scuola

Lo sapevate che gli Istituti professionali
sono quasi meglio dei Licei?

Tiziana Pedrizzi il Sussidiario, 16.7.2010

Nel dibattito sui problemi scolastici italiani, una cosa non viene mai messa in discussione: il superiore valore della preparazione che verrebbe fornita dai nostri Licei. Si parla qui del Liceo classico e scientifico. Pertanto l’impianto degli studi liceali viene continuamente riconfermato e anzi proposto, se non imposto, a tutti gli altri indirizzi.

Negli ultimi tempi tuttavia serpeggia qualche dubbio in proposito. Da dove verranno quei giovani che non sanno scrivere in modo ortograficamente e grammaticalmente corretto le loro tesi di laurea? Dagli Istituti professionali? La percentuale di chi si laurea con questa provenienza non arriva al 5%. E come mai all’esame di stato dei Licei nella sessione del 2009 è stato offerto alle fatiche traduttive un accessibile brano di Cicerone, che non è notoriamente il più difficile degli autori?

Qualche lume cominciano a darlo le valutazioni standardizzate esterne nazionali e internazionali. Nel marzo 2010 è uscito uno studio di ricercatori di Banca Italia-Eurosistema, che vede fra i suoi autori Piero Cipollone, che ricopre la carica di presidente Invalsi. Obiettivo dichiarato quello di iniziare un filone di ricerca sulle misure di valore aggiunto nelle scuole superiori italiane.

Avere dati attendibili su quanto influisce la qualità delle scuole sui progressi degli studenti è infatti indispensabile per una giusta valutazione da parte delle famiglie e dell’Amministrazione. Altrimenti si considerano migliori le scuole che non hanno altro merito che quello di avere nei banchi i ragazzi dal SES (Status Economico-Sociale) più elevato.

La ricerca prende in considerazione i dati relativi agli apprendimenti in italiano, matematica e scienze raccolti nell’indagine Invalsi 2005-2006 (l’ultima dell’era Moratti) nelle I e nelle III classi delle scuole superiori. Con tutte le riserve dovute al fatto che si tratta della prima ricerca nel contesto italiano e alla approssimazione dovuta alla natura dei dati (partecipazione volontaria delle scuole e limitato controllo nella somministrazione), le conclusioni sono quelle che seguono.

I Licei presentano livelli di preparazione iniziale più elevati, ma questo primato non sembra confermato in matematica e scienze, quando si guardi ai progressi. I Licei, i cui studenti presentano in media i livelli più elevati di competenze, sembrano esercitare un effetto positivo solo in italiano; per le altre materie parte preponderante della loro superiorità sembra ascrivibile alla composizione sociale della popolazione dei soggetti che a questa scuola si rivolgono.

Un ulteriore spunto di riflessione viene offerto dai Rapporti lombardi sull’indagine PISA 2003 e 2006 svolte sui quindicenni lombardi. Per la prima volta si è applicata su dati italiani la metodologia del “gradiente”, che cerca di individuare il rapporto fra livello degli apprendimenti e SES (Status economico-sociale) che viene dedotto dalle risposte dei quindicenni campionati sul livello di istruzione dei genitori, sul loro prestigio occupazionale e sui beni culturali e materiali a disposizione degli studenti nella casa.

Nel campo della ricerca internazionale in educazione un gradiente socioeconomico infatti rappresenta la relazione fra le performance degli studenti e le loro caratteristiche socio-economiche. Esso viene rappresentato attraverso una retta nel piano cartesiano, con in ascissa il livello di status ed in ordinata il livello degli apprendimenti evidenziato dalle risposte ai quesiti PISA.

Nel caso dell’Italia, i risultati del 2003 e del 2006 indicano concordemente che il gradiente è curvilineare con concavità rivolta verso il basso. Ciò significa che, al crescere dello status socioeconomico, il gradiente tende ad appiattirsi: cioè che, al miglioramento delle condizioni economico-sociali non corrisponde in tutta Italia un aumento proporzionale del livello degli apprendimenti.

Si è detto “in tutta l’Italia”, poiché in questo campo, come in altri, l’Italia si differenzia. Il campione lombardo - come probabilmente quelli di altre regioni, qualora venissero sottoposti a questa analisi - mostra infatti, anche ai livelli alti, una relazione sostanzialmente lineare fra apprendimenti e status, con una situazione più simile a quella dei paesi Ocse.

Del resto, si è ampiamente ripetuto che i risultati italiani derivano più dalla mancanza di eccellenze che dalla grande quantità dei bassi livelli. Il che vuole concretamente dire che i nostri studenti non rispondono alle domande più impegnative, che richiedono analisi critica e produzione di brevi scritti argomentati.

Vista la forte segregazione socio-economica che caratterizza la dislocazione dei quindicenni italiani nei diversi ordinamenti (licei, istituti tecnici, istituti professionali e centri di formazione professionale) non è ardito inferire che sono gli studenti dei Licei a non raggiungere i livelli cui il loro status dovrebbe condurli.

Da ultimo, una ricerca sui dati PISA 2006 del Veneto - a cura di Angela Martini e Roberto Ricci - entra direttamente nel problema. Avendo a disposizione il giudizio di uscita della terza media dei quindicenni campionati da PISA due anni dopo, si è potuto fare un paragone fra la graduatoria delle scuole in valori assoluti e quella in termini di valore aggiunto.

Nella graduatoria in valori assoluti, con rare eccezioni, quasi tutti i Licei veneti e buona parte degli Istituti tecnici si collocano al di sopra della media Ocse per la literacy di scienze (focus principale dell’indagine 2006), mentre invece gli Istituti professionali si collocano, con una sola eccezione, al di sotto di essa. Data la stretta correlazione fra i punteggi nelle varie aree delle prove PISA, a giudizio degli autori della ricerca la graduatoria cambierebbe poco se si prendesse come riferimento matematica o lettura.

La graduatoria cambia invece notevolmente, quando si considerino le misure di valore aggiunto delle scuole, calcolate utilizzando gli indicatori di status economico-sociale deducibili dal questionario studenti PISA e il giudizio di uscita della scuola media. Mentre nella graduatoria delle scuole in valori assoluti le prime sette posizioni sono occupate dai Licei, nella graduatoria in valore aggiunto sono due Istituti tecnici le scuole che conseguono risultati significativamente sopra la media Ocse.

Inoltre, delle nove scuole sotto la media Ocse in valori assoluti, sei sono istituti professionali, due istituti tecnici e una soltanto un liceo. Quando però si passa alla graduatoria di valore aggiunto, le sei scuole che conseguono risultati significativamente inferiori alla media Ocse sono egualmente ripartite fra le tre tipologie di istituti.

Maggiori lumi in proposito inizierà forse a darli il Servizio Nazionale di Valutazione che nel 2011 debutterà con la prova relativa al secondo anno delle scuole superiori.