Dopo le proteste dei genitori, ingressi separati per alunni e studenti adulti stranieri

Padova,
a scuola nuovo muro anti-immigrati .

La preside: "Ho deciso contro i miei principi" Il provveditore: troppo allarmismo

Filippo Tosatto, la Repubblica 16.3.2008

 

PADOVA - Un nuovo muro a Padova. Stavolta gli spacciatori e le prostitute, destinatati dei provvedimenti precedenti, non c'entrano. L'ennesima barriera - peraltro ricoperta da fiori e piante anzichè da filo spinato - sorgerà nell'atrio dell'elementare Diego Valeri, una scuola del rione Palestro, e dividerà l'entrata in due flussi: da una parte i bambini delle elementari, dall'altra gli studenti stranieri che frequentano il corso diurno di lingua italiana e applicazioni professionali; una sorta di "apartheid" che si protrarrà per l'intera giornata scolastica: anche per uscire dall'istituto a conclusione delle lezioni, italiani e immigrati utilizzeranno cancelli diversi. La decisione, assunta d'urgenza dal consiglio interclassi della Valeri, è stata influenzata da due episodi che hanno provocato vivaci reazioni tra i genitori: dapprima uno studente cingalese di 18 anni è stato sorpreso mentre fotografava un bimbo di seconda elementare; poi è stata la polizia, con cani antidroga al seguito, a varcare l'ingresso dell'istituto alla ricerca di spacciatori.

Abbastanza per suscitare la protesta di un gruppo di mamme che ha preteso provvedimenti drastici per impedire ulteriori contatti tra bimbi e ragazzi stranieri. «Nell'atrio sarà innalzato un separé‚ per consentire ingressi distinti e le due classi seconde, attualmente al piano terra, saranno trasferite al primo piano», dichiara la preside Ignazia Nespolo. Che non nasconde personali perplessità sulla scelta: «Ho assunto una decisione molto diversa rispetto ai principi educativi che hanno sempre ispirato il mio lavoro, e se ho agito così è stato solo per restituire serenità al nostro istituto. In effetti, la storia della fotografia che tanto ha turbato i genitori, è stata un semplice equivoco: il ragazzo straniero voleva mandare a casa un'immagine della scuola dove sta imparando l'italiano e quando è stato rimproverato per aver ripreso un bambino senza permesso, è scoppiato a piangere. Qui non ci sono tensioni etniche: da 14 anni elementari e corsi per adulti convivono senza alcuna frizione. Occorre distinguere bene tra l'allarmismo, l'apprensione materna e i rischi concreti per i bambini. Credo che la situazione della Valeri sia ascrivibile a queste prime due categorie», commenta il provveditore agli studi Franco Venturalla. «Spero almeno che la barriera divisoria possa mettere fine a questa psicosi».

Ma neanche l'istituzione del muretto, versione in sedicesimo del muro di metallo costruito in via Anelli e delle cancellate issate nella vicina via Manara, sembra accontentare la frangia più polemica dei genitori: «Per noi l'ingresso differenziato è solo un palliativo», afferma la mamma Stefania Verdini, «e dopo quello che è successo, mi riferisco alla fotografia rubata e all'arrivo dei poliziotti, la preside deve battersi per impedire la presenza contemporanea di bambini e adulti a scuola. Gli immigrati, se vogliono frequentare i corsi della Valeri, vengano dopo le 17, quando i nostri figli sono tornati a casa da un pezzo. Noi non siamo razzisti, ma tra gli studenti extracomunitari vi sono persone corrette e altre meno, come avviene tra gli italiani: perché i bambini devono essere a contatto con adulti anziché con i coetanei?».