IL PROGETTO

Una scuola da recuperare

Napoli: la lotta del maestro di strada Moreno alla dispersione.

di Antonietta Demurtas Lettera 43, 26.11.2011

A cavallo tra il 1800 e il 1900 - quando Mark Twain scriveva: «Non ho mai permesso che la scuola interferisse con la mia educazione» - forse gli istituti scolastici non godevano già di una buona nomea ma la famiglia e la società avevano ancora un compito ben preciso nella formazione dei futuri cittadini.

Più di un secolo dopo, nel 2011, questa separazione di ruoli non esiste più. «Per questo la scuola non può essere quella di una volta, dove si andava solo per studiare. Oggi in classe non ci sono studenti ma giovani in crescita che hanno bisogno di tutto, soprattutto di diventare adulti responsabili». Lo sa bene Cesare Moreno, maestro di strada, ideatore del progetto Chance, un'iniziativa che dal 1998 ha riportato in classe centinaia di ex scolari dispersi accompagnandoli fino al diploma con una sola parola d'ordine: recuperare gli irrecuperabili

Con Chance dal 1989 oltre 700 ragazzi sono tornati a scuola

Una scuola però diversa dove la didattica è attiva su tutti i piani, «con un'organizzazione in grado di contenere ansie, angosce e rabbie perché», spiega Moreno a Lettera43.it, «questi ragazzi oggi hanno bisogno di essere ascoltati e capiti al di là della loro aggressività».

In Campania sino al 2009, la sua “scuola speciale”, che ha portato via dalla strada oltre 700 ragazzi, di cui il 95% ha preso la licenza media e il 50% ha conseguito un titolo tecnico professionale, era finanziata dal ministero dell'Istruzione, dalla Regione e dal Comune di Napoli.

IN CERCA DI FONDI. Poi, piano piano, sono andati via tutti, dispersi anche loro. E così Moreno per non far morire Chance si è messo in aspettativa dalla scuola pubblica dove insegnava, ha rinunciato al proprio stipendio e ha fatto il giro di aziende, associazioni e fondazioni private per finanziare una scuola a misura di ragazzo. Nel progetto ha messo i suoi risparmi, 40 mila euro, e con un budget complessivo di appena 200 mila ha riaperto le porte alla speranza.

Ora non ci sono più le risorse per gestire 15 classi come un tempo, ma il maestro tiene duro. E così, oltre a due classi di superiori, prepara 50 ragazzi della scuola media. Tutti sono seguiti fino al giorno dell'esame che sosterranno con una commissione di Stato. «Cerco di mantenere in vita questa metodologia, ma sarebbe necessario lavorare su almeno 200 classi perché sono ancora tanti i ragazzi che la scuola tradizionale perde ogni giorno».

Il 46% degli italiani ha solo la licenza di scuola media

La legge di stabilità contiene nuove misure che prevedono riduzione di stipendio e licenziamento dopo due anni per gli statali considerati in sovrannumero che non accettano il trasferimento in qualsiasi altra amministrazione di qualsiasi regione italiana.

È infatti proprio nel passaggio tra le scuole medie e quelle superiori che si registrano più perdite. «In Campania sono 6 mila ogni anno, a Napoli circa 1.000 ragazzi non raggiungono la licenza media». Ma il problema, ormai, non è più legato solo al Mezzogiorno.

MAGLIA NERA D'EUROPA. Come registra l'Istat nel rapporto Noi Italia 2011, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, la quota dei più giovani (18-24enni) che ha abbandonato gli studi senza conseguire un titolo di scuola media superiore è pari al 19,2% (la media Ue27 è del 14,4% ). Ancora elevata è la quota degli iscritti alle scuole superiori che abbandonano gli studi: il 12,3% lascia al primo anno.

Il risultato è che circa il 46% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito soltanto la licenza di scuola media inferiore (rispetto a una media del 27,9% nella Ue a 27).

OLTRE 2 MILIONI DI NEET. Nel 2010 i Neet, i giovani non inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa sono stati 2,2 milioni, circa il 23,4%: la quota più elevata a livello europeo.

Il problema, secondo Moreno è che «la scuola è ormai troppo lontana dal mondo in cui vivono i ragazzi, non riesce più a capirli, a entrare in comunicazione con loro».

«LA CONDIVISIONE DEL DOLORE». Con la moglie Carla Mezzalini, Moreno ha anche scritto un libro sull'esperienza del progetto dal titolo Insegnare al principe di Danimarca (Sellerio editore), un racconto che racchiude il messaggio del maestro di strada: «Quando vuoi insegnare a una persona che vive situazioni difficili, la prima cosa è vivere il suo dolore e usare il sapere per aiutarlo a venirne fuori, non per dimenticare. Non si possono anestetizzare i ragazzi dai loro dolori, ma insegnare partendo dalle loro storie di vita tragiche».

DA NAPOLI A TORINO. Un modus operandi universale che Moreno cerca di mettere in pratica con i ragazzi dei quartieri difficili di Napoli. Così come, dall'altra parte dell'Italia, i maestri di strada del progetto Provanci ancora, Sam! fanno con i giovani di Torino. Piccoli passi per dare una scossa a un sistema scolastico sempre più obsoleto.

«La riforma Gelmini ha peggiorato un sistema già malato»

Un sistema malato su cui è piombato il colpo di grazia della riforma Gelmini. Secondo Moreno, l'ex ministro è responsabile di «aver peggiorato un sistema già sfasciato, rinforzando l'idea che il ritorno a un vecchio modello scolastico sarebbe stata la soluzione». Restaurazione anziché innovazione, arretratezza anziché modernità, all'insegna di un vecchiume intellettuale e strutturale.

SPRECO DI RISORSE. Con la riforma della scuola superiore secondaria negli istituti professionali, poi, «si riducono le materie pratiche e questo comporterà un forte aumento della dispersione», aggiunge Moreno. Un problema di cui nessuno pare interessarsi. A mancare è, infatti, la consapevolezza che «si stanno sprecando risorse e persone, che rimarranno comunque sul groppone di tutti».

LA SOLITUDINE DEI PROF. Ma risolvere il problema non è così facile. In primo luogo per gli insegnanti. «Entrare in classe oggi è come andare in guerra, ci sono situazioni che sconvolgono prima di tutto i docenti, i quali sono sempre più abbandonati a loro stessi», dice il maestro. «Per loro non esistono stimoli, sostegni, incoraggiamenti». Il rischio è di assistere, in un futuro non molto lontano, a una dispersione degli insegnanti maggiore di quella degli alunni.

IL RUOLO DELLA SOCIETÀ. Le responsabilità non si possono addebitare però solo alla scuola. «La società dovrebbe riconsiderare il rapporto con i giovanissimi, dovrebbe imparare a parlarci guardandoli negli occhi», sottolinea amaro Moreno, «invece oggi risponde colpo su colpo alla loro violenza, senza cercare di supera le barriere che le nuove generazioni si sono costruite attorno per difendersi».