«Forse la società non ha
più bisogno di una scuola»

Il Corriere della Sera raccoglie alcune reazioni al libro di Paola Mastrocola,
che ieri era a Che tempo che fa

 il Il Post, 21.2.2011

Il 17 febbraio è uscito il nuovo libro di Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo, di cui il Post aveva pubblicato sei pagine in anteprima. Paola Mastrocola ieri sera è stata ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, e ha spiegato da cosa sono nate alcune delle riflessioni del suo saggio sulla scuola.

Marco Imarisio raccoglie oggi sul Corriere alcune tra le prime reazioni all’uscita del suo libro e al suo intervento di ieri, tra cui i commenti di Tullio De Mauro, Domenico Chiesa, Adolfo Scotto di Luzio:

Nel libro viene sancita la sconfitta degli insegnanti, ultimi resistenti aggrappati all’idea che stare sui libri possa essere utile. «Oggi se parli di studio, sei subito vecchio. È una parola perdente a priori. Non studiare invece è bello, sa di nuovo, di fresco, di gioioso. È come andare per campi a fare una merenda.» L’amarezza è tanta. Mastrocola evita la tentazione del piagnisteo, ha una proposta da fare. Dare una chance allo studio, scrive, significa lasciarlo a chi lo vuole davvero, insegnanti e soprattutto allievi. E quindi,una preparazione di base eccellente dagli 8 ai 14 anni, e poi liberi tutti di scegliere tre diverse opzioni. Una scuola per il lavoro, una per la comunicazione, e infine una scuola per lo studio.


Per Marco Rossi Doria:

L’apprendimento ormai è dappertutto, non possiamo far finta di ignorare questo. Oggi è saltata la socialità di primo livello, quando arrivano a scuola i ragazzi non hanno altre esperienze, mancano anche di un modello di educazione anteriore. Infine, lavagna e gessetto non servono più, non sono più uno strumento esclusivo dell’insegnamento. I ragazzi hanno sempre più bisogno di una guida in questa giungla di saperi, non di un avviamento al lavoro. Già nel 1968, al liceo Virgilio di Roma, quando sbagliavo la versione di latino, il professore commentava che le mie erano braccia rubate all’agricoltura. Tornando indietro non si va avanti.


Domenico Chiesa è solo parzialmente d’accordo con Mastrocola:

Credo abbia ragione quando individua nello studio la possibilità di insegnare ai ragazzi cose che non avranno modo di conoscere una volta fuori dalle aule. Da Torquato Tasso ai confini dell’Afghanistan, per esempio; però un insegnante non deve mai porre la domanda “cosa farai dopo” fino alla maggiore età. Quelli che vogliono studiare sono quasi sempre figli di persone con la casa piena di libri. Io credo che la possibilità vada garantita a tutti, anche a coloro che non la vogliono.


Per Adolfo Scotto di Luzio c’è un dato certo: il rifiuto di massa della scuola.

Viviamo in una società iperscolarizzata, convinti che più i nostri ragazzi stanno in classe più questo faccian bene alla loro crescita. E così la scuola diventa un ipertrofico servizio educativo e non un luogo di formazione. Da un lato i ragazzi sono stufi, dall’altro sono obbligati ad andarci, con le conseguenze sotto gli occhi ti tutti. Gli insegnanti pensano che questa disaffezione sia colpa della loro inadeguatezza. Invece sono chiamati ad assumersi responsabilità non loro. Da qui credo nasca la proposta di fare in modo che la scuola non diventi un processo scontato. Mettiamo i giovani davanti alla possibilità di non studiare, facciamogli assumere la responsabilità di una scelta.


Scotto di Luzio, inoltre concorda con Mastrocola nel dire che c’è una malintesa idea di democrazia alla base del sistema scolastico:

In nome dell’egualitarismo la scuola democratica tende a riprodurre le disuguaglianze sociali: una istruzione pubblica così dequalificata assicura solo alla ricchezza economica la possibilità di accedere a una scuola migliore. Master, corsi di perfezionamento, cose che costano. Forse è meglio dare una chance concreta a chi davvero vuole confrontarsi con qualcosa che non faccia parte delle occasioni quotidiane, come la storia o la letteratura.


Tullio De Mauro chiude invece sulle responsabilità del deterioramento del rapporto tra gli studenti e la scuola:

La scuola deve rimanere di tutti, non ci si orienta nel mondo attuale senza un grado adeguato di istruzione. Non ci si orienta nel mondo attuale senza un grado adeguato di istruzione. Certo, in alcuni casi manca la qualità. Gli insegnanti dovrebbero essere messi nella condizione di fornirla. Ma per farlo ci vorrebbero sforzo della società civile e politica. Non mi pare che sia aria.

 

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