La scuola non deve istruire su ciò che è utile,
ma su ciò che formativo ed educativo

Lucio Ficara, 12.2.2012

La scuola deve essere un luogo di accoglienza, un luogo dove si cresce attraverso il dialogo educativo, un luogo dove le architetture logistiche devono essere moderne, pulite, luminose , prive di barriere architettoniche, all’avanguardia e spaziose, un luogo dove gli spazi e le attrezzature permettano di  attuare una didattica laboratoriale di qualità, un luogo dove vengano rispettate le norme UE sulla sicurezza, il luogo dove si educano e si formano , con il contributo di tutte le discipline, i futuri cittadini.

E’ di estrema  attualità il giudizio politico che vede la scuola italiana messa nel banco degli imputati, per non essere un’azienda produttiva, in grado di ottenere risultati di rilievo internazionali. Così come nei primi anni novanta, per contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico, si è impostata un’azione didattica di natura pedagogica, improntata sull’empatia tra discente e docente, come elemento di stimolo, per un miglior apprendimento e un efficace avvicinamento degli alunni al sapere e al saper fare. Adesso si propone, a distanza di venti anni, lo stesso identico problema, infatti la differenza, nell’approcciarsi allo stesso problema, è notevole.

Oggi, come dicevo, sul banco degli imputati, è la classe docente, rea di non insegnare cose utili e pratiche ai propri discenti, ma di essere profondamente ancorata ad una didattica obsoleta, noiosa e poco accattivante, che fa disamorare i nostri alunni nativi-digitali. Allora ecco proliferare  vari corsi di formazione sulla didattica della matematica, materia considerata “bestia nera” degli alunni italiani, in cui si consiglia di evitare di insegnare ai nostri allievi noiose e inutili dimostrazioni di formule e teoremi, tanto questi non serviranno ai nostri giovani per  vivere. Ecco leggere, con stupore e rammarico, un articolo-intervista di Bruno Vespa, che afferma che, nel 2012, non è utile studiare il greco antico (lingua-morta) al liceo classico  e  che sarebbe meglio sostituirlo con una lingua moderna (viva).

L’idea  che la scuola debba istruire i propri studenti su ciò che risulta utile e proficuo per i modelli della nostra società attuale è il detonatore che farà implodere la nostra marcia società. Al contrario la scuola ha l’obbligo costituzionale di occuparsi di ciò che è squisitamente formativo ed educativo, con l’ausilio delle strutture tecnologiche e logistiche moderne e sicure. Quello che voglio dire che una scuola responsabile e sana, non può e non deve annientare l’individuo, eliminando i valori e i poteri esistenti nella fase dimostrativa matematica. La dimostrazione, pur noiosa che possa essere, è un processo di deduzione che parte da una premessa ipotetica (termine che deriva dal greco antico ), per confermare la validità di un’altra proposizione attraverso la “coerenza” di un ragionamento. L’affermare che la dimostrazione dei teoremi o delle formule di matematica e fisica, non sono utili per la vita dei nostri studenti, e come dire annientare la “coerenza” del ragionamento innata in ogni essere umano. Oltre la fase dimostrativa, in successione c’è la fase applicativa alle questioni di natura problematica, che è importantissima, ma necessariamente propedeutica alla prima.

Vorrei concludere dicendo che, da studente di liceo classico di qualche lustro fa e da laureato in matematica di oggi, l’importanza che hanno avuto per me lo studio del greco antico e della matematica dimostrativa, nella mia formazione di individuo, cittadino e professionista , è stato centrale, perché appreso non per un fine utilitaristico, ma per un fine di pura formazione ed educazione.

Lucio Ficara
lucio.ficara@fastwebnet.it