Scuole superiori,
settimana decisiva per la riforma

 La Stampa 1.2.2010

ROMA
Quella che inizia oggi potrebbe essere la settimana decisiva per l’approvazione finale della riforma delle scuole superiori: dopo i pareri espressi dalle commissioni cultura, in successione Camera e Senato, che hanno fatto seguito a quelli di Cnpi, Conferenza unificata Stato-Regioni e Consiglio di Stato, i tre schemi di regolamento torneranno al Cdm per l’ok in seconda lettura.

Anche se manca ancora l’ufficialità, più fonti indicano che il via libera a nuovi licei, tecnici e professionali arriverà durante la seduta n.81 del Consiglio dei ministri. Prima però il governo dovrà verificare la possibilità di accogliere alcuni rilievi posti dagli organismi di competenza: su tutti l’indicazione, unanime, di introdurre la riforma solo dalle prime classi anziché dal biennio iniziale.

La richiesta dovrà però essere verificata dal ministero dell’Economia che contava, come indicato nella finanziaria del 2009, di tagliare intorno al 7% della spesa scolastica: la somma, pari a 7,6 miliardi di euro in tre anni (il primo già è stato attuato senza rispettare del tutto le previsioni), avrebbero dovuto comportare l’eliminazione di 135.000 posti, di cui 87mila cattedre. Ora, però, l’avvio dimezzato della riforma della secondaria, solo per le prime classi, potrebbe creare più di qualche problema ai programmi di risparmio di via XX Settembre. Oltre che a quello dell’Istruzione, su cui in caso di mancato ottenimento dei risparmi stabiliti potrebbe scattare la cosiddetta “clausola di salvaguardia” introdotta dall’ex ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, durante la penultima legislatura e mai abrogata.

Come potrebbe creare non pochi problemi, però più di carattere politico, l’accoglimento di altri punti, indicati, in ordine sparso, da Cnpi, Conferenza unificata, Consiglio di Stato e commissioni parlamentari: su tutti, l’invito a ridurre la presenza negli organi collegiali di enti ed esperti esterni, oltre che di dipartimenti e comitati scientifici che andrebbero in conflitto con l’autonomia di ogni singolo istituto.

Forti resistenze sono giunte negli ultimi giorni anche da diverse associazioni dei docenti, preoccupati dal fatto che i tagli produrranno ad alcuni raggruppamenti di insegnanti (come i geografi, che hanno raccolto oltre 10mila firme per chiedere un numero maggiore di ore settimanali, ma anche i filosofi, i grafici e tanti altri) alte probabilità di creare delle situazioni di soprannumerarietà.

Ciò comporterebbe un numero imprecisato di docenti di ruolo, anche da diversi anni, costretti ad abbandonare le rispettive scuole di titolarità per essere impiegati in altri istituti: nel caso non vi fossero posti liberi a disposizione scatterebbe l’obbligo di riconversione professionale su altre classi di concorso o sul sostegno. Senza considerare che per tutti coloro in lista di attesa, anche dopo decenni di supplenza, si aprirebbero le porte della disoccupazione sicura.

Tra le richieste, che il governo è chiamata ad accogliere al fotofinish, sempre compatibilmente con le esigenze del Mef, c’è anche quella di rendere più agevole il passaggio degli studenti da un corso all’altro (adottare le cosiddette “passerelle”) soprattutto nel biennio iniziale, quando si è ancora in età di obbligo formativo, quindi fino a 16 anni.

Appena approvata dal Cdm, la riforma verrà esaminata dal presidente della Repubblica e dalla Corte dei Conti per il visto finale. Contemporaneamente agli esami finali, dall’esito quasi scontato, il Miur, che ha già provveduto a far slittare le iscrizioni alle superiori al 26 marzo (per gli altri cicli è confermata la scadenza del 27 febbraio), darà il via alla campagna informativa sulle novità che caratterizzeranno nuove materie, quadri orari e organizzazione didattica.

Sono almeno seicentomila gli studenti, con le rispettive famiglie, interessati alle novità di quadri e programmi: si tratta degli allievi oggi iscritti alla terza media e poco meno del 20% dei (probabili) bocciati all’attuale primo superiore. Se invece il Cdm dovesse confermare il testo della prima bozza, con l’avvio dal biennio, i cambiamenti coinvolgerebbero circa un milione e centomila studenti.