ROMA - DATI DELLA CEI

Ora di religione, meno studenti
Ma aumentano i professori

Nell'ultimo anno le presenze degli alunni sono calate di quasi il 2 %. Il numero di insegnanti della materia, invece è cresciuto del 14 %. Di questi, il 21 % sono precari

Salvo Intravaia la Repubblica 15.2.2011

ROMA - “Crollano” le presenze in classe durante l’ora di Religione, mentre è boom di prof con la certificazione del vescovo. Spulciando gli ultimi dati pubblicati dal “Servizio nazionale della Conferenza episcopale italiana per l’Insegnamento della Religione cattolica” l’anomalia salta subito all’occhio. Secondo il censimento dei vescovi, nel 2009/2010 si è registrato un vero e proprio boom di insegnanti di Religione. E questo, nonostante il calo degli studenti attratti dalla lezione settimanale di “etica”.

Nella scuola italiana, tutti gli altri segni riguardanti il personale sono negativi: meno insegnanti di ruolo, meno supplenti e meno unità di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). Gli unici insegnanti che non sembrano conoscere la scure della coppia Tremonti-Gelmini sono proprio loro: i prof di religione. E gli alunni? In generale, gli alunni che affollano le classi italiane continuano a crescere: oltre 36 mila alunni nel volgere di un anno, pari allo 0,5 per cento. Tranne quelli che hanno optato, all’atto dell’iscrizione, per la Religione.

Il “crollo” delle adesioni durante di Religione è certificato dalla più autorevole delle fonti: la stessa Cei. Nel corso dell’ultimo quinquennio l’erosione delle presenze in classe è stata costante ma impercettibile: dell’ordine di qualche decimo di punto: uno o al massimo quattro. Ma nell’ultimo anno, le presenze sono calate di un punto percentuale. E al superiore quasi due: 1,8 per cento, per la precisione. Negli stessi ordini di scuola, media e superiore, stando al puntuale resoconto dei vescovi, i prof di Religione cattolica sono cresciuti del 14 per cento: dai 8.232 del 2008/2009 ai 9.369 dell’anno scorso.

L’incremento più consistente, che farà morire di bile le migliaia di supplenti rimasti a casa per via dei tagli gelminiani, si registra sia tra i precari: più 21 per cento, addirittura; più contenuta, nove per cento, la crescita tra i docenti di ruolo. L’anno scolastico appena trascorso è stato uno dei più nefasti, invece, per i supplenti della scuola media e della scuola superiore: in appena 12 mesi si sono volatilizzati ben 10 mila contratti, con relativi stipendio e speranze di essere assunti a tempo indeterminato.