Il Consiglio della scuola Allegra di Valverde
riduce da 30 a 27 le ore di lezione.
Il Tar dà torto. La sentenza non è rispettata.

A Valverde, in provincia di Catania, il Consiglio dell’Ics “G. Allegra” aveva “deliberato” la “settimana corta” di 27 ore, eliminando 3 ore di didattica. Due mamme ricorrono al Tar. Vincono. Ma la preside si trova tra l’incudine e il martello

inviato da Polibio, 10.6.2013

A Valverde, in provincia di Catania, il Consiglio dell’Istituto comprensivo statale “G. Allegra” aveva “deliberato” la “settimana corta” di 27 ore (da lunedì a venerdì), eliminando 3 ore di didattica nella scuola primaria. Due mamme, Erika Corsaro e Fausta Praticò, ricorrono al Tar. Vincono. Ma la preside si viene a trovare tra l’incudine e il martello. Nella sostanza, non decide perentoriamente per tutti, nonostante la chiara sentenza del Tar, che sanciva il diritto degli alunni alla “settimana lunga” di 30 ore (da lunedì a sabato), su quale orario imporre nell’Istituto comprensivo statale “Padre Gabriele M. Allegra”. Pertanto, “settimana corta” per chi l’ha voluta “corta” (con impoverimento dell’offerta formativa, data la “perdita” di 3 ore di attività didattica ogni settimana, sostanzialmente una sorta di minievasione scolastica nella scuola dell’obbligo), cioè di 27 ore. Cosicché i genitori “pro settimana corta” degli alunni di due terze classi si recano, nei giorni di martedì, giovedì e sabato, a scuola un’ora prima della fine delle attività didattiche perché la preside (che il 3 aprile 2013 ha disposto, a partire dal giorno successivo, e fino alla fine delle lezioni dell’anno scolastico in corso, soltanto per “le classi terza A e terza C del plesso centrale di Valverde”, il ripristino dell’orario “dalle ore 8,30 alle 13,30 per sei giorni, per raggiungere le 30 ore settimanali in esecuzione della sentenza del Tar di Catania”, n. 523/2013 del 16.01-18.02.2013) ha autorizzato l’uscita anticipata dei loro figli, mentre restano nelle due classi poco più di una decina di alunni. In una delle due classi, rimane soltanto un alunno.

 

Ma se la sentenza del Tar afferma che l’orario scolastico settimanale deve essere di 30 ore in sei giorni, è possibile consentire, senza giustificazione plausibile, l’uscita anticipata in massa degli alunni in età di obbligo scolastico dalla scuola pubblica statale? Se le uscite anticipate dalla scuola possono essere consentite, ma soltanto se giustificate da uno dei genitori per impellenti necessità, e comunque non a ripetizione, l’uscita in massa quale giustificazione avrebbe”? Certamente non quella di avere partecipato, con voto positivo, al sondaggio per avere la “settimana corta” di 27 ore in cinque giorni, di averne avuto approvazione da parte del Consiglio d’istituto, o da parte di qualsiasi altra autorità amministrativa. “Settimana corta” non consentita dalla sentenza del Tar, che ha obbligato la scuola “Allegra” al rispetto del monte delle 30 ore. Peraltro, con riferimento all’ordinanza di sospensiva dell’efficacia del provvedimento, cioè della “settimana corta” di 27 ore in cinque giorni, pronunciata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale (Palermo, 5 settembre 2012, depositata in segreteria il 6 settembre 2012) avendo ritenuto “che le modifiche contestate non tengano conto adeguatamente delle esigenze formative degli alunni”. Inoltre, il Miur ha recentemente chiarito, con una specifica nota, che la sentenza va applicata a tutti gli alunni (quindi 30 ore di attività didattica settimanale per tutti) nel rispetto della legge e del diritto allo studio.

Ciò, a parte la mestizia di trovarci di fronte a un Consiglio d’istituto che, invece di rivendicare il diritto alla “settimana lunga” di 30 ore, e addirittura di chiedere con ferma determinazione la scuola a tempo pieno (40 ore settimanali di attività didattica e di altre attività formative), assolutamente necessaria e importante per gli alunni della scuola primaria, ha “puntato” alla riduzione dell’orario settimanale dell’attività didattica. E la “protesta” continua a essere “attiva” da parte di chi chiede la “settimana corta”, quella delle 27 ore di attività didattica, da svolgersi in cinque giorni: dal lunedì al venerdì compresi, con esclusione del sabato. Nella sede centrale di via Vittorio Emanuele, a Valverde, e nelle altre dieci sedi distaccate, anche in comuni limitrofi, a partire dalla sede di Aci Bonaccorsi. Un lavoro comunque già non indifferente per la dirigente del comprensivo “Allegra”, Laura D’Agata, dovendo dedicare una parte della giornata alla sede centrale, sede degli uffici amministrativi, e il resto della giornata di lavoro a uno o a più di uno degli altri plessi.

 

Proviamo a pensare a una scena del teatro dell’assurdo. Quella dei genitori di alunni della scuola primaria e della scuola media che a stragrande maggioranza e a “gran voce” chiedono (e c’è un Consiglio d’istituto, un dirigente scolastico o qualsiasi altra autorità competente afferente al sistema scolastico che deliberano favorevolmente e quindi consente o consentono), che l’attività didattica, come a Polibio è stato sarcasticamente “suggerito” da un professore universitario di discipline pedagogiche, si svolga in uno soltanto dei giorni della settimana per la durata di 6 ore!

 

Da parte del segretario generale della Flc Cgil Sicilia, Giusto Scozzaro, a proposito dell’orario scolastico da “settimana corta” e pertanto da eliminare, sia perché riduttivo e insufficiente, sia perché rappresenta un danno per la formazione degli alunni rispetto a ben altre e più favorevoli condizioni esistenti soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale, ha dichiarato – così nell’articolo di Rossella Jannello su “la Sicilia” del 6 giugno 2013 (“Scuola, se la settimana corta è ‘per molti ma non per tutti’”, e all’occhiello “La ‘battaglia’ di Valverde fra preside e genitori diventa una vertenza pilota”) e nell’articolo di P.A. su www.latecnicadellascuola.it del 6 giugno 2013 (“Lo strano caso della scuola di Valverde di Catania”)– d’essere “disposto a farne un caso nazionale”, perché “la cornice entro la quale inquadrare la vicenda è addirittura nazionale”: “Da anni segnaliamo la necessità che i nostri bambini godano dello stesso numero di ore scolastiche dei loro coetanei lombardi o piemontesi. Siamo per il tempo lungo ed adeguato affinché negli anni non si accumulino differenze di rendimento. E anche per offrire qualche posto di lavoro in più per i docenti precari”. Già, “qualche posto di lavoro”. Possiamo dire anche molto di più, e non soltanto per i docenti precari.

 

Rispetto alle 30 ore settimanali portate a 27 dalla “settimana corta”, tre ore in meno di attività didattica settimanale in sette classi della scuola primaria corrispondono a 21 ore, ovvero alla perdita di un docente e al conseguente impoverimento dell’offerta formativa. In ciascuna classe, gli alunni perdono in un anno scolastico 120 ore di attività didattica (4 settimane di scuola, ovvero 24 giorni di attività didattica); 600 ore in cinque anni (20 settimane di scuola, ovvero 120 giorni di attività didattica, corrispondenti a 3/5 dei 200 giorni di scuola di un anno scolastico. Se le ore settimanali fossero 40, nelle sette classi si avrebbero almeno altri tre insegnanti in più. Se, invece di 40 ore settimanali, l’attività didattica è limitata a 27 ore, gli alunni di ciascuna classe perdono in un anno scolastico 520 ore di attività didattica; 2.600 ore nei cinque anni della scuola primaria.

 

E “bravi” quei genitori che “rivendicano” per i loro figli la “settimana corta” di 27 ore di attività didattica in cinque giorni della settimana invece di battersi per una scuola di 30 e fino a 40 ore settimanali di attività didattica, formativa e ricreativa! Gli insegnanti, gli assistenti amministrativi, i collaboratori scolastici sono consapevoli che a causa della riduzione dell’attività didattica e dei docenti (riduzione dei docenti che è stato notevole quale conseguenza dell’eliminazione della compresenza nella scuola primaria, che ha portato anche, oltre che alle cosiddette “classi pollaio”, a un’offerta formativa deficitaria dalle conseguenze negative che emergono poi nella scuola secondaria di primo e ancora di più in quella di secondo grado?

 

In definitiva, invece, a seguito della delibera del Consiglio d’istituto, nella scuola “Allegra” di Valverde attività didattiche in cinque giorni della settimana: 27 ore nella scuola primaria (cinque ore e trentacinque minuti al giorno: 8,10-13,45), 30 ore (sei ore consecutive al giorno: 8,10-14,10) nella scuola media. Il sabato, così da parte di chi ne era a conoscenza, tutto sarebbe rimasto chiuso. Il personale ata avrebbe svolto l’attività lavorativa nei giorni da lunedì a venerdì, con soltanto una  giornata di 6 ore antimeridiane più 3 ore pomeridiane; negli altri giorni, alle 6 ore si sarebbe aggiunta una parte delle rimanenti 3 ore. Complessivamente, 36 ore settimanali. E sul dopo sentenza del Tar abbiamo in parte già visto e altro vedremo tra poco.

 

Resta intanto da chiedersi cosa sarebbe accaduto in ordine all’utilizzazione e alla ripartizione del fondo d’istituto. Ma si tratta di altra cosa, che in definitiva potrebbe non avere alcun riferimento con la delibera del Consiglio d’istituto che, decidendo sulla “settimana corta”, accoglieva l’opzione dell’87% dei genitori, ma il 13% dei genitori manifestava il proprio malcontento. Al punto tale che due mamme ricorrevano al Tar Sicilia, sezione di Catania, ottenendo dal Cga la sospensione della delibera e dal Tar la sentenza, depositata in segreteria il 18 febbraio di quest’anno, con la quale veniva decisa l’applicazione dell’orario settimanale di 30 ore. Il personale ata ha continuato a svolgere l’attività lavorativa da lunedì a sabato.

 

D’altra parte, bisogna tenere presente che esistono norme di legge e regole, che vanno anche criticate e addirittura non condivise, ma che vanno rispettate da tutti, soprattutto se la magistratura le ha interpretate e affermate con la sentenza emessa. Poi, ma anche prima, ciascuno dei genitori è libero di volere per il proprio figlio o per i propri figli una scuola aperta da lunedì a sabato, dalle ore 8 alle ore 13 o alle ore 14, di volere la “settimana corta”, e magari, paradossalmente, di volere una scuola funzionante a giorni alterni. E, come con riferimento al teatro dell’assurdo è stato già detto, addirittura un giorno la settimana, per 5 o 6 ore! Ma quel “volere” deve essere supportato dalla legge, altrimenti va “bocciato” e decisamente respinto da sentenza della magistratura amministrativa e dal Miur, tant’è che da parte di quest’ultimo è intervenuto il chiarimento che la sentenza del Tar va applicata a tutti gli alunni nel rispetto della legge e del diritto allo studio. Altrimenti si tratterebbe di evasione consentita dell’obbligo scolastico, sia pure di 3 ore in ciascuna settimana.

 

Certo – e ciò oltre a essere noto a Polibio e di puntuale conoscenza di insegnanti e di collaboratori scolastici, peraltro anche dettagliatamente descritte, e corredate di documenti, fonti primarie, in circostanziate relazioni-esposti alle autorità scolastiche competenti –, non mancano nelle scuole tollerate presenze di genitori che si protraggono, nell’atrio e in qualche corridoio, anche durante la fase iniziale dell’attività didattica, o nel cortile dell’edificio scolastico oppure davanti al cancello d’ingresso. I genitori possono, ma non debbono eccedere, e quindi mantenendosi entro certi limiti, essere giustificati. Comunque, non possono essere accolte dal dirigente scolastico le loro richieste di massa di fare uscire dalla scuola i loro figli un’ora prima dell’orario conclusivo dell’attività didattica, nemmeno se si trattasse di un solo giorno di ciascuna delle settimane. Figuriamoci se si tratta addirittura di tre giorni ogni settimana, permanentemente fino alla fine dell’anno scolastico.

 

Sono altri e altri aspetti che nelle scuole non possono e non debbono essere giustificati. Purtroppo, nel sistema scolastico italiano non sono mancate e non mancano irregolarità e compiacenze, assenze e disattenzioni, da parte di chi ben altrimenti dovrebbe comportarsi, né mancano i profittatori (soprattutto quando si tratta di acquisire incarichi retribuiti con il fondo d’istituto) di retribuzioni “aggiuntive” derivanti dal fondo d’istituto.

Certi presidi non intendono renderle trasparenti e pertanto interdicono e negano le tabelle di liquidazione ai sindacati e alle Rsu, ma vengono condannati per comportamento antisindacale dai giudici del lavoro anche soltanto per non avere fornito le informazioni, unitamente alla relativa documentazione, nel corso di appositi incontri. Uno dei quali, pur avendo fornito l’informazione successiva con semplice invio per posta elettronica – ma così violando “la norma collettiva che impone che le informazioni siano fornite in appositi incontri, unitamente alla relativa documentazione”, rappresentando ciò “non già una mera formalità, bensì una garanzia sostanziale per le OO.SS.”, dal momento che assicura la possibilità di una discussione e/o di un confronto delle parti della contrattazione sul contenuto delle informazioni”, “possibilità esclusa, ‘in radice’, nel caso in cui la relativa documentazione venga trasmessa al di fuori di appositi incontri” – è stato condannato per comportamento antisindacale, anche con condanna delle parti resistenti in solido alle spese del procedimento, da una sentenza abbastanza recente, il 20 aprile, del giudice del lavoro del Tribunale di Catania. Si tratta del dirigente scolastico di uno degli istituti secondari superiori di Catania e vicepresidente nazionale di un’associazione sindacale di presidi.

 

Ci sono lunghe serie di condanne inflitte dai giudici del lavoro a dirigenti scolastici per comportamento antisindacale, per arbitrarietà nell’infliggere sanzioni disciplinari agli insegnanti e al personale non docente, per mobbing da violenza morale o psichica nell’ambito del contesto lavorativo e anche con pubbliche violenze verbali nei confronti di docenti, dsga, ata. Ci sono, purtroppo, anche insegnanti (addirittura coperti dal/dalla preside che magari agisce con ritorsioni di vario genere nei confronti di chi, insegnanti e/o collaboratori scolastici, ha “osato” segnalare le stranezze e le anomalie) che agiscono con violenza verbale e fisica nei confronti di giovanissimi alunni e di alunni portatori di handicap. E magari c’è chi, da preside,  rimprovera, entrando in classe, ad alta voce, gli studenti quindici o sedicenni, definendoli “buzzurri”. E ci sono ristretti  nuclei di docenti che, con la connivenza di chi dirige la scuola (e a cui da qualche insegnante viene contestato, con mozione d’ordine in seduta collegiale, la scorretta conduzione, per esempio del collegio dei docenti), si rendono protagonisti di “sceneggiate” a porte aperte nell’arbitrario e maldestro tentativo, miseramente fallito, di fare trasferire in altre scuole, per incompatibilità ambientale, i/le insegnanti che a ragione hanno contestato le irregolarità, anche diverse, che caratterizzavano, negativamente, l’istituto scolastico statale.

 

Non mancano le retribuzioni “aggiuntive” corrispondenti a parecchie migliaia di euro, che lasciano sgomenti per le centinaia, un’enorme quantità, di ore assegnate quale “ricompensa” per un lavoro di modeste dimensioni e che risulta oscuro rispetto ai tempi di svolgimento; i compensi di 8.000 euro al collaboratore del preside nonostante il distacco totale dall’insegnamento; i due collaboratori “ufficiali” e in più qualche altro con incarico diciamo di “collaborazione” che incidono sul fondo d’istituto per oltre ventimila euro; le 18 ore di distacco dall’insegnamento divise in 9 ore a un docente e in 9 ore a un altro docente della scuola nella qualità di “collaboratori” del preside e/o di “collaboratori” con assegnazione di incarichi, anche più di uno; le attribuzioni addirittura ottenute anche per “autosegnalazione” derivante dalla funzione temporaneamente ricoperta. E molto altro ancora è possibile descrivere e documentare, soprattutto se, come purtroppo è accaduto e magari tuttora accade, il preside è “assente” oppure è “preside-padrone”. Si tratta di respingere e di opporsi, di denunciare i comportamenti disdicevoli e in violazione delle norme di legge e delle regole.

 

Sul quotidiano “La Sicilia”, che molti interessanti articoli ha pubblicato sulla questione “settimana corta” o “settimana lunga” (27 o 30 ore, in cinque o in sei giorni) nell’istituto comprensivo statale “Allegra” di Valverde, sul Tar che ha sentenziato con chiarezza che “l’orario scolastico è di 30 ore”, sul “dibattito sempre più  acceso” sulla “settimana corta” nella scuola “Allegra” di Valverde, Carmelo Di Mauro riporta in uno dei suoi articoli (28 maggio 2013) che un genitore ha puntualizzato in una sua nota che “la sentenza del Tar esprime chiaramente il concetto che l’orario scolastico a 30 ore settimanali va applicato per tutte le classi dalla seconda in poi”, mentre “la scuola non ha ottemperato alla sentenza del Tar, continuando con un’offerta formativa di 27h, però permettendo anche ad alcuni alunni l’integrazione a 30h settimanali, con conseguente scompiglio generale”. Pertanto, per quel genitore la controversia sarebbe già chiusa: “La sentenza del Tar definisce quale sia l’orario scolastico, per il mancato rispetto della sentenza sono state già intraprese le azioni necessarie presso gli uffici preposti”.

 

Per quanto concerne la scuola “Allegra” di Valverde, la Cgil, alcuni giorni fa, con un intervento del segretario generale provinciale di Catania, Angelo Villari, ha affermato – anche con riferimento alla dichiarazione del segretario generale della Flc Cgil Sicilia, Scozzaro – che la questione del rispetto della legge e della sentenza del Tar per quanto concerne l’attività didattica settimanale non inferiore alle 30 ore, oltre a puntare a un aumento delle ore fino a 40, è “una battaglia di principio”, una “battaglia affinché il diritto al tempo pieno venga rispettato ovunque, in particolare a Valverde”. Dal segretario generale provinciale della Flc Cgil, Antonella Distefano, l’appoggio pieno ai genitori ricorrenti di Valverde e alle loro battaglie. Il segretario confederale Giacomo Rota ha sottolineato “come sia profondamente ingiusto imporre una sofferenza frutto di discriminazione ai bimbi e alle famiglie, e come sia profondamente sbagliato che un dirigente scolastico, ovvero un funzionario dello Stato, dia un esempio di come in questa Italia le regole non si rispettino. Pronti a trovare qualunque soluzione pur di eluderle”. Da parte della Cgil e della Flc Cgil, regionale della Sicilia e provinciale di Catania, unitamente all’avvocato dei ricorrenti, Toti Spataro, sono state avanzate alle autorità competenti le istanze di intervento, e il caso è stato segnalato alla Prefettura”.

 

Il 29 aprile 2013, la presidente del Consiglio d’istituto del comprensivo statale “Padre Gabriele Maria Allegra” di Valverde aveva convocato, per lunedì 8 aprile 2013, il Consiglio, mettendo al secondo punto dell’ordine del giorno la “comunicazione dell’atto di diffida e messa in mora da parte degli avv.ti Spataro e Caudullo”. Il verbale, numero 5, della seduta del Consiglio d’istituto della scuola “Allegra” di Valverde si trova, con accesso libero, nel sito internet www.scuolavalverde.it, nel quale è stato a suo tempo postato e quindi reso di pubblica conoscenza ai fini della trasparenza della pubblica amministrazione di cui al d.lgs. 150/2009, “in materia di ottimizzazione del lavoro pubblico e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”.

 

Polibio invita a collegarsi col sito della scuola “Allegra” di Valverde e a leggere le due delibere del secondo punto dell’o.d.g del Consiglio d’istituto svoltosi l’8 aprile 2013 (verbale n. 5). Nulla che abbia a riguardare il contenuto della diffida e messa in mora notificata dagli avvocati Spataro e Caudullo. Per quanto concerne il contenuto, c’è da restare increduli e preoccupati, e magari di ritenere opportuno che l’istituto venga commissariato, soprattutto – ma non soltanto – per il trattamento rivolto all’insegnante che, con pertinenti domande, alle quali non sono state date documentate risposte, aveva chiesto di conoscere determinati aspetti e documentata trasparenza.

 

Resta da considerarsi a parte, ma anche per quanto possa concernere l’opportunità di commissariale l’istituto, l’eventuale danno non patrimoniale che potrebbe essere stato arrecato agli alunni, soprattutto a quelli (complessivamente almeno 11) che, essendo mancata la corretta erogazione del servizio – derivante dall’autorizzazione a uscire dalla scuola  un’ora prima (nei giorni di martedì, giovedì e sabato) concessa dalla preside a tutti gli altri alunni (ma in contrasto, oltre che con la sentenza del Tar, con la nota con la quale il Miur aveva  comunicato che la sentenza del Tar (30 ore di attività da lunedì a sabato) andava applicata a tutti gli alunni nel rispetto della legge e del diritto allo studio –, sono rimasti in classe (in una classe, soltanto uno), in condizione di sostanziale emarginazione, con evidente lesione di diritti di natura costituzionale.

 

L’attenzione di Polibio è andata a una “perla” del verbale del Consiglio d’istituto della scuola “Allegra” di Valverde. Dopo che “i toni del dibattito” si erano riscaldati, dopo l’intervento di chi criticava e qualificava “pessimo atteggiamento e comportamento” quello dell’insegnante che aveva chiesto chiarezza e documentata conoscenza, dopo che si erano “accavallati toni minacciosi e scambi verbali alterati”, una signora, appartenente alla componente genitori, dichiarò che stava registrando il verbale della riunione. E allora, in merito alla registrazione si apre una discussione, e la “richiesta” della registrazione si mette ai voti, ottenendo soltanto il voto favorevole dell’insegnante A.P. che a sua volta – pur, a quanto sembra dalla lettura del verbale, in posizione minoritaria e addirittura isolata – aveva già dichiarato di non avere niente contro la registrazione, e anzi di esserne favorevole.

 

La registrazione è assolutamente legittima, con registratore in tasca o del tutto evidente, e nessuno può impedirla o negarla se realizzata da uno dei presenti aventi diritto alla presenza o comunque da chi è stato ammesso a essere presente. Con validità in sede amministrativa, in sede civile, in sede penale, e anche per quanto di competenza della Corte dei conti.

 

Polibio ricorda che nella stessa scuola “Allegra” di Valverde, in uno degli anni precedenti all’arrivo dell’attuale preside, mentre infuriava la bufera in uno confronto sulla contrattazione integrativa e sui diritti sindacali che si svolgeva in un’ampia sala, uno dei componenti della delegazione sindacale della Flc Cgil aveva estratto dalla tasca l’apparecchio col quale già registrava e l’aveva posto in tutta evidenza, tenendolo in mano. A quel punto, uno dei presenti si era fortemente opposto e, poiché non aveva trovato desistenza da parte di chi stava registrando, aveva, col proprio telefono cellulare, telefonato all’avvocato di sua fiducia. Sostanzialmente, qui per sintetizzare, e con tono di voce alquanto elevato e agitato, gli diceva pubblicamente: “Avvocato, sono con altri in una scuola, per questioni di contrattazione e di relazioni sindacali, e qui c’è uno dei presenti, che fa parte di una delegazione sindacale, che sta registrando tutto”. Dopo poco più di quindici secondi, durante i quali l’avvocato gli avrà detto ciò che doveva dirgli, il tono elevato e l’agitazione di chi aveva telefonato al suo avvocato si smorzarono e vennero sostituiti da un pacato, sommesso e sereno “sì, allora può, va bene, grazie”.

 

La riunione e la registrazione – quest’ultima è un diritto di chi, essendo presente, e comunque essendo stati ammesso a essere presente, autonomamente decide di registrare e nessuno degli altri può impedirglielo, figuriamoci se con una votazione che suscita l’allegria e l’ilarità di chi ne viene a conoscenza – continuarono in quella sede e in tutte le altre sedi nella quali il componente di quella delegazione sindacale era presente. E come lui si sono comportati molti altri, compresi tanti docenti e non docenti per difendersi da arbitrarietà e da soprusi, magari perché, da persone corrette, si erano opposti a irregolarità amministrative, e a irregolarità ben più gravi nei loro confronti, nei confronti di altri colleghi e nei confronti dello Stato, commessi da chi, con violazioni di leggi e di contratti di lavoro, riteneva, male per lui, di essere impunibile.  

 

Polibio lo ribadisce: i telefonini, le registrazioni, i filmati, le diffide sono necessari per difendersi dalla offese e dalle violenze di chicchessia. Nella scuola, da quelle dei cosiddetti presidi-padroni o da chiunque altro ne sia autore. Gli articoli di Polibio a tal proposito si trovano nei siti (retescuole, gildavenezia, gildacuneo, scuolaoggi, aetnascuola e gli altri nei quali sono stati diffusi).

 

Polibio

polibio.polibio@hotmail.it

 

Polibio informa i suoi lettori che presto sarà attivato il sito http.//www.polibio.net. Si sta provvedendo a inserire in archivio tutti gli articoli da lui scritti dal 10 luglio 2010 al 31 dicembre 2012. Nel sito saranno postati, oltre a essere postati nei siti che attualmente li accolgono, tutti gli articoli personali, di volta in volta successivi, e quelli di chi, avendo fatta richiesta, ha avuto il permesso di postarli.