UNIVERSITA'

Gelmini contro le proteste dei docenti
"Indecoroso se danneggiano studenti"

Il ministro della Pubblica istruzione attacca i professori: "Se si lamentano non è giusto che debbano pagare gli alunni impossibilitati a fare esami". E assicura: "Nessun taglio alle risorse ma una diversa distribuzione"

 la Repubblica 23.7.2010

VIAREGGIO (Lucca) - Le proteste dei professori diventano "atti indecorosi" quando a pagare sono gli studenti. Così il ministro dell'Università e della Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, ha esordito intervenendo oggi a "Dedalo 2010", la manifestazione organizzata dagli studenti vicini al Pdl che non le hanno risparmiato striscioni e comitati di contestatori. "Fare riforme è difficile perché si va contro la resistenza di chi non vuol perdere privilegi acquisiti nel tempo, ma è indispensabile avere il coraggio del cambiamento" ha motivato il ministro.

"Mi riferisco al fatto - ha poi precisato il ministro - che ho il massimo rispetto per chi protesta, ma credo che le spese di una protesta contro il governo non le debba pagare il corpo studentesco, il quale spesso si trova impossibilitato a svolgere esami e ad avere appelli regolari perché gli insegnanti si lamentano del disegno di legge e si rifiutano di fare lezione, e addirittura di far sostenere gli esami". "Questo credo sia profondamente ingiusto - ha ribadito - noi stiamo cercando di lavorare per migliorare l'università. Si può essere legittimamente in dissenso ma non si devono danneggiare gli studenti".

Il ministro ha poi affrontato la dolente questione dei tagli, assicurando che "non ci sono stati e non ci saranno tagli alle risorse per la formazione ma una loro diversa distribuzione. Una politica seria di diritto allo studio - ha spiegato - che permetta a tutti gli studenti di qualunque ceto e provenienza di poter accedere all'università e portare avanti il proprio corso di studi". "Garantire il diritto allo studio - ha aggiunto - significa attivare borse di studio, fondi per i prestiti per merito, residenze universitarie. Vogliamo premiare i ragazzi migliori al di là delle risorse di partenza, aprire le porte al talento e al merito, collegando la formazione con il mercato del lavoro".

Dai tagli alle spese ai tagli generazionali. "Spazio ai giovani docenti, via i prof ultrasessantacinquenni: l'università deve servire ai giovani non ai baroni. Stop al radicato meccanismo della parentopoli e del nepotismo, sì alla meritocrazia" ha affermato il ministro riassumendo i punti cardine della riforma universitaria che è all'esame dell'aula del Senato. "Vogliamo programmare un'offerta formativa diversa che non punti sulla quantità, come si è fatto fino a oggi con il finanziamento a pioggia di corsi didattici inutili, ma sulla qualità. Vogliamo inserire il principio federalista anche nelle università responsabilizzando le Regioni, vogliamo attuare il ricambio generazionale dei professori abbassando l'età media di ricercatori, associati e ordinari istituendo un'abilitazione nazionale da conseguire attraverso concorsi trasparenti a cui tutti possono accedere con nomine sganciate dalla politica e un'agenzia esterna che valuterà il lavoro dei docenti, ore di lezione, ricevimenti e appelli d'esame rispettati".

Il ministro ha poi ricordato che le statistiche mostrano come in Italia la disoccupazione sia più bassa rispetto all'Europa "ma nel segmento giovanile emergono comunque delle difficoltà" e per Gelmini queste si devono anche "all'incapacità della scuola di uniformarsi al mercato del lavoro". "Uno dei compiti che il presidente Berlusconi mi ha affidato - ha sottolineato il ministro - è di favorire una sinergia tra sistema formazione e mondo lavoro. Se l'università continuasse a essere autoreferenziale, per i giovani trovare lavoro diventerebbe un'impresa quasi proibitiva".

"Oggi ci vuole il coraggio non di lamentarsi - ha poi proseguito - ma di dare soluzioni a problemi annosi che durano da troppo tempo". Secondo il ministro "se oggi c'è una situazione difficile è proprio quella dei giovani che faticano a trovare un lavoro anche perché la scuola e l'università - ha aggiunto - sono troppo distanti dal mondo del lavoro". Per questo Gelmini ha ricordato che, con i colleghi Giorgia Meloni e Maurizio Sacconi, sta lavorando "a un grande piano, 'Italia 2020', dove si incontrino questi due mondi e dove - ha concluso - una laurea non sia più un pezzo di carta da esibire ma valga davvero qualcosa".