Dirigenti scolastici:
quanti hanno conoscenze giuridiche?
Riforme vere e nominali

di Fabio Guarna, La Tecnica della Scuola 14.8.2013

Si parla tanto della necessità di una riforma radicale della scuola. E non c’è Ministro che nel corso dei decenni non abbia tentato di realizzarla. Ottenendo com’è noto modesti risultati. Infatti chi si appresta a proporre cambiamenti ritiene che la trasformazione più importante da effettuare sia quella che riguarda l’assetto della scuola rivolgendo l’attenzione all’offerta formativa nel senso della esatta individuazione di profili professionali e tecnici capaci di preparare i giovani al mondo del lavoro.

E’ senz’altro un punto di partenza corretto ma non tiene conto di quello che è tutto l’assetto burocratico dell’istituzione scolastica e soprattutto del personale che la regge: dai vertici dotati delle massime responsabilità a coloro che hanno minori incombenze.

Infatti la vera riforma dovrebbe smantellare completamente gli attuali criteri di reclutamento che non tengono in assoluto conto delle professionalità necessarie per dirigere, gestire e portare avanti una istituzione scolastica con l’obiettivo di raggiungere risultati ragguardevoli. In realtà a questo si è pensato in passato ma le iniziative intraprese si sono limitate a riforme appena nominali.

Si pensi alla stessa terminologia usata un tempo di bidello, applicato di segreteria, segretario, preside divenuti rispettivamente collaboratore scolastico, assistente amministrativo, direttore dei servizi generali e amministrativi e dirigente scolastico, per comprendere quanto sottesa a questa trasformazione ci fosse la volontà di dare nuove mansioni ai soggetti interessati alla luce del mutato quadro burocratico-amministrativo. Al cambiamento nominale però non è seguito completamente quello sostanziale. Infatti se proviamo a pensare ad altre istituzioni amministrative il cui modello organizzativo-burocratico nelle varie riforme scolastiche è stato “scimmiottato”, le figure apicali vengono reclutate tenendo nella massima considerazione il settore d’appartenenza. Così per farla breve, all’ufficio tecnico di un ente locale, il dirigente è un Ingegnere, ai servizi finanziari c’è un laureato in economia o con titolo di studio affine.

E infine al massimo grado della burocrazia comunale ad esempio c’è il segretario o direttore generale (secondo il livello) che per diventare tale deve partecipare ad un concorso per il quale è necessaria la laurea in giurisprudenza, economia ed altre equipollenti.

Si tratta di dirigenti che hanno compiti ben specifici che richiedono dettagliate conoscenze come ad esempio la materia urbanistica, i bilanci comunali, la stipula di contratti di grosso valore, l’indizione di gare.

Ebbene niente di tutto questo accade e se accade avviene per semplice caso nell’istituzione scolastica. Tanto da dover fare un vero plauso a coloro che riescono a reggere l’istituzione scolastica, i quali sono riusciti ad imparare sul campo quanto gli studi non ha consentito loro.

Quanti sono coloro che non hanno alcuna conoscenza giuridica derivante dagli studi? Basta pensare a coloro che hanno seguito percorsi professionali dalla scuola superiore all’università dove non era neanche lontanamente prevista una materia da sostenere come il diritto amministrativo o privato ed ora si trovano a dover districarsi nella matassa della burocrazia ministeriale fatta di circolari, leggine, sentenze ed atti. Spesso capita che sul campo anche i “non giuristi” riescano a fare meglio degli avvocati ma si tratta di eccezioni che purtroppo confermano la regola. Pertanto sarebbe opportuno partire dal concetto che la scuola in quanto amministrazione dello stato è cambiata anche come organo amministrativo.

Per tali ragioni se è corretto che all’interno dell’organizzazione scolastica operino figure dotate di conoscenze in campo pedagogico e formativo che un tempo erano sufficienti per fare andare avanti la scuola, oggi non ci si può non accorgere che dai più alti uffici dell’amministrazione scolastica, alla scuola più piccola è necessario dotarsi di personale che ha messo in conto quando ha intrapreso gli studi universitari che un giorno avrebbe avuto a che fare con norme, contratti, sentenze, ricorsi, etc.
Diversamente dovremo consolarci con due aforismi, il primo tratto da un detto polare che dice: “nella scuola dell’esperienza si impara tutti giorni”, e l’altro di Oscar Wilde: “esperienza non è altro il nome che l’uomo dà ai suoi errori”.


Avv. Fabio Guarna.