Per favore, piantiamola con la meritocrazia
basata su test oggettivi!

di Vincenzo Pascuzzi, 8.5.2011

 

“Riempirsi la bocca delle parole “oggettivo” e “misura” dà un tono molto scientifico ma non è una cosa seria. L’autentica valutazione è qualcosa di infinitamente più complesso della misurazione della superficie di un appartamento”.

Giorgio Israel - 23.4.2011


Le osservazioni e le considerazioni che seguono si riferiscono all’articolo, del preside vicentino Gianni Zen, titolato “Solo la trasparenza può innescare la rivoluzione del merito” (1) e pubblicato sul sito “www.ilsussidiario.net” ieri, 7 maggio 2011.

L’articolo detto, che sembra scritto di getto e di fretta (appare quasi uno sfogo estemporaneo), riporta punti di vista individuali dell’autore, ovviamente legittimi e rispettabili, ma che non sono adeguatamente argomentati e risultano avulsi dal dibattito in corso sui test Invalsi. Ignorano, infatti, le posizioni e i numerosi documenti contrari all’operazione “test Invalsi” così come impostata e gestita dal Miur. Posizioni che fanno capo principalmente a sindacati numericamente minoritari ma che sono però sostenute da argomentazioni ben solide, almeno fino a prova contraria.

All’inizio dell’articolo appare un’affermazione spacciata come principio nuovo e apodittico: “… in Italia i concetti di merito, di qualità, di competenza sono ancora un tabù“. Sono due o tre anni che questo falso principio viene divulgato, propagandato, fatto circolare insistentemente e ad arte tanto che è diventato un ritornello fastidioso! Deve essere chiaro che il merito c’era già prima e c’è ancora adesso. In base al merito ci sono, infatti, i voti scolastici alle scuole medie, alle superiori, all’università, nelle abilitazioni, nei concorsi, esistono poi varie graduatorie di merito che includono, a volte, anche altri parametri, ci sono promozioni e bocciature. Di conseguenza, non ci può essere una “rivoluzione” del merito!

Si può certamente discutere e confrontarsi sull’opportunità di verifiche e magari di revisioni dei criteri e delle procedure finora in uso, e anche dei voti non veri e delle raccomandazioni (2), ma - per favore - non sosteniamo, alludiamo o lasciamo intendere, che il merito è stato scoperto o inventato ieri o l’altro ieri, e oggi va subito introdotto e praticato! Non è vero!

Idem, anzi peggio, per la “meritocrazia” per di più presunta “oggettiva”. Se non si trova assieme un metro condiviso del merito (ammesso che ciò sia possibile), meritocrazia è una parola senza senso in termini operativi; è solo un’idea, un’aspirazione, un’illusione, un’utopia, una chimera o un miraggio, se non proprio un inganno, una trappola o una truffa! Non ha alcun senso ipotizzare, ricercare una “misura” scientifica del merito mediante test oggettivi, standardizzati e generalizzati.

I test Invalsi attuali, che si vorrebbero generalizzare, non sono né oggettivi, né condivisi, non misurano la stessa cosa (che non si sa nemmeno quale sia e non viene nemmeno definita), non vengono applicati (somministrati) nelle stesse condizioni, non possono perciò fare da fondamento alla meritocrazia né degli alunni, né delle scuole, né dei docenti. I test Invalsi attuali hanno validità solo limitata, relativa e se riferita a campioni circoscritti. Al riguardo dovrebbe essere sufficiente quanto scritto recentemente da Giorgio Israel (3) (4) (5) (6).

“Se la scuola è il primo investimento di un Paese …” scrive ancora Gianni Zen. Ma forse il nostro preside ha dimenticato che il governo ha tagliato già 8 mld alla scuola e intende ancora tagliare altri 13,5 mld nei prossimi anni fino ad arrivare a meno 22 mld in 5 anni (7) (8) (9). Quale investimento allora? E’ un disinvestimento! In queste condizioni la scuola non può che andare sempre peggio. E che senso ha allora parlare ancora di merito e meritocrazia? Si cercano forse delle vittime alle quali, oltre ai danni subiti, attribuire anche le colpe e le responsabilità della situazione della scuola?

Prosegue l’articolo, con riferimento ai docenti indicati come “corporazione” e “casta”(!): “C’è una reale diffidenza all’interno delle scuole, ce lo possiamo dire, per una possibile valutazione del proprio lavoro, e si preferisce inseguire la difesa corporativa dei propri privilegi, scambiati per diritti acquisiti.” Incredibile sentir dire che, ad esempio, le retribuzioni dei docenti costituiscono un privilegio di casta o di corporazione da difendere! E che la stessa casta goda del privilegio di un precariato enorme - 250.000 precari nelle gae (10) - e al di fuori delle normative Ue! Nessun commento!

Ancora, l’articolo segnala che in Italia “mancano gli ispettori”. Sono solo 100 e dovrebbero essere 1.500 o 3.000 (come in G.B. o in Francia). Già, e perché il governo o il ministro non provvedono? E magari integrano anche il numero dei presidi che sono 2.500 in meno nel corrente a.s. e saranno 2.800 in meno nel 2012.

Ultima considerazione. La scuola italiana andava ancora in modo decente e accettabile fino a una ventina di anni fa, fino al 1990 quando la percentuale di pil ad essa destinato era pari al 5,5%. Poi la percentuale di pil è andata via via scendendo fino al 4,5% del 2008 (quando la media Ue era del 5,7%), al 4,2% del 2010 ed ora il governo ha programmato di arrivare al … traguardo ambizioso del 3,2% (11). Le cifre parlano da sole!

Roma, 8 maggio 2011
 

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(1) Solo la trasparenza può innescare la rivoluzione del merito

(2) “Un italiano su 4 ricorre alla segnalazione per un posto di lavoro, in ospedale, a scuola”

(3) Vade retro test – 23 aprile 2011

(4) Perché la Gelmini non valuta i suoi consiglieri prima degli studenti? - 26 Aprile 2011

(5) La scuola ridotta a corso di addestramento - 27 aprile 2011

(6) I test Invalsi creano il panico, ma c’è qualcosa di più grave... – 28 aprile 2011

(7) Un futuro di tagli, ecco le cifre

(8) ALTRI 15 MILIARDI DI TAGLI NELLA SCUOLA!!

(9) Si arriva a 22 miliardi di "risparmi" nei 5 anni di questo governo.

(10) “I docenti precari inseriti nelle graduatorie sono 250.000. Già oggi,110.000 di essi, potrebbero essere inseriti nell’organico a T.I. sui posti vacanti e disponibili.”

(11) “dal 4,2% del 2010 al 3,7% del 2013 fino al 3,2% pronosticato per il 2030.”