Scuola

Roma, critiche a preside
che chiede votare miglior prof

Critica ass. Consulta laicità: così si mortifica operato docenti
Lettera aperta di una docente: è solo ridicolo sistema premiante

 TM news, 5.5.2011

Roma, 5 mag. (TMNews) - Sta determinando un crescendo di proteste l'iniziativa intrapresa dalla dirigente di una scuola superiore romana, l'istituto tecnico agrario 'Emilio Sereni', di istituire l'elezione del 'miglior docente e miglior assistente tecnico dell'anno scolastico 2010/2011': la decisione, resa pubblica al personale in questi giorni attraverso una circolare interna formata dalla preside, la professoressa Patrizia Marini, sta comportando forti critiche perché si ispirerebbe ad un modello scolastico troppo legato al merito ed alle performance del personale. Nella circolare si annuncia che la premiazione, che si svolgerà il 21 maggio, "intende testimoniare il desiderio di riconoscere il lavoro e la professionalità di chi, con dedizione e partecipazione attiva e proficua, si prodiga quotidianamente nella scuola per migliorarla e renderla sempre più rispondente alle aspettative dell'utenza e del territorio".

Le votazioni si sono svolte ieri, anche nella sede staccata di San Vito Romano, ma sull'esito delle urne ancora non si hanno notizie. Secondo Antonia Sani, componente della Consulta romana per la laicità delle istituzioni, è "una vicenda, allucinante ma in piena linea con tempi in cui tutto diventa gara. Non vorrei sembrare esagerata ma stigmatizzo come gravissima l'elezione diretta del sindaco (1993); da allora la politica non è stata più confronto di idee, ma competizione mediatica tra personaggi, in particolare tra i finalisti. Ricordate la gara in Senato per premiare la senatrice col peggior abbigliamento? E miss Montecitorio? E allora, perché no la scuola? No, la scuola no". La rappresentante laica ritiene giusto "farne una questione pubblica perché la scuola non è un palcoscenico, né un podio in cui si elargiscono premi indiscriminati; alla scuola si deve rispetto per la sua funzione istituzionale, che non può essere mortificata e derisa".

Il dissenso per iniziative interne che guardano con attenzione al merito serpeggia anche tra i docenti: secondo la professoressa Anna Angelucci "quel che sta accadendo all'istituto Sereni di Roma è un fatto di una gravità inaudita. Una scuola e dei lavoratori, docenti e assistenti, ridotti alla stregua di concorrenti di 'X Factor'. Si proponga il televoto e si chieda la partecipazione da casa anche dei genitori, dei nonni, degli zii, dei fratelli e delle sorelle di tutti i votanti, studenti e insegnanti!". L'insegnante ritiene, inoltre, che l'iniziativa sia "un frutto avvelenato non solo dall'autoritarismo di molti dirigenti, non di rado più realisti del re, ma anche dall'ignoranza, dall'inedia e dall'ignavia di molti docenti, anch'essi antropologicamente trasformati dalla subcultura imperante in spettatori ed artefici del Grande fratello o dell'Isola dei famosi. Tutto 'è stato addomesticato', perchè - conclude Angelucci - pensare, informarsi, lottare, prendere posizione costa fatica, implica scelte talora scomode, crea tensioni".

Dello stesso avviso è anche un altro insegnante, che sul tema ha realizzato una lettera pubblica: "l'elezione - sostiene il docente di scuola superiore, che preferisce rimanere anonimo - configura il tentativo di anticipare, andando anche oltre, ciò che il ministero vuol realizzare con altri strumenti, per arrivare a dividere gli insegnanti e per attivare un meccanismo punitivo-premiante della performance dei docenti". Tuttavia, aggiunge, "questo è in realtà un modo per ridicolizzare e svalorizzare la formazione, la cultura e tutte le componenti della comunità scolastica: docenti, studenti, personale Ata". Secondo l'insegnate il rischio concreto, andando avanti in questa direzione, è perdere il senso vero e profondo del processo formativo: "queste iniziative estemporanee, apparentemente goliardiche ed inoffensive - sottolinea - minano alla base i principi stessi della formazione, della valutazione e della costruzione di soggetti liberi e critici; essi infatti offendono la libertà d'insegnamento e realizzano solo il feticcio della partecipazione e della valutazione, in sintonia con il circo delle superficialità a cui i media ci hanno abituato". Nella lettera di protesta si sostiene, inoltre, che con queste iniziative "si scade nel ridicolo, riducendo a barzelletta il tema della valutazione del sistema educativo sul quale docenti e studiosi stanno ragionando e si stanno pronunciando", attuando "metodi e sistemi valutativi privi di attendibilità e scientificità, ideati unicamente per introdurre competitività tra i docenti, impedendo di fatto la collegialità nella didattica, con l'obiettivo dichiarato di Brunetta, Tremonti e Gelmini di premiare una fascia ristrettissima del corpo docente a spese di tutti gli altri".