Educazione degli adulti,
a che punto siamo?

 di Marco da Vela ScuolaOggi 10.2.2011

Sì è svolta nei giorni 27 e 28 gennaio 2011, presso l’antico Spedale del Bigallo di Bagno a Ripoli (Firenze), la seconda edizione del Festival dei Saperi, rassegna internazionale annuale sul lifelong learning.

Organizzato da EdaForum, Forum permanente per l’Educazione degli Adulti - l’associazione cui aderiscono individualmente o in rappresentanza della loro organizzazione numerosissimi docenti e ricercatori universitari, docenti di CTP e scuole serali, formatori, sindacalisti, amministratori locali, studenti, semplici cittadini - il Festival, una due giorni dal programma fitto di tavole rotonde, seminari, dibattiti, gruppi, di studio, presentazione di esperienze, ha avuto per tema centrale una ricognizione dello stato dell’arte a dieci anni dall’accordo Stato-Regioni del marzo 2000 che aveva inteso dare impulso alla costruzione di un sistema nazionale di educazione degli adulti.

‹‹Va preso atto›› ha sottolineato nel suo intervento di apertura dei lavori il presidente di EdaForum Paolo Sciclone ‹‹che riguardo alla prima parte del decennio, in cui l’accordo in Conferenza Unificata Stato-Regioni del 2 marzo 2000, aveva dato avvio a numerosi progetti innovativi, ad un’ampia riflessione teorica, a significative esperienze di governance territoriale, non è stato costruito alcun sistema nazionale di Educazione degli Adulti.

Dobbiamo al contrario rilevare un arretramento complessivo del nostro Paese, sia dal punto di vista delle risorse investite che dal punto di vista della cultura dell’EdA.
Mentre negli altri paesi dell’Unione Europea siamo al passaggio dalla società della conoscenza a quella della competenza, cioè della conoscenza usata per vivere meglio, in Italia istruzione, formazione, cultura sono considerate un “lusso” che non possiamo più permetterci.››

Non è quindi un caso, come ha denunciato Tullio De Mauro, che in Italia si assista ad un crescente analfabetismo di ritorno, ad una sempre maggior diffusione dell’illéttrisme, ad una scarsa capacità della gran parte dei cittadini di usufruire di quelle opportunità culturali, come biblioteche, musei, teatri, che pure caratterizzano il nostro paese.

Il filo conduttore di molti dei numerosissimi contributi, tutti di grande interesse ed a cui dispiace non poter dare qui lo spazio che meriterebbero, è stato, pur nella diversità degli accenti, che conoscenza e qualità della vita e sono ormai l’una funzione dell’altra. 

‹‹Questo è particolarmente vero per ciò che riguarda la sostenibilità ambientale›› ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, sostenendo che ogni cambiamento nello stile di vita è legato ad una maggior cultura, dal momento che coinvolge scelte, come ad esempio quelle in campo energetico, che non dipendono solo dai governi, ma da ciascuno di noi, nella propria casa o nella propria azienda.

‹‹Ma ciò è vero a maggior ragione›› ha proseguito ‹‹per quello che riguarda ciò che potremmo chiamare la “sostenibilità” democratica. La democrazia si alimenta solo se un popolo cresce per l’intera vita, se con più conoscenze e competenze riesce ad orientarsi nella sovrabbondanza di informazioni,se riesce insomma a non essere solo consumatore acritico, ma cittadino››.

Non va mai dimenticato, come hanno affermato gli esponenti delle tre confederazioni sindacali Bonomo, Dacrema, Micheletti, quanto educazione e formazione in tutte le stagioni della vita siano stati storicamente e siano tuttora elementi di riscatto, di mobilità sociale, di benessere individuale e collettivo, ma anche fattori di sviluppo.

‹‹Tanto che›› completa il ragionamento Luciano Bartolini, sindaco di Bagno a Ripoli ‹‹nell’Unione Europea è divenuto ormai chiaro che un indicatore come il PIL è uno strumento in gran parte incompleto: vari paesi, con governi di orientamento diverso, riflettono già sul PIB (Prodotto Interno di Benessere), un indicatore più complesso, ma che consente di misurare la qualità globale dello sviluppo››. Il Sindaco di Bagno a Ripoli, aggiungiamo, è talmente convinto di questo nuovo modo di concepire lo sviluppo nell’era della globalizzazione che ha voluto, nella sua giunta, una delega intitolata proprio allo sviluppo locale. Alla conclusione dei lavori è stata approvata una “Carta del Bigallo. Dieci punti per l’Eda del prossimo decennio” che cerca di raccogliere e di sintetizzare la grande quantità di spunti e di suggestioni emersi dal dibattito di questi due giorni. A differenza della “Carta di intenti “, varata a conclusione della scorsa edizione del Festival in cui si individuavano gli obiettivi dell'educazione degli adulti per gli anni 2000, la “Carta del Bigallo”- disponibile, per chi vorrà leggerla e sottoscriverla sul sito www.edaforum.it - ribadendo questi obiettivi e questi valori, cerca di costruire una serie di proposte operative per la costruzione di una legge nazionale sul lifelong learning che attribuisca a Regioni, Province e Comuni prerogative specifiche, che individui principi di base e fonti di finanziamento certe nel bilancio dello Stato, che dia l’impulso per costituire strumenti e organismi di governance territoriale: in una parola che consolidi e moltiplichi la ricchezza, talvolta “carsica”, delle attività e delle iniziative già esistenti. La domanda che potrebbe essere posta, riguardo a questo, è se davvero questi obiettivi possano incidere, in un momento in cui sembra che per disinformazione, cinismo, convenienza, assuefazione al peggio, non vi sia alcuna attenzione per la cultura, la formazione, l’educazione.

Credo però che la domanda sia ininfluente riguardo ad un dato che comunque questa iniziativa, con il suo successo anche di presenze, rende evidente.

E cioè che, anche nei tempi difficili che stiamo vivendo, ci sono ancora cittadini che non accettano di farsi ridurre al ruolo di spettatore passivo o di tifoso urlante, studiosi che fanno del rigore intellettuale il metodo, amministratori lontani dagli intrighi e vicini ai cittadini, docenti e formatori appassionati del proprio lavoro, politici, sindacalisti esponenti dell’associazionismo animati da vero spirito di servizio.

Il Festival dei Saperi ci ha raccontato – e questo è un valore da sottolineare- un vero e proprio paese parallelo , che si muove, per dirla con De Andrè, “in direzione ostinata e contraria”.

Che lavora, si incontra, dialoga, studia, che è convinto che le virtù civiche non siano irrimediabilmente démodé e che la cultura è ricchezza, che sa che con l’impegno personale e collettivo, con il lavoro quotidiano, con l’onestà intellettuale, difficilmente conquisterà il mondo al galoppo.

Ma certamente saprà renderlo migliore.