Che bella idea signora Gelmini

Sandro Mattiazzi*, 30.8.2009

L’ultimo sabato d’agosto (giorno ventotto) è stato allietato dalle fresche novità attorno al mondo della scuola, “prodotte” dall’inesauribile nostro ministro, signora Gelmini.

Tra l’altro si legge che per la scuola primaria (ex scuola elementare) non è più sufficiente quale titolo d’accesso all’insegnamento la laurea quadriennale, ma sarà necessaria la laurea quinquennale.

Premettendo che la laurea per insegnare nella scuola primaria è obbligatoria dal 1998 (ma di questo sembra che non se ne sia accorto nessuno) e che questa laurea ha subito nel corso di questi undici anni grotteschi mutamenti di denominazione e di corso di studi, notiamo come (è una ipotesi si intende) il provvedimento ministeriale abbia voluto alzare “gli anni di laurea” con l’intento di dar maggior prestigio a questa professione; ma se è stato questo l’intento della ministra non si capisce come mai la retribuzione d’ingresso per la docenza nella scuola primaria sia circa di mille euro e cinquanta mensili. Circa cento euro in meno dei colleghi della scuola secondaria di primo grado e circa duecento euro in meno dei colleghi di scuola secondaria di secondo grado; a questo va aggiunto, per gli insegnanti della primaria, un orario di lavoro settimanale di sei ore superiore a quello degli insegnanti della secondaria.

Tenendo comunque presente che tutti gli insegnanti hanno stipendi indignitosi e assolutamente non paragonabili a quelli della maggioranza degli altri paesi europei, va comunque sottolineato come la scuola primaria (assieme alla scuola dell’infanzia, naturalmente) sia fortemente penalizzata rispetto agli altri già penalizzati colleghi insegnanti; sesto livello per la scuola primaria (e dell’infanzia), settimo per gli altri.

Invece di pensare alla parificazione dei docenti della scuola primaria agli altri docenti (come sarebbe giusto visto che è obbligatorio il medesimo titolo d’accesso) la signora Gelmini ha ben pensato di aggravare ulteriormente la fatica di coloro che vogliono entrare nella docenza della scuola primaria aggiungendo loro un ulteriore anno del diploma di laurea. Bella idea!

Tutto questo impegno per una miseria di stipendio, per una disistima sociale generalizzata, per una funzione gravemente intorpidita dalle ingerenze (confusione di ruoli) di molti genitori, per una fama di quelli che lavorano poco e che per questo percepiscono anche troppo.

Signor ministro le garantisco che non è questa la soluzione per rilanciare la scuola; vanno bene i diplomi ma, di fondo, quello che veramente necessita è la valorizzazione del ruolo e della funzione dell’insegnante soprattutto della scuola pubblica, la quale scuola pubblica dovrebbe trasmettere quelli che vengono definiti i valori condivisi. Quei valori cioè maturati nel corso di decenni di sperimentazione e di riferimento alla Costituzione.

In particolare la scuola primaria dovrebbe ritrovare quella centralità educativa oggi troppo asservita a logiche e mentalità aziendali o a mal interpretate partecipazioni delle famiglie alla vita scolastica (anche per erronee e distorte informazioni ricevute).
 


Mestre 30 agosto 2009


Sandro Mattiazzi
Direttivo G I L D A Venezia