Il discorso su cui Enrico Letta ha chiesto la fiducia

  ADi, 12.12.2013

IL PASSAGGIO SULL’ISTRUZIONE

Il passaggio sulla scuola nel discorso di Enrico Letta dell’11 dicembre 2013, su cui ha chiesto la fiducia al Parlamento:

 

Abbiamo riportato e vogliamo rimettere l’istruzione e la ricerca in cima alle priorità, prima con il decreto «l’istruzione riparte» e, nei prossimi mesi, con tre impegni concreti.

Università e ricerca

Anzitutto, un piano da attuare entro marzo, di interventi per rilanciare l’università e la ricerca, mettendo al centro studenti e qualità del sistema, potenziamento della valutazione, nuove regole per il finanziamento degli atenei e la contribuzione studentesca, costo standard per studente, diritto allo studio da rafforzare.

Una costituente per la scuola

In secondo luogo, una costituente della scuola da concludere entro giugno, per adottare gli interventi con gli obiettivi precisi:

a) Anticipo del diploma
i ragazzi devono diplomarsi prima, con competenze migliori e un orientamento più chiaro sulle future scelte professionali di formazione superiore.

 b) Formazione, reclutamento, carriera insegnanti
Gli insegnanti devono avere opportunità di formazione adeguate e regole di reclutamento e carriera stabili, basate su trasparenza e merito.

c) Scuola dell’infanzia per tutti
Il ciclo di istruzione deve iniziare per tutti con la scuola dell’infanzia, che è un diritto dei bambini e uno strumento per favorire la conciliazione famiglia-lavoro e le pari opportunità.

Ricercatori

E poi i giovani ricercatori. Dopo aver portato il turnover al 50 per cento dobbiamo procedere su questa strada. La burocrazia non può ingabbiare l’autonomia dei ricercatori, la loro vocazione internazionale. Con questo spirito nel nostro semestre di presidenza europea lavoreremo per promuovere la mobilità dei ricercatori e completare l’area europea della ricerca.

Riportiamo anche il passaggio sul Titolo V, perché, da sempre, lo consideriamo prioritario a qualsiasi processo di innovazione dell’istruzione e formazione nel nostro Paese

Riforma del Titolo V della Costituzione

Una riforma del Titolo V della Costituzione che metta ordine nel rapporto tra centro e poteri decentrati, migliori il ruolo delle specialità e chiarisca le responsabilità di ciascun livello di governo, limitando al massimo quelle concorrenti in favore della competenza esclusiva dello Stato oppure delle regioni.

A partire da una discussione nella maggioranza, aperta poi a tutte le forze politiche, si dovranno rapidamente definire disegni di  legge costituzionale per raggiungere questi obiettivi. Sarà utilissimo, in questo, il lavoro del Comitato dei saggi, che ringrazio tutti per la dedizione e la qualità delle proposte presentate al Governo

 

Un breve commento

Le affermazioni sono molto generali e non si intende qui  anticipare frettolosi commenti, ma qualcosa è già possibile dire.

Titolo V e decentralizzazione

La prima considerazione riguarda la riforma del Titolo V. Siamo assolutamente d’accordo che il testo attuale sia farraginoso e confuso, ma la mancata decentralizzazione nell’ambito dell’istruzione è dovuta a ben altro, all’assoluta mancanza di volontà politica di realizzarla. Lo statalismo è dominante e il Ministero non pare avere nessuna intenzione di “dismettere” il suo ruolo di “gestore ed amministratore”. Al contrario mostra  sintomi di una rinvigorita  brama centralistica, in tutti gli ambiti. Questo è  molto preoccupante.

Costituente per la scuola

Per piacere risparmiateci! Déjà vu! Ce li ricordiamo ancora gli Stati generali della Moratti, il 19 e 20 dicembre  2001. La scuola non ha bisogno di altre parate, e nemmeno di demagogiche   “partecipazioni dal basso”. Ci parliamo addosso da decenni, è tempo di delineare in modo puntuale  gli obiettivi essenziali e perseguirli attraverso analisi ed elaborazioni rigorose, dati alla mano. Siamo stanchi di slogan. Siamo stanchi di sentire i politici riempirsi la bocca di “merito” o di “valutazione dei docenti”  per poi accreditare, con  compiacimento, sanatorie deleterie come i PAS, o spuntare le ali dell’autonomia all’unico istituto, l’INVALSI, che ha cercato “onestamente” di impostare valutazioni affidabili e scientificamente fondate.

E potremmo continuare …

Anticipo del diploma

E’ nota la nostra pervicace volontà di ottenere la conclusione della scolarizzazione al compimento della maggiore età, ossia a 18 anni, il che significa per l’appunto anticipare il diploma.

Quindi siamo d’accordo con l’obiettivo. Il punto è come raggiungerlo.

Il ministro ha intrapreso la strada della sperimentazione,  o meglio dell’“innovazione”  secondo l’art.11 del DPR 275/99. Questa è una strada lunga, ma può essere una partenza opportuna. E’ evidente però che non si può chiedere di innovare, mantenendo esattamente, come sta avvenendo ora, “tutte” le discipline previste per gli attuali percorsi di 5 anni e gli stessi “sacri” organici. Se si vuole innovare seriamente occorre dare uno Statuto speciale a queste scuole, un’autonomia reale in termini di impostazione del curricolo, di gestione del personale, di organici ecc.. Diversamente avremo un concentrato di ore in 4 anni senza nulla cambiare.

L’altra strada, importante che troverebbe però feroci opposizioni, è una riforma legislativa che rimetta seriamente in discussione tutto l’impianto, non solo  della secondaria di secondo grado.  Ci limitiamo a ricordare che su questa ipotesi si è immolato un ministro.

Formazione, reclutamento, carriera insegnanti

L’ADi si spende da sempre su questi temi. Recentemente è stato distribuito gratuitamente a 20.000 insegnanti, dirigenti e amministratori il numero monografico sulla professione docente   della nostra rivista online.

Il presidente Letta ha detto: “Gli insegnanti devono avere opportunità di formazione adeguate e regole di reclutamento e carriera stabili, basate su trasparenza e merito”. Parole troppo vaghe per lasciare ben sperare, quando finora si è ceduto a tutte le rivendicazioni delle corporazioni sindacali, che rappresentano la parte più conservatrice del mondo della scuola. E ancora, dove si inquadrano questi obiettivi, in un’impostazione centralistica o di decentralizzazione?

Scuola dell’infanzia per tutti

Afferma il presidente Letta: “Il ciclo di istruzione deve iniziare per tutti con la scuola dell’infanzia”. In realtà la quasi totalità dei bambini fra i 3 e i 5 anni frequenta già la scuola dell’infanzia. La percentuale si  aggira infatti sul 93%,  e a 4 anni la percentuale raggiunge quasi al 99%. Il divario è dovuto al fatto che  il tasso di frequenza si abbassa nei bambini di 5 anni, perché molti, specialmente al Sud,  anticipano la frequenza alla scuola primaria. Le scuole dell’infanzia statali coprono circa il 60 %.

Nelle grandi città, come Milano  e Bologna, le scuole statali sono invece un’assoluta minoranza rispetto alle scuole comunali, di lunghissima tradizione. Questa dicotomia fra scuole statali e comunali è unica in Europa e va superata con la decentralizzazione di tutte le scuole ai Comuni.
Nell’immediato, comunque, va garantita agli Enti Locali la possibilità di continuare a gestire queste scuole senza vincoli capestro nei confronti del personale. L’assurdo è che i vincoli vengono allentati quando a gestire le scuole sono enti paralleli finanziati dai Comuni, come Aziende Speciali o Istituzioni! Uno spreco insensato, poiché si aumentano le spese con la presenza di Consigli di amministrazione ecc.. E questo, presidente Letta, è scritto anche nell’attuale legge di stabilità, che consente addirittura l’istituzione di nuovi enti, nonostante ciò fosse stato vietato dalla spending review del 2012 e sia in contrasto con il diritto comunitario!