Trucchi e trucchetti per ridurre il numero dei docenti
La scuola è dissestata e l’istruzione affonda

Gira e rigira, l’intento è sempre lo stesso. Ridurre di parecchie decine di migliaia il numero degli insegnanti. “Fallito” il “progetto” delle “24 ore”, l’attacco continua con le scuole superiori “ridotte a 4 anni” e con “l’agonia” del “tempo pieno”.

scritto da Polibio, 19.11.2012

Gira e rigira, l’intento è sempre lo stesso. Ridurre di parecchie decine di migliaia il numero degli insegnanti. “Fallito” il “progetto” delle “24 ore”, l’attacco continua con le scuole superiori “ridotte a 4 anni” e con “l’agonia” del “tempo pieno”.

Ricordiamoci che i docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado sarebbero stati, rispetto a un organico di 500.000 posti, 71.429 in meno se l’orario settimanale della loro attività didattica fosse stato portato da 18 a 21 ore (vd., di Polibio, anche su questo sito, “Sì, alle ortiche di una deserta gleba il paradossale ‘progetto’ di aumentare l’orario settimanale dei docenti”).

Se i docenti delle scuole secondarie superiori – quelle di secondo grado che sarebbero coinvolte nella riduzione temporale (in relazione alla durata del tempo, che nel caso di specie si tratterebbe di uno “sconvolgimento abbastanza forte”, benché non atmosferico) da 5 a 4 anni – sono circa 300.000, l’organico verrebbe ridotto di circa 60.000 unità. Sostanzialmente, 60.000 unità sono l’84 per cento di quei 71.429 docenti che sarebbero stati sottratti alle scuole secondarie di primo e di secondo grado insieme, di fronte agli 8 anni dei due curricoli, se l’orario settimanale dell’attività didattica frontale dei docenti fosse stato portato da 18 a 21 ore..

Adesso, la perdita di 60.000 unità del personale docente deriva dalla riduzione da 5 anni a 4 anni del ciclo della scuola secondaria di secondo grado. Il quoziente di 71.429 unità diviso 8 (anni) è 8.928 unità (12,5%). Il quoziente di 60.000 unità diviso 5 (anni) è 12.500 unità (20,8%). Ciò, su un totale di 500.000 e di 300.000 docenti con riferimento, rispettivamente, a tutti gli otto anni delle scuole secondarie superiori di primo e di secondo grado o ai cinque anni della scuola secondaria superiore di secondo grado.

La perdita sarebbe comunque di 60.000 unità, quasi la metà della perdita di 125.000 docenti con orario di attività didattica corrispondente a 24 ore settimanali. E allora – comunque in attesa di “trovare” altre “soluzioni” per ridurre il numero totale dei docenti delle scuole secondarie superiori di primo e di secondo grado, magari incidendo sul numero complessivo dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado, che corrisponderebbe a circa 750.000 unità, operando con una riduzione dell’orario settimanale dell’attività didattica o magari con un nuovo aumento, sia pure di pochissime unità, degli alunni da “collocare” nelle classi pollaio (irregolarmente ospitati in molte aule in violazione delle norme sulla sicurezza) – il “pensiero”, magari su suggerimento di sprovveduti o di disinformati (?!), com’è accaduto per quanto ha riguardato la bufala delle “24 ore”, è corso sul tempo pieno, la cui riduzione (si pensa forse all’eliminazione?), e peraltro le disparità sul territorio nazionale sono enormi e vergognose, “produrrebbe” la riduzione dell’organico di diritto e di fatto dei docenti. In questo caso, la riduzione del numero complessivo dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado verrebbe a risultare ben più alta di quella che sarebbe derivata dall’attività didattica a 24 ore settimanali dei docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado.

Ma come si può ragionevolmente pensare di risparmiare sulla scuola, peraltro dopo il salasso di 140.000 posti di lavoro e di 8 miliardi di euro, attribuibile al trio Tremonti-Gelmini-Brunetta, eliminando da 125.000 a 200.000 altri posti dall’organico dei docenti? Eppure l’annuale evasione fiscale è di 120 miliardi euro e le spese inutili e quelle spropositate sono enormi, mentre si arriva a spendere in strutture che non saranno mai realizzate (lo stretto di Messina), in macroscopiche costruzioni rimaste inutilizzate, in un’autostrada come la Salerno-Reggio Calabria che viene per ciascun chilometro a costare fino a tre volte in più rispetto alle autostrade di altri Paesi europei, in gallerie in autostrade il cui uso non vale affatto la spesa e che anzi sconvolgono l’ambiente, arrecano danno alla vita dei residenti e all’economia dei territori coinvolti. A cui si aggiungono gli enormi sperperi in stipendi e in altre prebende a deputati, senatori, presidenti di regione, deputati e consiglieri regionali, provinciali, comunali, ecc., nonché a direttori generali e a dirigenti del Miur. E intanto la scuola viene smantellata, sconvolta, sbrindellata.

I soldi, per evitare che la scuola italiana venga suicidata, ci sarebbero. Basterebbe il giusto impegno per recuperarli, evitando le spese inutili e folli, evitando gli sperperi, agendo veramente sull’evasione fiscale, e magari riducendo la spesa pubblica in un Paese nel quale il numero dei “dirigenti” è parecchio elevato (a partire dai dirigenti del Miur), e comprende anche 8.000 cosiddetti dirigenti scolatici (molti dei quali percepiscono il doppio, il triplo e anche di più rispetto a quanto annualmente percepiscono i singoli docenti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e di secondo grado) per “gestire” scuole ridotte in miseria, “per spartire delle briciole del fondo d’istituto” e “per ripartire a pioggia gli spiccioli di euro assegnati alle scuole e ormai ridotti al lumicino”.

Ma che autonomia è quella delle scuole ridotte in miseria? Cosa ci stanno a fare 8.000 dirigenti dato che per collocare gli “spiccioli” basterebbe una delle tasche dei pantaloni di uomini e di donne? Non è mica vero e non è mica detto che per spendere “gli spiccioli ormai ridotti al lumicino” in ciascuna delle scuole (forse, fatta eccezione per gli istituti tecnici, ma soltanto se dispongono di ben altro che le “briciole” e “gli spiccioli ridotti al lumicino”) siano necessari 8.000 dirigenti scolastici, quando con l’adozione del preside democraticamente eletto, sostanzialmente a costo zero perché nulla verrebbe aggiunto allo stipendio di insegnante in godimento al momento della nomina, il risparmio annuale sarebbe di circa 300 milioni di euro Corrispondono allo stipendio annuale di 12.000 docenti; quindi, 12.000 precari rimangono senza lavoro perché 8.000 dirigenti scolastici debbono “spendere” gli spiccioli del fondo d’istituto ormai ridotto “al lumicino”.

Marina Boscaino, di fronte all’ultima delle “trovate” del ministro Profumo (sue o di chi, oltre a quella delle “24 ore” del preside Luciano Giorgi di Cisliano, osannato dall’Asasi?), ha ricordato che “il tema, almeno dal 2008” (evidenziando “che la ‘riforma’ Gelmini”, la ministra dei neutrini, “è partita dall’art. 64 della l. 133 dall’inequivocabile titolo: ‘Contenimento di spesa nel pubblico impiego’”), “è fare cassa” in “un Paese che continua a foraggiare la casta, non perseguire doverosamente l’evasione fiscale, tollerare abusi di ogni tipo, e a tagliare sul futuro dei suoi giovani cittadini”, e che “la nuova frontiere è il ripensamento del tempo-scuola: eliminare un anno di scuola superiore”, per “ottenere” un “risparmio stimato” in ”circa 3 milioni di euro. Un bottino niente male” che, “naturalmente, ce lo suggerisce l’Europa. Ma non è vero”.

Da parte sua, Vincenzo Pascuzzi ci propone la lettura di un intervento, il cui titolo è emblematico (“La scuola italiana viene suicidata”) di Bianca Fasano, un’insegnante che evidenzia lo svolgersi di “una non molto oscura manovra per delegittimare il corpo insegnante italiano”, operando in modo da farlo “conoscere e apprezzare” (le virgolette servono a chiarire la malafede di chi, offendendo gravemente le insegnanti e gli insegnanti, quanto meno da maleducato si esprime contro le e i docenti) “quali incapaci, svogliati, dediti a tre mesi di vacanze estive, pagati troppo bene per poche ore di lavoro, quindi da disprezzare, delegittimare, sottopagare, offendere … ecc.”. Ed esplicita che si tratta di “un gioco al massacro”, nella scuola dei “banchi e delle sedie rotte, delle mura gocciolanti umido, delle lavagne vecchie, delle fotocopiatrici eternamente rotte … ecc.”. Una scuola nella quale la retribuzione dei docenti corrisponde a un massimo di 48.000 euro dopo 35 anni di servizio” quando in Europa, per esempio in Finlandia, giunge fino a 61.000 euro dopo 16 anni di servizio”.

Inoltre, così da parte di Vincenzo Pascuzzi, nella sua puntuale critica a un intervento di Andrea Gavosto (FGA), che mette a confronto la scuola della Germania e la scuola dell’Italia, “in Germania l’ora di lezione è – dicono – di 45 minuti e non di 60; per cui le 20 ore di lezione tedesche valgono 900 minuti, mentre le 18 ore italiane valgono 1.080 minuti: in percentuale + 20%”.

D’altra parte, leggendo sul sito aetnanet (“La pagliacciata delle elezioni delle RSU nelle scuole”, apparso mercoledì 1 febbraio 2012, ore 18:32:24 CET, a firma del preside Salvatore Indelicato, dell’ITI “Cannizzaro” di Catania), si può rilevare che nella scuola italiana ci sono dirigenti scolastici che, esprimendosi contro gli insegnanti e le organizzazioni sindacali (“casta sindacale”), chiamano “pagliacciata” (anzi, “un falso ideologico”, “una truffa”) le elezioni delle Rsu nelle scuole, considerando la rsu un ulteriore organismo per sua natura conflittuale e tale da esasperare gli animi, da aumentare il numero delle riunioni inconcludenti e da sprecare per niente e per nulla la quantità di carta e di tempo impiegata, considerando la scuola un luogo “dove innestare una finta conflittualità” a tempo indeterminato (anzi, “perenne”) “che poi si incentra quasi tutta nella ripartizione a pioggia” dei “pochi euro assegnati alle scuole”, “spiccioli ormai ridotti al lumicino”.

Aggiungendo – forse perché non sufficientemente informati in ordine ai principi generali dell’ordinamento giuridico per quanto concerne la gerarchia delle fonti (il rapporto tra la normativa vigente, cioè il vigente contratto collettivo, ovvero la vigente disciplina contrattuale, e un nuovo decreto legislativo) – che l’art. 6 del Ccnl, impropriamente qualificandolo “vecchio” e affermando che prevedeva “una serie di assurdi accordi e di concertazioni con la rsu”, “è stato abrogato” e che “in ultima istanza non residuano che compiti di esclusiva informazione”.

Ma non è affatto vero, perché il “vecchio” Ccnl è tuttora vigente (art. 1, comma 4, e dovrebbe essere assolutamente noto ai dirigenti dello Stato), tant’è che la magistratura del lavoro si è espressa a tal proposito, in conformità ai principi generali dell’ordinamento giuridico concernenti la gerarchia delle fonti, annullando la sanzione disciplinare della “multa di quattro ore di retribuzione” inflitta da un d.s. a un lavoratore appartenente al personale ata, perché, sebbene presente nell’art. 93, comma 1, lettera c del Ccnl tra le competenze del dirigente scolastico, non era stata prevista e sancita dal d.lgs.165/2001.

Sulla gerarchia delle fonti, Polibio interverrà con uno o più di uno dei suoi prossimi articoli, trattando nei suoi aspetti una vicenda pugliese concernente una raffica, senza interruzione, di procedimenti disciplinari (complessivamente 7, seguiti, senza interruzione, da altrettante sanzioni disciplinari corrispondenti a 60 giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione) nei confronti della dsga di un istituto scolastico di Foggia (sospensioni dal lavoro e dalla retribuzione fino a dieci giorni che erano e continuano a essere di esclusiva competenza del direttore generale regionale), nonché sugli aspetti di un’altra vicenda che ha riguardato, nella stessa regione, il dsga di una scuola di Torremaggiore, addirittura “trasferito d’ufficio”, per incompatibilità ambientale, in una scuola parecchio distante dal proprio comune di residenza e di lavoro, nonostante si trattasse di un rsu eletto con ampia maggioranza di voti; poi reintegrato, a seguito di ricorso presentato alla magistratura, nel posto di lavoro presso la scuola di Torremaggiore, così come disposto dal Tribunale di Foggia, Sezione Lavoro e Previdenza, che, con ordinanza pronunciata, ha ordinato l’immediato reintegro del dsga nel posto di lavoro a Torremaggiore. Il dsga, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale subito (quest’ultimo indicato come parecchio grave), ha presentato circostanziato e documentato ricorso alla magistratura, ed è in attesa della sentenza.

Eppure si può anche trattare di dirigenti scolastici la cui retribuzione tabellare, di posizione (parte fissa e parte variabile) e di risultato raggiunge e supera anche di molto gli ottantamila (80.000) euro, ma anche i centomila (100.000) euro – che sono molti per “gestire” una scuola con 700 o 1.100 alunni, e con un centinaio di persone tra docenti e personale ata –, a cui si aggiungono altri emolumenti (la cui quantità andrebbe puntualmente accertata unitamente ai bilanci delle associazioni e dei consorzi di scuole autonome statali) provenienti, negli istituti scolastici, da finanziamenti esterni (regionali, nazionali ed europei) e, personalmente, da lezioni per conto terzi a pagamento, derivanti, tra l’altro, da preparazioni (le rette per frequentare i corsi di preparazione organizzati dalle associazioni sono corrisposte dagli iscritti) ai concorsi per dirigente scolastico, per insegnante, per l’accesso dei laureati ai corsi abilitanti universitari, ecc. Ferme restando le modalità di ripartizione dei cosiddetti “pochi euro assegnati alle scuole”, di quegli spiccioli ormai ridotti al lumicino, e chi sono i destinatari di quei pochi euro e di quegli spiccioli ridotti al lumicino.

Invece di “fare cassa” riducendo, anche di molto, il numero dei docenti, e conseguentemente aggravando la condizione ormai disastrosa e disastrata che purtroppo caratterizza negativamente il sistema di istruzione, la formazione degli studenti e il nostro Paese nel contesto europeo, sarebbe il caso di ridurre il numero dei direttori generali e dei dirigenti del Miur in servizio al ministero dell’istruzione a Roma, negli uffici scolastici regionali e in quelli provinciali. Nel sito del ministero sono presenti le tabelle delle “retribuzioni annue lorde dei Dirigenti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”. Tre sono i capi dipartimento: Biondi, Liberali e Stellacci. Rispettivamente, il totale annuo lordo comprendente lo stipendio tabellare e le diverse retribuzioni (di posizione e di risultato) è, arrotondando, di 252.000.204.000, 237.000 euro. I direttori generali sono 27. La spesa, per totale annuo lordo, è di circa 3 milioni e 725.000 euro. I dirigenti sono 149. La spesa, per un totale annuo lordo, individualmente variabile tra 70.000 e 158.000 euro, è di 15 milioni di euro. Ma non è finita, perché ci sono anche 65 “dirigenti a tempo determinato”, 22 dei quali sono dirigenti scolastici (la spesa, sempre per totale annuo lordo, individualmente variabile tra 70.000 e 155.000 euro, prevalentemente tra 80.000 e 110.000 euro, ammonta a 6.300.000 euro. Il totale fa 25.718.000 euro. Corrispondono allo stipendio (annuo lordo) di 1.000 insegnanti. A parte la presenza dei 22 dirigenti scolastici che, ovviamente, non si trovano affatto a scuola, cosicché gli istituti nei quali dovrebbero svolgere la loro funzione sono affidati in reggenza ad altri dirigenti scolastici.

E le reggenze sono parecchie, cosicché hanno un costo aggiuntivo che viene incassato dai dirigenti che le ottengono (anche più di una). Capita anche che la scuola affidata in reggenza sia addirittura parecchio distante (anche molte decine di chilometri) da quella contrattualmente assegnata al preside che assume anche la funzione di reggente in un’altra scuola. E la spesa paradossalmente aumenta perché la reggenza non è stata affidata nello stesso comune al preside della scuola più vicina a quella da affidare in reggenza. E non accade nemmeno nel caso di comuni viciniori separati dalla linea di confine amministrativo, ma sostanzialmente contigui e con espansione abitativa fino a risultare evidente la prosecuzione territoriale, senza interruzione, dei due comuni interessati. Inoltre, nonostante l’indennità di reggenza (con o senza diritto alla “trasferta”?), l’orario settimanale di servizio non sembra che vari, cosicché il preside è presente nella scuola in reggenza e conseguentemente è assente nella scuola di titolarità (e viceversa).

Se il fondo d’istituto è costituito da “briciole”, da “spiccioli” di euro da “ripartire a pioggia” (ma sembra che “qualcuno” sia stato e sia particolarmente “beneficiato” dalla “pioggia”), cosa ci stanno a fare (anche perché ci sono le funzioni strumentali, che tuttavia non dovrebbero essere assegnate per più di due anni scolastici consecutivi alla stessa persona, a svolgere attività che sarebbero di competenza del dsga e degli assistenti amministrativi, nonché dei collaboratori scolastici) due collaboratori del dirigente scolastico, uno dei due con funzione di “vicario” del d.s., entrambi retribuiti con somme variabili da una scuola all’altra attinte dal fondo d’istituto ridotto alle “briciole”? Se si tratta di “briciole”, di “spiccioli di euro”, sostanzialmente di “miserie” a costituire il fondo d’istituto, non sarebbe il caso di eliminare una tale vergogna e destinare le “briciole”, gli “spiccioli di euro” e le “miserie” del fondo d’istituto, per esempio, per pagare gli insegnanti (interni o precari esterni) che svolgono attività didattiche nelle classi i cui alunni resterebbero (come di fatto già da tempo restano) in aula, magari a giocare a carte, oppure uscirebbero dalla scuola prima del tempo? D’altra parte, e l’idea è certamente balzana e di gravissima responsabilità per il dirigente che di conseguenza agisce, c’è chi fa “ricorso” all’autorizzazione generica e futura da parte dei genitori dell’alunno (e pertanto è del tutto priva di validità, oltre a far risultare evidente l’inadempienza della pubblica amministrazione in ordine alla tutela dei minori) per l’uscita del figlio dalla scuola prima del tempo perché non c’è nessun docente a svolgere l’attività didattica giornaliera prevista e programmata nell’apposito calendario. Quei genitori hanno firmato un’autorizzazione che, trattandosi di minori, è un atto giuridicamente inesistente. La responsabilità disciplinare, amministrativa, civile, penale grave sul dirigente scolastico e su coloro (componenti del Consiglio d’istituto, rsu, docenti e non docenti) che non intervengono per far rimuovere gli obbrobri giuridici.

Di fronte all’istruzione lasciata alla deriva, a un sistema scolastico caratterizzato da crepe e da inadempienze della pubblica amministrazione, i docenti delle singole istituzioni scolastiche, per difendere la scuola pubblica e la dignità professionale di tutto il personale “ancora una volta umiliata e mortificata da misure che hanno come unico scopo quello di tagliare risorse in un settore fondamentale della vita sociale e culturale italiana”, hanno tutto il diritto “di rassegnare le dimissioni da tutti gli incarichi non obbligatori, ossia non previsti dal Ccnl”, astenendosi “dallo svolgimento” di determinate funzioni, perché “prendere di mira la scuola pubblica e il lavoro del personale scolastico per scopi di bilancio significa mettere in discussione l’intero sistema formativo italiano” (vd, in quanto apprezzabilissimo, “il documento dei docenti della scuola secondaria di 1° grado ‘C. Guastella’ di Misilmeri (PA)”, inviato dai docenti e dal personale ata al dirigente scolastico, postato il 13 novembre 2012 su retescuola e su altri siti internet).


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