L'ISTRUZIONE E L'INTEGRAZIONE VISTI DA NORD-EST

Stranieri in classe Il tetto arriva dal Pd

Il sindaco di Vicenza: “Mai più di tre ogni dieci italiani”

Anna Sandri, La Stampa 1.2.2009

VICENZA
Mai più di trenta stranieri ogni cento alunni; o anche, mai più di tre ogni dieci. La svolta delle quote calcolate, fissate e inderogabili per la scuola elementare non viene dalla Lega ma da una giunta di centrosinistra che si appoggia, per la sua decisione, al decreto Gelmini. E’ Vicenza - sindaco Achille Variati, Pd - a fare da apripista su una questione spinosa, che si ripropone ogni anno quando alle elementari e alle medie le prime classi vengono formate e i genitori italiani spesso finiscono in prima pagina con le loro proteste per l’elevato numero di bimbi stranieri in alcune sezioni.

Vicenza il problema lo ha affrontato proprio guardando a quanto accaduto lo scorso settembre; l’assessore alla Pubblica Istruzione Alessandra Moretti (che è anche vice di Variati, e avvocato) ha riunito intorno a un tavolo i dirigenti scolastici degli istituti di Vicenza e l’Ufficio scolastico provinciale. Ha messo al lavoro l’ufficio anagrafe, ha scoperto che il prossimo settembre in 49 prime elementari di 23 scuole, entreranno 1.045 bambini. E ha messo nero su bianco un provvedimento che ha raccolto il plauso del dirigente scolastico provinciale Carmela Palumbo.

«E’ chiaramente un provvedimento pensato a tutela dei bambini - spiega l’assessore Moretti -. Puntiamo a favorire l’integrazione, a non creare classi, o peggio ancora scuole ghetto».

Vicenza ha un numero elevato di stranieri residenti; moltissimi sono i filippini, ma non c’è Paese che non sia rappresentato. «Abbiamo notato che le famiglie straniere tendevano a puntare su una sola scuola: c’erano classi con un numero esagerato di bimbi stranieri, ma allora come è possibile parlare di vera integrazione? Finivano per stare sempre tra di loro».

Doppio il criterio che sarà seguito: praticamente, torna il vecchio stradario e i bambini dovranno essere iscritti nella scuola più vicina a casa. Se poi in quella scuola la quota degli stranieri supererà il 30 per cento, saranno loro a dover cambiare scuola «sempre in accordo con le famiglie e con i dirigenti scolastici», per andare a fare media nella scuola più vicina a quella che gli spettava, ma che ha già raggiunto il tetto. Nel 2010, il provvedimento potrebbe essere esteso e toccare, con diverse percentuali, anche i bambini rom. Non solo: se funzionerà - e né Variati né Moretti lo dubitano - sarà applicato anche alle prime classi delle scuole medie.

Sul provvedimento, e sui consensi che riscuote, insorge la Lega veneta e in particolare finisce per essere chiamato in causa Gianpaolo Vallardi, già sindaco di Chiarano in provincia di Treviso e oggi senatore. Da primo cittadino, nel 2007, aveva proposto la stessa cosa: un tetto del 30 per cento nelle iscrizioni dei bimbi stranieri. Il Pd si era alzato in piedi compatto e aveva abbandonato l’aula gridando «è illegale». «Dalla sicurezza al federalismo, passando per l’immigrazione, questi sono sempre all’inseguimento - commenta oggi - ma non importa, va benissimo. Quel che conta è che alla fine su questi temi ci sia convergenza».

Per lo stesso direttore regionale Palumbo, quella della Lega era «un’idea di contenuto politico, non fattibile», mentre oggi approva e sottoscrive. «Perché non c’è niente in comune - assicurano da Vicenza -. Loro volevano classi ponte, isolamento. Noi pensiamo solo all’integrazione, ai vantaggi per gli alunni e a una nuova idea di scuola».