Ue, alunni
stranieri limite "giustificabile"
ma non discriminatorio

Il portavoce della Commissione: "Deve servire a integrazione più rapida"

 La Stampa 3.2.2009

BRUXELLES
La Commissione Ue potrebbe considerare «giustificati» provvedimenti scolastici del tipo di quelli annunciati dal comune di Vicenza sul limite massimo di alunni stranieri per classe, se servissero a rendere più rapida l’integrazione degli immigrati. Bruxelles avverte, tuttavia, che esaminerà l’esecuzione delle misure per verificare se non comportino, nei fatti, conseguenze discriminatorie. In questo caso, tali conseguenze verrebbe giudicate in base alla legislazione comunitaria pertinente e alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Lo afferma la portavoce del commissario europeo agli Affari sociali, Vladimir Spidla, in una nota sollecitata da un cronista italiano, le cui domande erano rimaste senza risposta durante il ’briefing’ quotidiano dell’Esecutivo comunitario, oggi a Bruxelles.

Dopo aver precisato che la Commissione non è competente in materia di organizzazione scolastica, e che non è a conoscenza dei dettagli delle misure annunciate a Vicenza (limite del 30-35 per cento per gli stranieri), la portavoce, Chantal Hughes, osserva che «bisogna distinguere fra i fini e i mezzi impiegati per raggiungerli. Un diverso trattamento degli alunni può essere giustificato se viene perseguito un fine legittimo e se i mezzi per conseguirlo sono appropriati e necessari».

«Perciò - prosegue la portavoce - guarderemo alle motivazioni di queste misure e prenderemo una posizione molto diversa a seconda che l’obiettivo sia un’integrazione più rapida dei bambini, ciò che costituisce un obiettivo legittimo, o, al contrario, la loro segregazione. Esamineremo anche l’attuazione pratica di qualsiasi misura: vorremmo essere sicuri che non vi sia, nella pratica, nessuna discriminazione e nessun ostacolo all’integrazione».

Dal punto di vista della Commissione, conclude Hughes, «la maggiore preoccupazione è quella di garantire che nessun bambino sia discriminato in base alla propria razza o nazionalità».