I DATI DELL’ISTAT SULL’ISTRUZIONE

In fuga da Alcatraz.

Sono in continuo aumento i dati sull’abbandono scolastico.
In Piemonte uno su dieci non finisce neppure il primo anno

Andrea Rossi, La Stampa del 15.5.2008

TORINO
«Cento statistiche per il paese » è l’ultimo maxi-rapporto dell’Istat. Purtroppo, un condensato di cattive notizie per la scuola. A cominciare da chi, tra i banchi, siede ancora oggi. L’indagine rivela infatti che il tasso di abbandono scolastico resta altissimo. Troppi studenti si iscrivono alle superiori e non le concludono. Si ritirano anzitempo; molti addirittura non finiscono nemmeno il primo anno. Nell’anno scolastico 2005-2006 la quota di giovani che ha abbandonato gli studi al primo anno delle superiori, senza completare dunque l’obbligo formativo, è stata dell’ 11,1%. Forti le differenze territoriali: il Friuli-Venezia Giulia viaggia su livelli decisamente più contenuti (6,2%) mentre sul versante opposto si piazzano Sicilia e Campania (rispettivamente 15 e 14 per cento). E il Piemonte? C’è poco da stare allegri: il valore è leggermente sotto la media nazionale (10,8%) ma pur sempre ben superiore al Friuli.

Per di più è in crescita: tra il 1999 e il 2003 si viaggiava tra l’11,5 e il 13,8 per cento, situazione ampiamente migliorata nel 2004 e 2005 (10,4%) e ora nuovamente in via di peggioramento. Ci sono quelli che si ritirano. E poi tutti gli altri, quelli che vanno fino in fondo. Fino alla maturità. Sono il 75 per cento. Nel 2007, tra i giovani di 20-24 anni, tre su quattro nella loro carriera scolastica avevano raggiunto almeno il diploma di scuola secondaria superiore, con punte dell’ 80-81 per cento in Basilicata e Abruzzo, valori vicino all’80 per cento nel Nord-Est e al centro, e del 78 per cento nel Nord-Ovest. I picchi negativi sono al sud, dove la media si aggira sul 70 per cento, e in regioni come Sardegna, Sicilia e Puglia non si riesce nemmeno a raggiungere quella soglia.

Il dato complessivo, però, rappresenta l’ennesima bocciatura per l’Italia: la media dell’Unione Europea è superiore, 77,8 per cento. Possiamo comunque consolarci, almeno stavolta: paesi come Germania, Olanda, Lussemburgo e Danimarca viaggiano sugli stessi livelli. Capitolo università, e qui il quadro migliora. Nel 2005-2006 quattro giovani su dieci si sono iscritti a una facoltà. Meglio del 2001-2002, quando il tasso d’iscrizione all’Università si era fermato al 35,9 per cento. Insomma, gli abbandoni scolastici restano un problema, in compenso l’istruzione universitaria sembra decollare. L’Italia tuttavia rimane distante anni luce dai paesi confinanti, quanto a grado d’istruzione dell’intera popolazione. Quasi la metà degli italiani non è andata oltre la licenza media, un dato che ha pochissimi riscontri nel resto d’Europa.

Nel 2007 il 48,2% della popolazione in età compresa tra 25 e 64 anni ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza della scuola media inferiore, valore che ci colloca agli ultimi posti in Europa insieme con Spagna, Portogallo e Malta. Basti considerare che la media Ue27, nel 2006, era del 30 per cento. Resta un dato inequivocabile, che fa da cornice al rapporto Istat: l'Italia spende meno di altri Paesi europei per l'Istruzione. Nel 2005, la quota di Pil (prodotto interno lordo) destinata alle spese per istruzione e formazione è stata il 4,4%, ampiamente al di sotto della media dell'UE che era del 5,1%.