Scuola, la pessima eredità
dell’onorevole Aprea

Scritto in collaborazione con Roberto Campanelli
Esecutivo Nazionale Unione degli Studenti

Federico Del Giudice Il Fatto Quotidiano, 4.4.2012

Ieri si è dimessa l’On. Valentina Aprea dalla Camera dei Deputati e da Presidente della VII Commissione Cultura, Scienze e Istruzione per incompatibilità di cariche. Infatti, dall’8 febbraio, ricopre il ruolo di assessore regionale all’istruzione presso la giunta regionale della Lombardia. In Lombardia si è fatta presto notare per le proposte di modifiche portate avanti assieme a Formigoni sul tema dell’ arruolamento dei docenti.

A livello nazionale, a partire dal 2008 invece, con il suo disegno di legge 953, si è qualificata come uno dei massimi esponenti del pensiero privatistico e antidemocratico nelle scuole pubbliche. La sua proposta consisteva fondamentalmente nell’entrata dei privati nelle scuole, nell’aziendalizzazione delle scuole (trasformazione dei Consigli di Istituto in C.d.A.), e dell’eliminazione delle rappresentanze e delle assemblee studentesche.

Questo folle progetto di legge fu bloccato in maniera formidabile dal movimento studentesco dell’Onda nell’autunno 2008. Migliaia di scuole bloccate, centinaia di cortei e manifestazioni, enormi cortei nazionali contribuirono a costruire nel Paese un consenso a favore degli studenti e delle studentesse e contro il ministro Gelmini, tale che il progetto Aprea non ebbe la possibilità di realizzarsi e completare i percorsi di destrutturazione e definanziamento dell’istruzione avviati dalla legge 133.

L’arrivo di un nuovo governo e di un nuovo ministro dell’Istruzione ha “ripulito” la maggioranza di governo sia dagli scandali che dagli obrobri politici. Nascosta dietro il velo del governo tecnico, l’On. Aprea, prima di lasciare il suo ruolo parlamentare, ha voluto tornare alla carica con il suo modello di scuola aziendalista ed antidemocratico, ha voluto rimettere in campo la sua personale vendetta nei confronti dei movimenti studenteschi che già una volta l’avevano arrestata. Questa volta ci vuole provare in un modo ancora più subdolo: il testo di legge parla di valorizzazione della vecchia autonomia scolastica berlingueriana, ma più che autonomia scolastica questa è una vera e propria deregulation dei diritti e delle garanzie democratiche per permettere ai privati di spartirsi una nuova fetta di mercato: le scuole pubbliche.

 

In una sostanziale rimodulazione degli organi collegiali nei vecchi Consigli di Istituto, ora ribattezzati Consigli dell’Autonomia, entrano i privati, il Collegio Docenti, ora Consiglio dei Docenti, redige il POF (piano dell’offerta formativa) sulle indicazioni di un nuovo organo: il Nucleo di Autovalutazione. Il Nucleo di Autovalutazione non prevede alcuna componente docente, un rappresentante delle famiglie e almeno un esterno, anche qui di conseguenza entrano i privati e lo fanno in grande stile, dato che danno parere vincolante sulla didattica e sul lavoro di stesura del POF da parte del Consiglio dei Docenti.

Ultimo passaggio gravissimo sono le abrogazioni a termine della legge. Con un colpo di spugna si cancellano infatti 20 anni di diritti nella scuola. Sono numerose le abrogazioni di articoli del Testo Unico sulla Scuola tra cui ad esempio la regolamentazione delle assemblee sia di studenti che di genitori, le norme sull’elezione dei rappresentanti degli studenti, poichè si delega pericolosamente tutto agli Statuti delle scuole scritti dai Consigli dell’Autonomia che potrebbero da domani fare il buono e cattivo tempo negli istituti.

E’ importante leggere la Legge 953 come un pezzo del puzzle che i poteri forti hanno iniziato a mettere in campo nel mondo della formazione: nella scuola come già avvenuto nell’università la mercificazione dell’istruzione procede di pari passo con il restringimento degli spazi democratici e di partecipazione.