Migliorare gli insegnamenti
o gli apprendimenti?

di Vincenzo Pascuzzi, 23.3.2011

«Comincerei con una domanda: qual è il principale obbiettivo della valutazione degli insegnanti? La risposta sembra ovvia: innalzare la qualità media dell’insegnamento e quindi della scuola». Così esordisce l’intervento (*) che il prof. Giorgio Ragazzini, a nome del “Gruppo di Firenze”, ha svolto il 16 marzo scorso al convegno “Qualità, merito e innovazione nella Scuola, un traguardo per la Nazione”, promosso dalla Fondazione Liberamente (cioè dalla stessa ministra Gelmini che perciò ha giocato in casa).

Quindi – dice Ragazzini - valutare gli insegnanti serve per migliorare gli insegnamenti. Ciò  è di sicuro consequenziale e, a prima vista, sembra anche logico, utile e risolutivo. Ma solo a prima vista. Intanto non è né esaustivo né prioritario. Vediamo perché.

Quando c’è un qualsiasi problema, prima questo deve essere identificato, analizzato e studiato e poi se ne cerca la soluzione. Ugualmente quando c’è una malattia, viene prima la diagnosi, poi la terapia.

Ora è convinzione comune che la scuola italiana non funzioni in modo adeguato e soddisfacente. E la riprova sta principalmente:  1°) negli scarsi apprendimenti degli alunni (testimoniati anche da indagini internazionali) e 2°) nell’alta percentuale di abbandono o dispersione scolastica (è intorno al 20%). Ci sono anche altri aspetti ma meno importanti dei due indicati.

Allora il problema prioritario è – non c’è dubbio – come migliorare gli apprendimenti e ridurre gli abbandoni. Gli studenti devono cioè essere aiutati, indotti (magari e al limite anche costretti, secondo chi crede nella efficacia della severità e delle bocciature) a studiare di più, a ottenere voti più alti, a migliorare le loro performance, e a non abbandonare la scuola anzi tempo. La “valutazione degli insegnanti” viene dopo e più che terapia è parte della diagnostica, assomiglia a un termometro che, di per sé, non fa calare la febbre, non cura e non guarisce.  “Innalzare la qualità media dell’insegnamento” può essere una terapia, meglio una delle terapie o una parte dell’approccio terapeutico complessivo.

Vediamo allora in che modo e con quali azioni potrebbero migliorare gli apprendimenti degli alunni. Si potrebbe agire su quattro aspetti: alunni, docenti, didattica e ambiente scolastico.

1)      gli alunni potrebbero essere assistiti, controllati, motivati maggiormente:

  • con idonei corsi o altre attività di recupero sia durante la normale attività didattica che nei mesi estivi;

  • con dopo-scuola assistiti; scuola aperta tutto il giorno, tutti i giorni, tutto l’anno, sabato e domenica compresi;

  • con iniziative innovative di assistenza e verifica didattica individuale a distanza, via internet e via telefono;

  • con lezioni multimediali registrate;

  • limitando gli alunni per classe a 18 o 24, invece dei 30 o anche 35 attuali (consideriamo che il 31°alunno ha cinque file di compagni davanti!);

2)      i docenti potrebbero certamente migliorare la qualità delle loro lezioni:

  • con periodici corsi di aggiornamento – a cura del Miur - sulle discipline e sulla didattica;

  • se le classi fossero – come già detto – meno affollate;

  • se venisse assicurata continuità didattica e stabilità dei docenti stessi: già solo assorbendo tutti gli insegnanti precari migliorerebbero sicuramente sia gli insegnamenti che gli apprendimenti;

  • se le retribuzioni venissero allineate alle medie Ue, in quanto la professione docente diventerebbe più interessante e appetibile anche per i migliori laureati;

3)      la didattica dovrebbe venire innovata e attualizzata:

  • con lezioni supportate da attrezzature multimediali;

  • con adeguati laboratori;

  • con possibilità di scelta delle materie non fondamentali;

  • con opportune flessibilità;

4)      gli ambienti scolastici adeguati e gradevoli:

  • prima di tutto a norma;

  • spaziosi, puliti, illuminati, porte e finestre non disastrate;

  • servizi igienici efficienti, puliti,accuditi e sorvegliati;

  • biblioteche, palestre, …

Gli aspetti indicati nei quattro punti detti richiedono scelte, programmazione, finanziamenti. Al contrario, la scuola italiana sta andando nella direzione opposta in quanto è destinataria di ingenti e assurdi tagli imposti dal governo, la ministra Gelmini non dispone assolutamente di risorse economiche e deve risparmiare, anzi tagliare, tagliare, tagliare. È quello che sta facendo e la meritocrazia sbandierata non è altro che un inganno, un diversivo, un paravento, una cortina fumogena.

 

(*) http://gruppodifirenze.blogspot.com/2011/03/due-priorita-per-la-valutazione-degli.html

Roma, 23 marzo 2011