattico, prendendo in prestito in pensiero di C.S.Peirce.

Chissà che attraverso l’abduzione non si riesca finalmente a formulare ipotesi azzeccate anche in ambito scolastico, cosa peraltro necessaria poiché si parla della ricchezza vera per milioni di persone: la conoscenza per tutti.

E chissà che attraverso un atteggiamento abduttivo non si scorga la necessità di cessare nelle “definizioni”e nelle “classificazioni” deduttive ed induttive, privilegiando finalmente la validità dei “punti di vista”e delle “probabilità”.