ESAME DI STATO

Tre consigli per non sprecare quei giorni di vita

Luigi Ballerini il Sussidiario 7.6.2012

Cari ragazzi,

anzi cari giovani uomini e giovani donne (fino a quando infatti continueremo a chiamarvi ragazzi? Fino a venti, trenta, quaranta anni?). La Maturità sta facendo passi da gigante nel venirvi incontro. E presto di sicuro vi raggiungerà. Qualcuno di voi forse la vede come la Morte Nera, qualcuno come una liberazione (dai banchi di scuola), altri come un male necessario che perlomeno sarà di breve durata. Come dire, meglio che una malattia... Ma perché non provare a pensarla come un’opportunità? Davvero non avete voglia di provare a gustarvela tutta intera, mangiarvela e berla senza avanzarne nemmeno un pezzettino?

Proviamo a metterla così: siete davanti alla possibilità di verificare che è bello essere giudicati. Lo so, sembra strano. Eppure solo uno sciocco può far suo l’adagio di quella vecchia canzone che diceva: “nessuno mi può giudicare...”! Un soggetto sano, che sta bene, al contrario desidera il giudizio, potremmo dire che non attende altro: il giudizio permette infatti di concludere – in positivo e anche in negativo certo - e vi è sempre un vantaggio nella conclusione. Essa infatti segna un punto, fa da base per una nuova partenza, agevola un cammino, un percorso.

È esperienza di tutti come non si stia bene quando il nostro pensiero non riesce a concludere, quando non arriva in nessun posto e continua ad arrovellarsi spesso in modo circolare. L’immagine del gatto che si morde la coda resta ancora un buon modo di rappresentare questa situazione; da un gatto ci aspettiamo che giochi con un gomitolo o insegua una lucertola o che salti alto per raggiungere una mosca. Da noi, invece, che ci si muova nel reale a nostro beneficio. E perché vi sia moto occorre che vi sia un punto di partenza sì, ma anche un punto di arrivo. Il nostro moto è sempre a meta, mai afinalistico.

Se uno mi è amico, mi giudica: mi imputa meriti e demeriti riconoscendomi sempre la facoltà di aver fatto andar bene o male quel certo affare, quel rapporto, quell’atto. Starà poi a me valutarne l’affidabilità, riconoscere la validità del giudizio formulato e farmene qualcosa.

L’esame che sta arrivando, con le sue prove effettivamente complesse e impegnative, può essere subìto o vissuto da protagonista, ossia affrontato con energia e passione. E chi ha mai detto che i protagonisti non debbano avere un po’ di paura, oppure essere intimoriti? Non si tratta di questo. Loro però non mollano almeno su un punto: il desiderio di vivere con pienezza il pezzo di reale che incontrano.

Il periodo di preparazione intensa che si sta aprendo diventi per voi l’occasione per ricapitolare il lavoro di questi anni; di ricapitolazione infatti si tratta. Le tante nozioni provino a raggiungere l’unità, si strutturino in un discorso ben compreso e quindi comprensibile, arrivino finalmente alla loro sintesi. The evil is in the details, ripetono spesso certi miei amici yankee. Sarà vero anche nei prossimi giorni: non perdetevi in dettagli inutili, non inseguite un perfezionismo impossibile, calibrate bene il tempo in modo da fare tutto con pari cura. E soprattutto, se avete l’occasione di farlo insieme, coglietela. Non perdetela per pigrizia o qualche nascosto timore. Vero, ognuno ha il suo modo di studiare: c’è chi ha bisogno di essere solo e in silenzio, chi preferisce la musica nelle orecchie e chi si avvantaggia di leggere e capire con un altro. Ma volete mettere, poter avere dei momenti da condividere insieme? Non fatevi mancare la battuta dell’amico che stempera la tensione, la condivisione di una parola che rassicura e conforta, l’esempio di qualcuno più capace di stare concentrato sul pezzo, la pazienza di chi vi fa ripetere cinque volte lo stesso passaggio di storia. Prepararsi insieme per la Maturità è una grande opportunità per arrivare più pronti, sia quanto a materie sia quanto a grinta con cui affrontarla.

Che ricchezza, vi aspetta! Di sicuro, il gusto di prepararvi per l’esame e la soddisfazione di portarlo a compimento, ognuno come può, raccogliendo i frutti del lavoro fatto. E poi tutto l’inatteso che arriverà, perché è anche qui il bello: che non è tutto già deciso.

Noi più grandi − forse solo più vecchi − vi guarderemo. E sarete uno spettacolo bellissimo, quello che ci testimonierà che si può essere seri e portare a casa dei risultati senza che ciò sia necessariamente un inferno o una condanna. Che ci si può impegnare senza lamentarsi ed avere musi lunghi. Che riuscita non è sinonimo di rinuncia. Di questo abbiamo un terribile bisogno, di questo vi saremo grati. Non negateci un tale favore.