DAL WEB ALLA PIAZZA

I precari della scuola
da Facebook a Montecitorio

Un presidio aperto a tutti nato da un tam tam
sul social network contro il decreto sviluppo e i tagli agli organici

Simona De Santis Il Corriere della Sera, 18.6.2011

ROMA - Non una sola sigla, ma tutti «i precari della scuola uniti contro i tagli». Gli insegnanti si sono dati appuntamento sabato 18 giugno per un presidio in piazza Montecitorio. «L’appuntamento è stato lanciato su Facebook – fanno sapere dal Movimento insegnati precari (Cps) – e non ha un colore né riguarda una sola categoria. Invitiamo tutti i cittadini a partecipare senza bandiere o segni distintivi di sindacati e partiti politici. Chiediamo a tutti i precari che parteciperanno al presidio di non cadere nel bieco tranello della politica che mira ad alimentare divisioni tra lavoratori con false promesse corporative».

STOP AI TAGLI – Sul tavolo del contendere c’è il decreto sviluppo, emanato un mese fa, e protagonista in commissione parlamentare di una serrata battaglia a suon di emendamenti. «Il decreto – fanno sapere i precari – contiene norme che, contrariamente a quanto propagandato dal governo, contribuiscono ad affossare definitivamente i lavoratori precari della scuola». Secondo quanto riferiscono gli insegnanti, «si parla genericamente di un piano triennale di immissioni in ruolo senza fornire nessuna cifra, mentre viene invece chiarito che i precari della scuola non rientrano nella normativa europea che impone la loro assunzione dopo tre anni di lavoro».

PRECARI UNITI – E c’è preoccupazione anche per i tagli agli organici: «In compenso i tagli proseguono inesorabili – continuano dal Cps – è in corso la terza tranche dei 150 mila tagli agli organici e degli 8 miliardi ai finanziamenti imposti dalla Finanziaria del 2008». Dal mondo della scuola arriva un nuovo invito a scendere in piazza «per il ritiro degli 8 miliardi di tagli che peggiorano la qualità dell’insegnamento ed estromettono dalla scuola migliaia di lavoratori – concludono dal Movimento insegnanti precari – per l’immissione in ruolo di tutti i precari e per il rispetto della normativa europea che impone l’assunzione dopo tre anni di lavoro».