L’8° punto di Bersani: Istruzione e ricerca

di Pasquale Almirante La Tecnica della Scuola, 7.3.2013

Esaminiamo l’ottavo punto della proposta di Bersani per formare il nuovo governo, proprio quello che riguarda la “scuola e la ricerca”, attorno a cui fra l’altro durante la campagna elettorale poco si è parlato e di cui quindi poco si è capito, se si esclude il corposo programma presentato

a) Contrasto all'abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie.

b) Adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche nel programma per le piccole opere.

c) Organico funzionale stabile, piano per esaurimento graduatorie dei precari della scuola e reclutamento dei ricercatori.

Queste proposte, che non sono ovviamente esaustive di un programma di governo e di legislatura, ma che segnano un primo passo concreto di cambiamento, vengono sottoposte a una consultazione sia riferita alle priorità sia ai singoli contenuti.


In brevi paragrafi, ci pare di capire, è riassunto tutto ciò che il Pd aveva scritto nel suo programma elettorale, dove proprio la lotta alla dispersione era risultato uno dei primi e più convinti obiettivi.

Su questo versante siamo infatti fra le ultime nazioni europee, dal momento che viaggiamo intorno al 18% di abbandoni e dispersioni, con punte anche del 30% in alcune zone del mezzogiorno e di quartieri periferici di grande città, contravvenendo così all’accordo di Lisbona, ma contravvenendo soprattutto all’accoglienza, nei confronti del mondo, di una lusinghiera immagine di nazione avanzata, democratica e di diffusa cultura.

Il fatto dunque che il Pd metta questa emergenza nazionale al primo punto del suo programma sulla scuola, ci pare estremamente positivo, declamando attenzione all’idea che bisogna dare a tutti la possibilità di partecipare alla istruzione e quindi di mettere ogni cittadino nella condizione di competere e di migliorare la sua posizione iniziale. Il diritto allo studio fa presupporre pure la possibilità di dare aiuti alle famiglie, per avere meno costrizioni economiche per mantenere i figli agli studi, compreso l’accrescimento dell’età dell’obbligo.

Il punto: B rientra invece nel doppio obiettivo, sia di dare lavoro, conferendo agli Enti locali i fondi necessari e sganciandoli dal patto di stabilità, e sia di mettere a norma gli edifici scolastici che più di una indagine ha dimostrato essere in stato di abbandono e di pericolo stabilità. Implementare il lavoro, consentendo qualche ricchezza, partendo proprio dall’emergenza edilizia scolastica.

Viene incontro alle attese dei precari invece il punto C. E non solo, ma anche dei tanti soprannumerari a cui è rivolta soprattutto la proposta dell’organico funzionale stabile. In questo contesto ci permettiamo suggerire il coinvolgimento, a titolo assolutamente gratuito o con piccoli incentivi come sconti particolari per l’acquisto di libri, per il cinema, il teatro ecc, dei pensionati della scuola che volessero continuare a dare il loro apporto per migliorare l’offerta formativa o per la funzione di tutor sia nei confronti degli alunni e sia nei confronti di chi si accinge alla professione. Una guida insomma e un punto di riferimento nelle scuole autonome per il miglioramento della didattica. Un patrimonio culturale e di conoscenze insomma che, invece di essere sprecato, si potrebbe valorizzare e utilizzare.

Tuttavia qualcuno, in queste proposte, coglie, in riferimento al “Potenziamento del diritto allo studio” la possibilità anche di “abolire lo scempio dei quiz d'accesso per le università a numero chiuso”. Infatti, secondo costoro, occorrerebbe smetterla di immolare la libertà di scelta di un ragazzo sull'altare di qualche interesse di parte. Infatti si dice che ogni persona è libera di costruirsi il proprio futuro e lo stato ha la funzione di eliminare gli ostacoli a questa realizzazione e non, di contro, metterli.