Secondaria/1.
Riforma epocale? Perché sì

da TuttoscuolaNews N. 427, 8 febbraio 2010

“Epocale” è stato l’aggettivo scelto da Mariastella Gelmini per definire la riforma dell’istruzione secondaria superiore varata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, al termine di una settimana di intensissima attività degli uffici del Ministero, impegnati al massimo nello sforzo di recepire le modifiche tecniche (meglio: tecnico-politiche) chieste dal Consiglio di Stato e quelle politiche (meglio: politico-tecniche) proposte dalle Commissioni parlamentari.

Aggettivo appropriato? Da parte dei fautori della riforma e della maggioranza politica che l’ha sostenuta vengono indicate le ragioni del sì. La principale è quella – già proposta peraltro da Luigi Berlinguer dopo l’approvazione della legge n. 30/2000 sul riordino dei cicli – che fa riferimento al carattere globale del provvedimento: è la prima volta, dopo le riforme Gentile e successori degli anni venti dello scorso secolo, che tutta l’istruzione secondaria superiore viene complessivamente riorganizzata, sia pure a seguito e nel contesto di una legge-madre di carattere finanziario.

Tutti i precedenti tentativi o erano falliti (si ricordano le quattro leggi di riforma approvate da uno solo dei due rami del Parlamento nel 1978, 1982, 1985, 1993) o si erano risolti in una marea di sperimentazioni, a volte promosse e a volte subite dalla Amministrazione centrale, senza un disegno organico: un segno di potenza burocratica (tutto passava attraverso le Direzioni generali) e di impotenza riformatrice (perché comunque le sperimentazioni dovevano fare riferimento alle norme vigenti, invariate da decenni).

Il “contenitore” ora è finalmente cambiato, come osserva Paolo Ferratini, del gruppo del “Mulino” e membro della “cabina di regia” per la riforma dei licei, e da questo punto di vista si può certamente parlare di “svolta epocale”. Ma il successo della riforma dipenderà dai contenuti: “una cosa è cambiare l’impianto e un’altra cosa cambiare la testa dei professori e il modo di fare scuola”, come osserva Ferratini nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera il 6 febbraio, a riforma approvata.