LA DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI

Il prof in prestito affonda i conti della scuola

Il record A Pistoia il 50 per cento di sostituzioni
I costi Per coprire i buchi spesi quindici milioni in più

Flavia Amabile, La Stampa 26.4.2009

ROMA
Che cosa accade in un ufficio scolastico regionale o provinciale quando manca qualcuno? Si chiedono in prestito professori, dirigenti e bidelli alle scuole. I prestiti durano un anno, due anni, tre anni. E nelle scuole vanno i supplenti. Non si assume da tempo nella pubblica amministrazione, non si vuole aggravare la già compromessa situazione delle finanze pubbliche ma nella pratica si finisce per spendere anche di più.

La questione è all’esame della Corte dei Conti, il giudice Pasquale Principato sta verificando se ci sia «danno all’erario visto che sottrarre personale dalle istituzioni scolastiche comporta la necessità di predisporre da parte dei Dirigenti scolastici le opportune sostituzioni», come è scritto nell’esposto. Forse lo stato potrà rispondere che, tutto sommato, si tratta di un risparmio perché pagare un supplente in più costa di meno che pagare un nuovo dipendente pubblico di ministero, ma chissà in quale voce contabile va inserito allora l’impoverimento qualitativo delle scuole costrette a rinunciare al personale di ruolo e andare avanti con i supplenti.

La denuncia si riferisce ad un distacco di «75 unità di personale Ata» chiesto lo scorso 22 luglio dall’Ufficio regionale dell’Emilia Romagna. Ora, bisogna sapere che a far riferimento all’ufficio emiliano sono in totale circa 400 dipendenti, se oltre al personale Ata consideriamo anche dirigenti scolastici e docenti già dati in prestito ci si rende conto che il tributo delle scuole emiliane ai loro uffici regionali e provinciali è abbastanza alto.

D’altra parte, gli uffici periferici sono costretti a fare ricorso al personale delle scuole. Come spiegava nella richiesta dei 75 distacchi Luigi Catalano, il dirigente dell’ufficio dell’Emilia Romagna, esistono «gravi carenze di organico» e quindi «per scongiurare possibili situazioni di interruzione di pubblico servizio» era costretto a chiedere un prestito alle scuole. E alle scuole veniva inviata un’autorizzazione a sostituire bidelli, segretari e professori distaccati con supplenti «fino al termine delle attività didattiche».

Accade lo stesso in tutt’Italia. I dati del ministero dell’Istruzione sono aggiornati solo al 2006 e indicano che più o meno su dieci dipendenti degli uffici regionali e provinciali 2 sono prestati dalle scuole. «Dati che si aggravano di anno in anno perché il personale va in pensione e non viene sostituito se non con chi lavora nelle scuole», spiega Mimma Ripani, coordinatrice nazionale della Uil pubblica amministrazione al Miur e autrice della denuncia alla Corte dei Conti. All’ufficio scolastico provinciale di Modena, infatti, dove nel 2006 i prestiti coprivano il 42,86% del personale, oggi sono arrivati alla metà esatta.

Sono soprattutto le regioni del centro nord a approfittarne. In Lombardia, Emilia, Toscana, Marche alcuni uffici arrivano anche a sottrarre alle scuole metà del loro personale. Alcuni uffici fanno anche qualcos’altro, chiedono in prestito non solo docenti e bidelli di ruolo ma anche i supplenti come ha fatto lo scorso ottobre l’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia con una procedura del tutto irregolare. Tutti gli uffici, poi, chiedono un professore di educazione fisica. Nell’ufficio provinciale gli viene affidato il compito di organizzare gare e attività sportive provinciali e regionali. Nelle scuole viene mandato un supplente.

Quanto costa questo scherzetto? Se i collaboratori amministrativi supplenti guadagnano circa 12 mila euro l’anno e i professori un po’ di più ci si rende conto che ogni anno si spendono almeno una quindicina di milioni di euro per le supplenze in più richieste. Il ministro per la Funzione Pubblica Renato Brunetta ha ricordato che il calo delle assenze nel mese di marzo ha portato «a un risparmio nelle spese per le supplenze nella scuola di circa 250 milioni». Ma delle spese in più legate al valzer di prestiti tra scuole e uffici periferici non vuole saperne: «Non è di mia competenza, è il ministro dell’Istruzione a occuparsene». Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha spiegato che «il problema esiste. Il ministero sta studiando una razionalizzazione del sistema scolastico e farà in modo da rendere più efficiente l’apparato».

Nel frattempo le cifre parlano chiaro. Nel 2006 le regioni dove i prestiti di professori, dirigenti e bidelli, sono più diffusi sono la Toscana (29,24%), il Friuli (29,04%), l’Emilia (28,70%), le Marche (28,64%), la Lombardia (26,67%), il Veneto (26,20%), l’Umbria (26,08%). Il centro-nord, insomma. Il record spetta all’ufficio di Pistoia con il 51,61% dei dipendenti prestati dalle scuole, poi all’Ufficio Regionale dell’Emilia Romagna dove si è al 50% esatto: 28 su 56. Circa 4 su 10 arrivano dalle scuole negli uffici di Modena (42,85%), Pesaro (44,68%), l’Ufficio Regionale del Piemonte (44,44%), l’Ufficio Regionale della Toscana (43,85%), l’Ufficio scolastico dell’Umbria (41,86%).

Al sud le percentuali calano molto: in Basilicata arrivano a stento al 6,9%, sono 8 su 115. In Campania i ‘prestati’ sono il 10,32% del personale, in Sicilia il 13,77%, in Puglia il 14,23%. «Negli uffici del sud c’è più personale che negli uffici del nord e quindi si avverte di meno l’esigenza di ricorrere ai prestiti», spiega Mimma Ripani.