L'intervento

Meglio togliere valore legale al Diploma

 Pasquale Almirante La Sicilia, 6.8.2011

Il problema in effetti sussiste e non è il primo anno che al Sud i ragazzi si diplomano con voti sfacciatamente superiori a quelli dei loro colleghi del Nord: sono più bravi o vengono invece aiutati dai loro professori, commissari esterni inclusi? In Calabria in un liceo si sono contati venti 100 e lode battendo il primato di un altro liceo dell'anno scorso dove si è passati dai 23 cento e lode ai solo 17 di quest'anno.

Qualche esperto di meritocrazia, come il prof. Roger Abravanel, propone di implementare al più presto le prove Invalsi, stabilite dal Miur e uguali per tutto il territorio nazionale, e di mettere i risultati in rete in modo che i genitori, all'atto dell'iscrizione, possano rendersi conto dell'andazzo della scuola scelta.

Se però si incominciasse a ragionare in maniera diversa, forse si potrebbe ottenere di più senza espedienti di varia natura. Premesso intanto che una commissione «ben disposta» potrebbe aiutare i propri maturandi orientandoli anche nella terza prova, benché venga direttamente dalle segrete stanze ministeriali; aggiunto ancora che l'ammissione agli esami è consentita solo a chi ha la sufficienza in tutte le materie, per cui già si dovrebbe promuovere al di là dell'esito degli esami (perché se non fosse così qualcuno starebbe barando: o il consiglio di classe che ha dato il sei a ogni disciplina o la commissione che non ha capito nulla dell'esaminando), la proposta da mettere in campo per il dibattito politico sarebbe quella di togliere valore legale al diploma (giammai alla laurea) e perfezionare esami da consegnare a soli commissari esterni che però accertino, disciplina per disciplina e in modo particolare per quelle di indirizzo, le competenze specifiche raggiunte dall'alunno nel corso dei cinque anni. Si eviterebbero in un colpo bocciature, perché le competenze sarebbero certificate e a disposizione delle università per le borse di studio o delle imprese per le assunzioni, a meno che il candidato non voglia di sua volontà ripetere l'anno; i compromessi per raggiungere un voto unico che racconta poco dell'allievo; salti mortali per un titolo legalmente riconosciuto ma a cui nessuno, dalle associazioni dei professionisti alle università, dà credito e valore.

Un colpo d'ali e un dibattito in commissione Cultura in Parlamento, nella speranza che dal confronto nasca una sintesi onorevole per la scuola e per la Nazione, visto che il suo futuro dipende dalla cultura e dalle conoscenze di ogni suo singolo cittadino.