Insegnare in lingua una disciplina non linguistica: chi centrerà l'obiettivo?

 di Giulia Boffa da Orizzonte scuola 16.2.2009

Con l'entrata in vigore della Riforma della Scuola Secondaria di II grado arriverà anche il CLIL (Content and Language Integrated Learning): in pratica si userà una lingua straniera per l'apprendimento di una disciplina non linguistica, scelta tra una di quelle inserite nel piano di studi scolastico. In verità non è un'esperienza nuovissima: quali sono stati i limiti e quali i risultati in termini di apprendimento e di qualità dell'insegnamento?

Nei nuovi quadri orario dei licei previsti dalla riforma il CLIL è annunciato così: "È previsto l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica (CLIL) compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato."

In pratica, il CLIL sarà attivato in base alla disposizione in organico di docenti che, sempre secondo la normativa, cioè la bozza di riforma del reclutamento degli insegnanti, dovranno avere particolari competenze linguistiche; infatti l'art.14 recita:

1. "Le università nei propri regolamenti didattici di ateneo possono disciplinare corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Ai predetti corsi accedono gli insegnanti in possesso di abilitazione e di competenze certificate nella lingua straniera di almeno Livello C1 del “Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue” pubblicato nel 2001 dal Consiglio d’Europa.

2. I percorsi formativi di cui al comma 1 sono istituiti per la scuola secondaria di secondo grado e prevedono l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi comprensivi di un tirocinio di almeno 300 ore pari a 12 crediti formativi universitari.

3. Per garantire uniformità tra i predetti corsi, le università si adeguano ai criteri stabiliti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.

4. A conclusione del corso, al candidato che supera con esito favorevole l’esame finale è rilasciato il certificato attestante le acquisite competenze per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera."

Ciò vuol dire che le competenze di un docente CLIL sono di livello C1, cioè livello avanzato. Ecco che cosa prevede il livello C1 secondo il Portfolio Europeo delle lingue:

Abilità:

Comprendere testi e discorsi lunghi, complessi su argomenti astratti, estranei al proprio settore, ricchi di espressioni idiomatiche
scrivere testi chiari, efficaci, su argomenti complessi
esprimersi con chiarezza, precisione, scioltezza, con buona padronanza di vasto repertorio lessicale
fornire esposizioni chiare, precise di argomenti complessi

Competenze:

comprendere testi complessi, lunghi
esprimersi con scioltezza, efficacia anche per scopi sociali, professionali

Fin qui la normativa.

Riepilogando: si possono attivare corsi CLIL in una delle materie non linguistiche del quinto anno dei licei, tenuti da docenti già presenti in organico, che abbiano però una competenza elevata nella lingua straniera, minimo C1.

Ora la domanda sorge spontanea: chi ha queste competenze oggi nella scuola italiana? O meglio quanti insegnanti hanno questo tipo di competenza? E quali docenti poi potrebbero essere chiamati all'appello per formarsi e quindi insegnare in lingua straniera?

Ecco quali potrebbero essere le discipline o meglio, quali sono state finora quelle scelte nelle sperimentazioni del CLIL: Elettrotecnica, Elettronica, Sistemi Automatici, Matematica, Fisica, Latino, Storia, Geografia, Scienze, Educazione Fisica, Religione, Filosofia, Lettere, Laboratorio di Fisica, Chimica, Chimica agraria, Disegno e Cartografia, Tecniche di Gestione ed elementi di Legislazione, Tecniche di produzione animale, Biologia applicata, Diritto Economia aziendale, Scienze della Natura e Scienze della Terra.

Considerato che la normativa prevede che il CLIL sia attivato solo nei Licei, le materie potrebbero essere altre da queste a seconda degli indirizzi.

Le sperimentazioni sul CLIL portate avanti dalle scuole fino ad oggi non hanno quasi mai previsto che il docente CLIL sia solo in classe, cioè tutte le sperimentazioni sono in compresenza col docente di lingua straniera.

Questo lavoro di équipe non si svolge soltanto nelle ore di presenza in classe, ma anche nella risoluzione di un altro problema inerente all'insegnamento: la scelta dei testi da adottare e dei materiali da proporre. Infatti, non esistono testi ad hoc su cui lavorare, ma il materiale deve essere ricercato e rielaborato in modo da essere reso fruibile agli studenti, il cui livello di partenza, perlopiù , si attesta su livelli di competenza B1, che corrisponde più o meno a questo "È in grado di comprendere i punti essenziali di messaggi chiari in lingua standard su argomenti familiari che affronta normalmente al lavoro, a scuola, nel tempo libero, ecc. Se la cava in molte situazioni che si possono presentare viaggiando in una regione dove si parla la lingua in questione. Sa produrre testi semplici e coerenti su argomenti che gli siano familiari o siano di suo interesse. È in grado di descrivere esperienze e avvenimenti, sogni, speranze, ambizioni, di esporre brevemente ragioni e dare spiegazioni su opinioni e progetti." Quindi un livello non eccelso.

La codocenza però potrebbe non essere prevista dalla normativa (dico potrebbe perché gli articoli di normativa che ho citato sono tutto ciò che possediamo sul CLIL finora), in quanto la codocenza potrebbe risultare molto costosa, soprattutto perché per il docente di lingua si tratterebbe di fare altre ore aggiuntive oltre quelle che fa per l'insegnamento in lingue, né si può chiamare un altro docente e pagarlo, visto che bisognerà disporre solo dell'organico già assegnato.

Altro nodo problematico che potrebbe essere sollevato è quello della valutazione: cioè se valutare il contenuto, come dovrebbe essere, o l'esposizione in lingua.

Se il docente è quello della materia veicolata, la risposta sembrerebbe facile: il contenuto.Lo studente deve conoscere la materia ed essere valutato su quella, perché le competenze linguistiche vengono valutate nell'ora di lingua, quindi il docente di inglese, pur avendo lavorato in equipe, non avrebbe molto diritto di parola nella valutazione, in questo caso.

Ma il CLIL non si attiva anche per aumentare le competenze linguistiche?
Altro punto ancora non chiaro. La normativa parla di una disciplina,cioè di un intero programma su quella disciplina probabilmente, ma finora la sperimentazione ha lavorato solo su parti di una o più discipline, su moduli per intenderci, non su tutto un programma disciplinare, quindi non abbiamo riscontri su un tale tipo di attività.

E i risultati di queste sperimentazioni?

In linea di massima sembrano essere soddisfacenti, sia per i ragazzi che risulterebbero essere più attenti alle spiegazioni e più curiosi e divertiti, ed anche per i docenti, che una volta superato l'impatto iniziale, si sono dimostrati abbastanza soddisfatti, specialmente coloro che hanno ricevuto l'aiuto di docenti esperti formatori, che li hanno guidati nel lavoro di équipe, come è avvenuto per la sperimentazione in Friuli.

Le sperimentazioni sono nate per lo più su base volontaria dei docenti di lingue, che per primi hanno proposto questo tipo di attività, riuscendo a trascinare con il loro entusiasmo anche Presidi e Collegio Docenti.

Ma cosa succederà quando quest'esperienza sarà imposta dall'alto della Riforma? Abbiamo quattro anni per prepararci a rispondere a questo interrogativo.