Petrucci alla Gelmini,
lo sport non è mai entrato nelle scuole

"Questa partita non è stata nemmeno giocata"

 La Stampa 19.6.2009

ROMA
«Lo sport non è mai riuscito ad entrare concretamente e stabilmente nella Scuola. La partita dello sport nella Scuola non solo non si è vinta, ma non si è riusciti neanche a giocarla, e la delusione è grande perché nonostante tutti i tentativi fatti nel corso degli anni, il nostro Paese - che eccelle in molti settori - purtroppo nella classifica della presenza dell’attività motoria e sportiva nell’ambito scolastico è tristemente agli ultimi posti in Europa». È un passaggio della lettera che il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, ha inviato oggi al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, «per rappresentare le richieste, le aspettative e lo stato d’animo del movimento sportivo nei confronti della scuola».

Petrucci si rivolge al ministro «in maniera non convenzionale, con spirito di grande collaborazione e disponibilità e allo stesso tempo con rinnovata fiducia e speranza per quella sfida che costituisce il primo degli obiettivi che gli organi del Coni - da poco rinnovati - si sono posti nel programma del nuovo quadriennio: l’effettiva introduzione dell’attività motoria e sportiva, in ogni ordine e grado della Scuola».

«Come ben sa, perché anche Lei ha praticato l’attività sportiva e ne conosce i suoi valori, nello sport è importante vincere ma è importante soprattutto partecipare, perché nella pratica sportiva si imparano molte cose: non solo uno stile di vita sano, ma anche il rispetto delle regole e degli avversari, il sacrificio degli allenamenti, lo spirito di squadra», scrive il presidente del Coni. «Ebbene questa partita dello sport nella Scuola non solo non si è vinta, ma non si è riusciti neanche a giocarla, e la delusione è grande perché nonostante tutti i tentativi fatti nel corso degli anni, il nostro Paese - che eccelle in molti settori - purtroppo nella classifica della presenza dell’attività motoria e sportiva nell’ambito scolastico è tristemente agli ultimi posti in Europa», afferma Petrucci.

«Esattamente cento anni fa, nel 1909, venne approvata una legge, chiamata legge Daneo, dal nome dell’allora Ministro della Pubblica istruzione, considerata a suo tempo una pietra miliare dell’avanzamento verso un ideale di educazione fisica nel processo educativo», ricorda il presidente del Coni. Petrucci sottolinea che «con tale legge venne stabilita l’obbligatorietà, per gli alunni, di uno specifico corso di educazione fisica in ogni scuola pubblica, primaria o media, maschile o femminile».

«È passato un secolo e quelle tematiche sono ancora attuali. Purtroppo non sono bastati cento anni per dare attuazione a quelle norme. Lo sport nel frattempo è diventato un fenomeno sociale praticato da oltre 34 milioni di italiani; è entrato nelle abitudini delle famiglie e dei cittadini, ma non è mai riuscito ad entrare concretamente e stabilmente nella Scuola», aggiunge il numero 1 del Comitato olimpico italiano.

Secondo Petrucci, «ciò è tanto più grave perché nella società odierna, a fronte di un incremento costante del numero di coloro che praticano attività fisico o sportiva, corrisponde anche un incremento costante del grado di inattività fisica della popolazione italiana e l’aspetto più preoccupante è che la sedentarietà comincia a crescere già nelle fasce giovanili, nel passaggio alla Scuola superiore, dove i danni alla salute a causa dell’inattività rischiano di diventare irreversibili. È questa pertanto la fascia di età su cui è necessario concentrare la nostra attenzione, in primo luogo nell’ambito scolastico».

«Caro Ministro, sono certo che anche Lei converrà sul fatto che a questo punto non si tratta soltanto di diffondere la pratica sportiva tra i giovani, ma di difendere la loro salute, creando stili di vita sani in una società sempre più esposta ai danni derivanti dalla sedentarietà e dalla crisi dei valori», dice Petrucci rivolgendosi al ministro. «Desidero ribadirLe che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Ente pubblico deputato per missione statutaria alla promozione dello sport, può e intende porre il sistema sportivo al servizio delle Istituzioni per sostenerle attraverso azioni concrete improntate alla responsabilità sociale», aggiunge.

«Per far sì che la “cultura” dello sport in Italia possa crescere ed essere diffusa in modo capillare si richiedono interventi di ampia portata su tutta la popolazione, e non solo tra coloro che già riconoscono il valore dello sport, frequentando una società sportiva. Occorre pertanto operare sin dalla più ampia tenera età e nel contesto della scuola dell’obbligo», afferma Petrucci. «Nel nostro incontro del gennaio scorso abbiamo formulato le nostre proposte ed abbiamo riscontrato una sostanziale convergenza di opinioni sugli obiettivi da perseguire e, soprattutto, un atteggiamento di grande sensibilità e disponibilità ad affrontare i problemi. Adesso occorre passare ai fatti, alle iniziative concrete, che ci auguriamo possano essere messe al più presto all’ordine del giorno del Tavolo tecnico congiunto MIUR-CONI recentemente costituito», dice ancora il numero del Coni.

«Abbiamo fiducia in Lei, siamo certi che saprà attivare i percorsi giusti per portare il nostro Paese al passo degli altri e che non passeranno invano altri cento anni -conclude-. Il mondo dello sport, nella sua interezza, con le Federazioni sportive, le Discipline associate, gli Enti di promozione sportiva e tutte le società sportive, vuole partecipare a questa sfida ed è pronto ad offrire tutto il suo contributo di competenza ed esperienza, anche con sacrifici sul piano finanziario. Restiamo in attesa di un Suo segnale».