LA PROTESTA DEL PROGETTO PROMETEO

I Nobel contro il numero chiuso
"Incostituzionale"

Petizione per il libero accesso a Medicina

Marco Accossato, La Stampa 23.10.2009

TORINO
Incostituzionale, ingiusto, controproducente». Paradossale anche, viste le prospettive di carenza cronica dei medici negli ospedali: parte da Torino, dal «Progetto nazionale Prometeo» per il libero accesso all’università la richiesta di oltre mille fra premi Nobel, politici, rappresentanti della cultura, medici e studenti, per l’abolizione del numero chiuso a Medicina. Massimo Citro, medico e ispiratore dell’Associazione Demokratia che da due anni si batte per un’università libera, ha presentato al governo un protocollo per l’abolizione del limite alle iscrizioni.

Il documento giudica «la limitazione prevista dalla legge 264 contraria alla Costituzione, alla Carta dei diritti del cittadino europeo e ai fondamentali princìpi libertari di uguaglianza inviolabili in uno Stato di diritto democratico». Firmato: Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, Louis Ignarro, altro Nobel per la Medicina, Dario Fo, Nobel per la Letteratura, più altre 1179 sottoscrizioni, aspiranti medici compresi.

La battaglia del dottor Citro e del Progetto Prometeo nasce a Torino nel 2006. Due lauree, carriera ventennale, il dottor Citro si è iscritto ai test di Medicina per dimostrare l’assurdità delle domande: «Ho constatato - dice - come le domande siano volutamente contorte, espressione più di una mente paranoide che di illuminata saggezza». Obiettivo dei test, secondo Citro e il movimento Prometeo che ha fondato «creare un inaccettabile sbarramento preventivo, socialmente discriminante e soprattutto non meritocratico».

«L’Italia - ricordano i promotori della proposta anti-numero-chiuso - è il penultimo Paese per numero di laureati, che non supera il 19 per cento rispetto alla media Ocse del 33. Se davvero ci fossero aspiranti matricole in esubero si dovrebbe rivedere l’intero sistema scolastico, anziché sbarrare gli ingressi all’università».

La selezione ai test di ammissione «non garantisce maggiori possibilità di impiego ai neolaureati», è la premessa alla proposta di legge spedita al governo. «L’Università, in quanto pubblica e finanziata con denaro pubblico, non ha diritto di limitare i posti comportandosi da scuola privata». La proposta del Progetto Prometeo prevede - oltre all’abolizione dello sbarramento - «di sospendere molte lauree brevi e corsi fatiscenti, l’abolizione dei crediti formativi e dei test a risposta multipla: «La selezione delle capacità - insiste il dottor Citro - deve avvenire durante lo studio. Il destino di chi è rifiutato preventivamente dagli atenei è laurearsi in discipline non gradite che creeranno inevitabilmente professionisti demotivati o scontenti, oppure riparare all’estero per poter studiare la propria materia preferita».

Le previsioni dicono che, nei prossimi anni, si arriverà ad assumere uno specialista ogni quattro pensionandi, e nel 2011 ben 11 milioni di italiani rischiano di dover fare a meno del medico di famiglia. «Siamo già sotto organico», ha già lanciato l’allarme il presidente dell’Ordine dei Medici, Amedeo Bianco. Il futuro prossimo potrebbe essere quello dei dottori d’importazione o «gettonisti» con partita Iva. Gran Bretagna insegna.

Accanto ai tre Nobel, sono molte le firme celebri anti numero-chiuso: è rappresentato il mondo dell’università, quello dello spettacolo (cantautori, conduttori, attori), quello della politica e del giornalismo.

Tra professori, presidi e rettori, sono 583 i docenti che chiedono l’abolizione dello sbarramento alle immatricolazione degli aspiranti medici. «Si sta facendo un vero e proprio abuso del numero chiuso anche in facoltà non comprese dalla legge 264 del ’99, dove scarseggiano i mezzi per fronteggiare le richieste». Il tutto, «mentre a fronte di così scarsi aiuti economici all’università pubblica si continua a finanziare quella privata, tra l’altro esente da tasse».

marco.accossato@lastampa.it