Scuole private ovvero i ….
... furbetti del risparmio.

Vincenzo Pascuzzi, 24.3.2012

Oggi e domani (23 e 24 marzo 2012) è in atto la manifestazione di protesta indicata come “l’Urlo della scuola – per una nuova primavera dell’istruzione pubblica” (1) (2) (3). Le varie componenti della scuola (docenti, alunni, genitori, …) da Bologna e da ogni parte d’Italia urlano per dire: “ascoltateci!”. Dopo oltre tre anni di gestione Gelmini – Tremonti & C., riduzione di risorse economiche e di personale, la scuola è infatti allo stremo (4) e non riesce a funzionare e a istruire come dovrebbe, potrebbe e come sarebbe necessario anche in relazione alla situazione delle altre nazioni europee e occidentali. La scuola italiana dà risultati ben inferiori alle medie internazionali di riferimento.

Questa la situazione della scuola statale o “pubblica statale” come si usa dire ora (dopo la legge n. 62/2000) per distinguersi dalla scuola “pubblica paritaria” cioè privata e in prevalenza cattolica. La scuola privata cattolica ha, al contrario, tratto benefici indiretti dalla crisi e dai tagli imposti alla scuola statale. Infatti, «Nonostante tutto le non statali sono cresciute» titolava compiaciuto, solo pochi giorni fa, l’Avvenire (5) e precisava «In un quinquennio sono nati 1.200 nuovi istituti», «nel 2004-2005 c’erano 12.576 scuole, nell’anno 2009-2010 sono passate a 13.717». Buon per loro! E’ però chiaro che hanno tratto vantaggio da quanto il governo veniva imponendo alla scuola statale: oltre alla riduzione delle risorse, la riduzione del tempo pieno, l’affollamento delle classi, ….

In presenza di questa situazione divergente: scuola statale che arretra e riduce, scuola privata che avanza e si espande, lasciano perplessi le richieste insistenti, reiterate a più voci, delle scuole private di avere dallo Stato maggiori risorse economiche. Il loro refrain ricorrente, almeno in apparenza ben motivato, è essenzialmente questo: “le scuole paritarie sono un affare per lo Stato perché gli fanno risparmiare 6 miliardi all’anno” (6) ÷ (10). Loro stesse, tramite l’Agesc, hanno fatto i conti una prima volta nel 2007 (11) e poi li hanno aggiornati appena pochi giorni fa (12) (13). Non vogliamo contestare, al momento, l’ordine di grandezza della cifra calcolata di 6 miliardi, anche se potrebbe essere istruttivo confrontare il costo di due scuole, una statale e una privata, dello stesso tipo, dimensione e ubicazione equivalente. Vogliano fare alcune osservazioni sulle quali Agesc, scuole private e loro sostenitori glissano tranquillamente. Le numeriamo.

1) Le famiglie che iscrivono i figli alla private, magari anche con sacrifici, lo fanno per loro libera scelta, variamente motivata, ma senza nessuna forma di accordo o patto preventivo con lo Stato. Non possono – dopo – accampare o pretendere rivendicazioni. Mediamente queste famiglie hanno situazioni economiche più vantaggiose.

2) C’è una contraddizione, qualcosa che non torna nel discorso “io ti faccio risparmiare, tu dammi quello che ti ho fatto risparmiare secondo i miei calcoli”. Si tratta di un risparmio …. auto-estinguente? Ricorda un po’ il figliol prodigo: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta” (Lc 15, 12).

3) Se tutti i ragazzi – anche l’88% che ora vanno alla scuola statale – andassero alle scuole private lo Stato risparmierebbe forse otto volte di più? Non è credibile. E’ chiaro che chi non ha i figli in età scolare pretenderebbe allora di non pagare per chi li ha. Quello che risparmierebbe lo Stato lo dovrebbero pagare le famiglie. E non avremmo, come in parte è già ora, scuole migliori e più costose riservate solo a chi può permetterselo?

4) Risulta giusto e logico (anche se ora previsto dalla legge) che i docenti precari e non delle private, scelti al di fuori delle graduatorie provinciali, maturino punteggi per le stesse graduatorie come chi invece le deve rispettare? Non è questo un privilegio legalizzato? Inoltre si può forse escludere che esista un qualche circuito bidirezionale virtuoso (per chi lo può percorrere) tra università cattoliche, scuole cattoliche e magari anche seminari?

5) Ha senso di carità cristiana pretendere che Stato (sia pure pasticcione, inefficiente, inadempiente, magari sprecone, …) finanzi le scuole private quando nelle sue scuole non riesce a fornire il pasto a coloro che non possono pagarselo? (14).

6) C’è qualche scuola privata inadeguata e senza termosifone come la Falcone dello Zen di Palermo visitata dal ministro di recente? In qualche scuola privata, c’è un bambino o ragazzo che debba scrivere: «Caro ministro, mi chiamo Alessio, vorrei un termosifone per ogni classe, i banchi che sono rotti, una palestra, i libri, armadi, pavimenti che sono rotti, le sedie, vetri alle finestre, spesso vorrei utilizzare l'aula di danza, non la possiamo utilizzare perché mancano i soldi per chiamare un professore, dipingere i muri che sono mascherati. Per favore “agliutaci” che la scuola Falcone ha bisogno di una mano. Alessio» (15)?

 

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LINK

(1) L'urlo della Scuola - 23 Marzo 2012

(2) Comunicato al Ministro Profumo del 20/3/2012

(3) 23 e 24 Marzo: l’urlo di scuola e università

(4) Governo Berlusconi: 3 anni per distruggere la scuola italiana

(5) Cdo-Foe: «Nonostante tutto le non statali sono cresciute»

(6) Colombo (Agesc): le paritarie fanno risparmiare lo Stato, assurdo farle pagare

(7) Lo Stato ci tiene o no a risparmiare 6 miliardi l'anno?

(8) Le scuole private fanno risparmiare 6 milioni di euro allo Stato

(9) Paritarie, lo Stato risparmia ma taglia ancora le risorse

(10) Scuole paritarie, un affare per lo Stato

(11) Effetto scuole private: lo Stato risparmia sei miliardi ogni anno

(12) Scuole non statali: «Risparmi per 6 miliardi»

(13) Scuola Statale e Paritaria: numeri, costi e … risparmi

(14) Il tempo pieno obbliga i bambini a presenziare alla mensa. Chi non può pagare sta a guardare

(15) «Caro ministro, in classe vorrei un termosifone»