La Gelmini: "Basta professori tutti uguali"

Il ministro dell'Istruzione contro “l'egualitarismo”.
Poi apre al dialogo: “Le mie porte sono aperte”

Amedeo La Mattina La Stampa, 16.11.2008

INVIATO A MONTECATINI TERME
Maria Stella Gelmini è accolta come una star, come l’eroina del Pdl che ha saputo resistere agli assalti della sinistra e della piazza. Soltanto Berlusconi riceve tanti applausi ai convegni di Fi: il ministro dell’Istruzione sembra diventata una leader del suo partito. E lei, ai giovani dei circoli di Marcello Dell’Utri, ricorda che tutto il merito è del «Presidente Berlusconi», che in Consiglio dei ministri ricorda sempre di agire e pensare come «un buon padre di famiglia».

E’ il giorno dopo la manifestazione nazionale degli studenti. A contestarla c’è un sparuto gruppo di ragazzi tenuto lontano dal centro congressi di Montecatini. Il ministro entra ed esce dal garage con la macchina blindata, tra due ali di polizia. Non arretra di un millimetro e insiste nel demolire la cultura del «falso egualitarismo» del 6 e del 18 politico. Un’ideologia sessantottina che non fa emergere gli studenti meritevoli e produce frustrazione tra gli insegnanti, che sono «i meno pagati d’Europa. La verità è che in Italia «non ci sono pari opportunità». «E’ grave - osserva la Gelmini - che gli insegnanti abbiano un avanzamento professionale solo in base all’anzianità».

Poi l’appello all’opposizione e al ministro ombra dell’Istruzione Maria Pia Garavaglia («una persona che stimo»). «Abbiate il coraggio di contribuire a dare delle risposte. Mettiamo al centro della scuola e dell’università gli studenti e le loro famiglie. La porta del mio dicastero è aperta a tutti quelli che vogliono aiutarmi in questa sfida». Ma sia chiaro che il governo non tornerà indietro sulle scelte di fondo. «Non cederò. Chi sta dalla parte dei giovani deve avere il coraggio di intervenire. Non lascerò le cose come stanno: guai a difendere lo status quo e le posizioni indifendibili».

I giovani dei circoli del buongoverno alzano uno striscione e cartelli con su scritto «Gelmini caccia i baroni». In una sala accanto, il ministro per i Giovani Giorgia Meloni afferma di non essere ottimista sul dialogo con l’opposizione. Ma per la Gelmini bisogna avere il dovere dell’ottimismo, «come dice sempre il presidente Berlusconi». E segnali di dialogo ci sono con «qualche sindacato più ragionevole e moderno». Si riferisce alla Cisl che l’altro ieri si è dissociata dalla manifestazione alla quale invece hanno partecipato Cgil e Uil. Ma se questo dialogo non ci sarà, avverte il ministro dell’Istruzione, il governo continuerà a perseguire le sue scelte. Avendo ben presente che quei giovani che vanno in piazza (a parte le «strumentalizzazioni» della politica), vivono con «ansia e preoccupazione il loro futuro». Tuttavia, la cosa più sbagliata sarebbe guardare la realtà con le «lenti dell’ideologia e del pregiudizio»: «Non è detto che la buona università debba stare necessariamente sotto casa e debba avere corsi che studiano il grado di felicità dei cani e dei gatti».

Non ci si può arrendere a restare tra gli ultimi posti nel mondo. La Gelmini ricorda che la prima università italiana si colloca al 192.mo posto nella classifica. L’obiettivo è di averne una almeno fra le prime cento. Dalla platea si leva qualche grido, «Maria Stella sei una stella». Un altro ragazzo «Grande Silvio». Marcello Dell’Utri la guarda con ammirazione. Il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi, pochi minuti prima, aveva difeso la Gelmini dalla satira e ne aveva elogiato il coraggio, visto che lavora «nonostante la crisi finanziaria e i tagli dovuti alle scelte sciagurate del governo precedente». Ma per il leader del Pd Walter Veltroni gli unici due settori che non dovrebbero subire tagli di spesa sono la la scuola e la sicurezza. La Gelmini invece è «orgogliosa» dell’ultimo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri con il quale sono state trovate risorse per assegnare 180 mila borse di studio («cosa mai fatta fino ad ora»). «Chiederemo un piano di rientro per le sedi universitarie distaccate, ma creeremo nuove residenze per gli studenti a costi adeguati». Poi una piccola autocritica sull’abolizione del valore legale delle lauree: «Può essere stato non opportuno inserirla nelle linee guida del ddl sulla riforma universitaria forse perché i tempi non sono maturi, ma certamente è un punto d’arrivo».