IL CASO

Crocefisso, Strasburgo assolve l'Italia
"Esporlo non viola i diritti umani"

La Grande Camera assolve il nostro Paese dall'accusa di violazione della libertÓ religiosa di chi non Ŕ cattolico. Il ministro degli Esteri Franco Frattini: "Ha vinto difesa dell'identitÓ". La soddisfazione del Vaticano

 la Repubblica 18.3.2011

STRASBURGO - L'Italia ha vinto la sua battaglia a Strasburgo. La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo l'ha assolta dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.

La Corte ha scritto la parola fine sul dossier del caso 'Lautsi contro Italia'. Un procedimento approdato a Strasburgo il 27 luglio del 2006. Allora l'avvocato Nicol˛ Paoletti present˛ il ricorso con cui Sonia Lautsi, cittadina italiana nata finlandese, lament˛ la presenza del crocifisso nelle aule della scuola pubblica frequentata dai figli, ritenendo tale presenza un'ingerenza incompatibile con la libertÓ di pensiero e il diritto ad un'educazione e ad un insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori.

La prima sentenza della Corte (9 novembre 2009) diede sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, affermando la violazione da parte dell'Italia di norme fondamentali sulla libertÓ di pensiero, convinzione e religione. Il Governo italiano, a quel punto, domand˛ il rinvio alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza 2009 lesiva della libertÓ religiosa individuale e collettiva come riconosciuta dallo Stato italiano.

Con sentenza d'appello definitiva, i giudici dell'organismo del consiglio d'europa hanno sottolineato che, mantenendo il crocifisso nelle aule della classe frequentata dai figli della donna che ha fatto ricorso, "le autoritÓ hanno agito nei limiti della discrezionalitÓ di cui dispone l'italia nel quadro dei suoi obblighi di rispettare, nell'esercizio delle funzioni che assume nell'ambito dell'educazione e dell'insegnamento, il diritto dei genitori di garantire l'istruzione conformemente alle loro convinzioni religiose e filosofiche". Il crocifisso, in particolare, non viene considerato dai giudici di strasburgo un elemento di "indottrinamento".

"Oggi - si legge in una nota del ministro degli Esteri, Franco Frattini- ha vinto il sentimento popolare dell'Europa. PerchŔ la decisione interpreta soprattutto la voce dei cittadini in difesa dei propri valori e della propria identitÓ. Mi auguro che dopo questo verdetto l'Europa torni ad affrontare con lo stesso coraggio il tema della tolleranza e della libertÓ religiosa". Esulta anche radio Vaticana che parla di vittoria dell'Italia " e di quanti ritenevano assurda la rimozione". Mentre la Santa Sede esprime "soddisfazione". Si tratta, afferma il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi di una sentenza "assai impegnativa e che fa storia".

Di opposto tenore le reazione di Massimo Albertin, il medico di Abano Terme che otto anni fa aveva iniziato con la moglie la battaglia legale: "Il pronunciamento di Strasburgo mi delude molto, perchŔ la prima sentenza su questa vicenda era clamorosamente chiara". Perplesso anche il rabbino capo di Roma, Riccardo di Segni: "Dire che il crocifisso Ŕ simbolo culturale Ŕ, a mio parere, mancargli di rispetto. E non mi ci riconosco come simbolo culturale".