Nella scuola azienda,
l’INVALSI valuta competenze ed efficienza

di Tecla Squillaci da Aetnascuola.it, 23.1.2011

Abbiamo già diverse volte parlato dell’autonomia scolastica; abbiamo anche evidenziato come quest’ultima non indichi una completa e disinvolta “libertà” di agire o di gestire la scuola; anzi, il concetto di autonomia e di decentramento è stato introdotto nella scuola quasi esclusivamente per ottimizzare l’efficienza e l’efficacia del servizio offerto. Pensiamo che ciò sia possibile solo attraverso una visione della scuola come “azienda”: i risultati devono essere commisurati allo sforzo dell’impresa e non c’è spazio per l’immobilismo. Contro i soliti “profeti di sciagura” di qualche sindacato, vorremmo precisare che l’aspetto aziendalistico  della scuola si riferisce al raggiungimento di risultati sempre di buon livello il che non inficia minimamente né intende mettere in discussione che l’oggetto della scuola rimane sempre l’istruzione e l’educazione formativa. Lo spirito del “management” sta nei mezzi usati, che devono essere imprenditoriali e competitivi, nella qualità e  non nel genere  di servizio offerto che anzi potrebbe avere un avanzamento notevole con  una migliore e più incisiva gestione della scuola.

Anche l’INVALSI sembra essere indirizzato verso questo fine.

Nato, non  a caso, contemporaneamente con la nascita dell’autonomia (d.lgs 258/99) è stato creato dalle “ceneri” dell’ex CEDE ( centro europeo educazione) proprio a questo scopo. La sua valutazione ha una valenza interna ed una esterna. Interna perché è rivolta all’autovalutazione dell’istituto in modo da individuare e migliorare i punti deboli dell’offerta formativa nella sintesi e nel dettaglio. Ha anche una valenza esterna perché le campionature effettuate non hanno soltanto uno scopo di monitoraggio dei livelli d’istruzione a livello nazionale e territoriale ma partecipano a progetti internazionali come l’ OCSE PISA (che non si riferisce alla famosa città dalla torre pendente…ma è sigla di Programme for International student assessment) e riguarda soprattutto l’accertamento del reading literacy, ovvero delle competenze di lettura oltre che dell’alfabetizzazione in senso ampio anche delle competenze di matematica e scienze.

La direttiva 74/08, inoltre, stabilisce come il sistema di valutazione del servizio offerto sia inteso a consolidare la cultura della valutazione del servizio offerto per realizzare livelli di alta efficienza e di assestamento verso standard sempre migliori a livello sia europeo che internazionale.

Gli esiti devono essere letti da ogni scuola alla luce delle situazioni oggettive ( diversi contesti socio culturali ed ambientali) ma non per questo “arrendersi” a questi ultimi per uniformarsi a livelli sempre minimi.

E giacché esiste  una definizione del sistema di valutazione dei dirigenti scolastici (art.1 comma 613 legge 296/06) dei loro risultati conseguiti, esiste parimenti la prospettiva dell’avvio di un sistema paritetico all’INVALSI per la valutazione dell’intero personale della scuola (dai docenti agli ausiliari) a fini anche retribuitivi . Cosa che del resto avviene già in USA , in UK e in Giappone.

Per cui, è meglio inserirsi subito in un’ottica di “internazionalizzazione” del proprio lavoro; la figura del docente come esperto e competente in una sola cosa  è ormai obsoleta. E’ necessario aprirsi verso nuove forme di competenze, saper usare strategie nuove, è importante che il sapere sia commisurato alla tecnica comunicativa. Solo per fare un esempio,potremmo dire che  a volte la buona e scorrevole conoscenza  di una seconda lingua ( oltre alla propria)  è necessaria per un docente a prescindere da ciò che insegni; a volte proprio attraverso questo mezzo può avvenire il primo approccio comunicativo con alunni stranieri sempre più numerosi nelle nostre aule.


Tecla Squillaci
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