Dimensionamento:
1300 autonomie scolastiche in meno

di Reginaldo Palermo La Tecnica della Scuola, 22.10.2011

Cisl-Scuola ha pubblicato i dati allegati alla nota ministeriale del 7 ottobre. Adesso la parola passa alle Regioni che devono predisporre i piani di intervento entro il prossimo 31 dicembre.

A 15 giorni di distanza dalla nota con cui il Ministero aveva sollecitato gli Uffici scolastici regionali a dare avvio alle operazioni di razionalizzazione della rete scolastica prevista dall’articolo 19 della legge 111 del luglio scorso, si incominciano a conoscere i dati su cui il Ministero intende lavorare per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla legge.

Cisl-Scuola, infatti, ha pubblicato nel proprio sito la tabella allegata alla nota del 7 ottobre che contiene non poche sorprese.

Come quella che riguarda la regione Emilia Romagna dove funzionamento attualmente 382 istituzioni scolastiche del primo ciclo, mentre, secondo i parametri fissati dalla legge, le scuole dovrebbero essere 10 di meno; ma il fatto è che in provincia di Bologna non ci sarebbero scuole da chiudere, in provincia di Modena il numero delle scuole è attualmente persino inferiore (e proprio a Carpi, provincia di Modena, l’Amministrazione comunale di centro-sinistra vorrebbe procedere ancora a qualche accorpamento).

Situazione analoga in Toscana dove le istituzioni scolastiche sono 356, 8 in più di quanto prevede il Ministero.

In Campania, invece, bisognerebbe passare da 969 a 684 istituzioni scolastiche, con un taglio di quasi 300 scuole. Nel Lazio sono da cancellare un centinaio di scuole, in Puglia 199 su 630.
Situazione del tutto anomala in Lombardia dove le scuole in esubero sono solamente 24 su 920: ma in provincia di Milano le scuole da cancellare sono 42 in quanto nelle altre province il numero delle scuole è addirittura inferiore rispetto a quello deciso dalle tabelle ministeriali.

In totale il Ministero prevede 1.300 istituzioni scolastiche in meno sul totale di 7.200 (in pratica poco meno del 20%) distribuite però in modo del tutto disomogeneo.

I dati del Miur, insomma, stanno proponendo una fotografia molto contraddittoria del sistema scolastico italiano.