Invalsi e le bucce di banana

di Vincenzo Pascuzzi, 25.6.2011

Gelmini ha cercato di fare buon viso a cattiva sorte di fronte alla Caporetto (1) o Waterloo (2) dei suoi test Invalsi di terza media (20 giugno scorso), prima negando la realtà (3) e poi promettendo test anche alla maturità a partire dal 2012 (4).

In soccorso delle tesi della ministra e dell’Invalsi, interviene oggi il prof. Andrea Ichino con un articolo su Il Sole 24 Ore (5). I toni semplici e pacati dei suoi ragionamenti nascondono però almeno un paio di bucce di banana (o bachi) necessari per far scivolare e ingannare il lettore e portarlo ad accettare le conclusioni dell’autore.

La prima grossa, macroscopica buccia di banana è costituita dal paragonare i test Invalsi al termometro e il loro uso alla misura della febbre di un figlio da parte di un genitore. Il paragone è semplice, suggestivo e comprensibile ma limitato, imperfetto, fuorviante e ingannevole. Vediamo alcuni perché.

Intanto i test Invalsi sono sempre diversi, vengono confezionati di volta in volta (non si sa da chi, come, con quali criteri) e non c’è nessuna prova che test diversi diano risultati uguali o equivalenti. Sono test non tarati, non riproducibili, mono-uso in un certo senso. Il termometro è cosa del tutto diversa! Esistono infatti criteri precisi per la sua costruzione e per tarare la scala termometrica.

Ancora, non si può individuare, materia per materia, una grandezza unica che possa essere paragonata alla temperatura. Non esiste perciò nemmeno una soglia, statisticamente individuata, oltre la quale si possa parlare di “febbre” o ipotermia didattica o dell’apprendimento. E’ (o sembra) tutto arbitrario, pragmatico, empirico. Lo stesso A. Ichino infatti osserva: “i test Invalsi non possono misurare le infinite dimensioni e sfumature di quello che un insegnante può offrire ai suoi alunni”. E allora quale dimensione o sfumatura viene scelta?

Il termometro clinico ha delle semplici modalità d’uso in relazione al tempo di contatto con l’epidermide e all’interpretazione della temperatura se interna o esterna. Il paziente o l’ipotetico malato non ha nessun interesse ad alterare la misura della propria temperatura, né potrebbe copiarla da altri! Anche l’interesse del medico e del farmacista è neutro rispetto alla temperatura misurata.

C’è poi tutta l’operazione Invalsi che risulta pasticciata o non comunicata a sufficienza. Intanto l’Invalsi è al guinzaglio del Miur per quanto riguarda direttive e finanziamenti. La prima conseguenza è che l’operato del Miur stesso (dal ministro fino ai dirigenti territoriali e forse anche ai presidi) è al di fuori, immune da qualsiasi ipotesi di valutazione Invalsi. Vengono misurati gli “altri”. Ai quali “altri” si scaricano perciò le colpe e le responsabilità di tutto ciò che non funziona.

Non si capisce perché le prove Invalsi (per di più con gli errori visti) si debbano intrufolare e contribuire in modo trasversale alla valutazione finale di terza media. Le prove dovrebbero essere esterne, valutate a parte, svolte non in coincidenza temporale con gli esami e magari facoltative. Quest’anno non si è capito se le prove riguardavano solo gli alunni, o anche e di soppiatto i prof e le scuole. Nel dubbio, sembra che in alcune scuole si sia massicciamente copiato (6).

E poi va chiarito bene a che servono i risultati Invalsi. Scrive il nostro articolista: “eventuali interventi terapeutici potrebbero essere necessari”. Certo in via ipotetica non si può escludere nulla, però veniamo da un triennio di tagli reali (8,5 mld), di affollamento delle classi oltre i limiti di sicurezza, di 150.000 licenziamenti, di 65.000 precari storici (supplenti veterani) menati ancora per il naso. E siamo arrivati a ridurre dell’86% i già scarsissimi fondi per i corsi di recupero (7).

La seconda buccia di banana è nascosta e subdola e consiste in una trappola o trucco dialettico. A. Ichino fa riferimento a “ tutti coloro che sono pronti a criticare, ma mai fanno lo sforzo di offrire soluzioni al problema” e aggiunge: “Se i critici conoscono un metodo migliore e non più costoso ce la facciano sapere.”

In sostanza invece di replicare alle critiche (sono moltissime, basta cercarle in internet) , si sfidano coloro che le formulano a risolvere loro il problema! La proposta è paradossale, i critici infatti non avrebbero alcuna possibilità pratica di attuare i loro metodi che verrebbero sicuramente scartati a priori e verbalmente.

Implicitamente il professore di Bologna ammette che le prove Invalsi non sono una soluzione. Peraltro, se si volesse davvero portare avanti il confronto, in rete si troverebbero certamente interlocutori numerosi, seri e validi. Bisognerebbe però partire da un progetto ministeriale completo ed esaustivo (che al momento non risulta), conoscere i fondi disponibili (sia per la parte diagnostica che per quella terapeutica). Insomma fare sul serio. Intanto Miur & C. potrebbero cominciare a valutare e ribattere alle critiche già formulate.



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(1) Invalsi, un'altra Caporetto della Gelmini

(2) Test Invalsi per la scuola media: un'altra Waterloo del ministro Gelmini

(3) Polemica sul test Invalsi di terza media. Il ministero: nessun errore, prova valida

(4) Maturità: Gelmini, da 2012 test

(5) La scuola all'esame dei risultati

(6) Gelmini, l'Invalsi e i santi professori

(7) Recupero debiti formativi, ma con quali fondi?

Vincenzo Pascuzzi
vvvpascu4@libero.it