IL COMMENTO

Il valore di studiare.

Proponendo master su scala mondiale l'Unione europea
si pone come centro di eccellenza per l'apprendimento

Aurelio Magistà, la Repubblica 3.6.2008

Una cosa importante è andata perduta, una cosa importante è stata conquistata. Questo potrebbe essere un bilancio in estrema sintesi dell'università pubblica degli ultimi due decenni. Riforma dopo riforma, non sembrano emergere significativi cambiamenti, malgrado certi toni trionfalistici con cui alcuni decantano un presunto successo della laurea breve, che invece ha quasi sempre fallito proprio l'obiettivo principale: definire un percorso di studi con una forte connotazione pratica, per costituire un know how utile a un immediato ingresso nel mondo del lavoro.

La cosa importante che l'università ha progressivamente perduto è il rapporto con la scrittura. Gli studenti scrivono sempre meno. E di conseguenza non sanno scrivere, non imparano a scrivere, nemmeno nelle facoltà che dovrebbero avere questo obiettivo tra quelli più elementari. La tesi di laurea un tempo rappresentava un'esperienza di scrittura importante, una prova su cui soffrire per uscirne rafforzati in una competenza che nemmeno i nuovi strumenti di comunicazione come Internet hanno diminuito di importanza. Adesso poche striminzite pagine in un italiano stentato, in particolare per la laurea breve, sono sufficienti a concludere il primo livello di studi universitari.

Nel frattempo l'università offre un importante valore aggiunto: si è internazionalizzata. Studiare all'estero per un periodo sufficiente a lasciare il segno. Erasmus, programma a volte giudicato con sufficienza, come un'occasione per prolungare vacanze all'estero, sta invece assolvendo a tante funzioni: rafforzare l'identità europea, migliorare la conoscenza delle lingue, guidare i giovani a una precoce e diretta scoperta dell'altro, lo straniero, come simile a sé: ovvero la premessa per una pace duratura.

Erasmus Mundus, programma di mobilità e cooperazione europea nato nel 2004, quindi ancora poco più di un esperimento, aggiunge altri due elementi chiave alle note positive di Erasmus:

1. L'eccellenza europea. Proponendo scambi su scala mondiale con l'obiettivo di "promuovere l'immagine dell'Unione europea come centro di eccellenza per l'apprendimento", conforta l'affermazione dell'Europa come nuovo e particolare soggetto economico e politico in un pianeta che solo adesso comincia seriamente a misurare le conseguenze di un fenomeno come la globalizzazione: i piccoli numeri di Erasmus Mundus di oggi vanno letti in prospettiva anche per questo.

2. Il sapere come strumento etico per un futuro possibile. Incoraggiando gli scambi di studenti e docenti fra paesi a economia avanzata (usiamo questo termine ormai indeguato per comodità) e quelli in via di sviluppo, incoraggia valori ed esprime contenuti etici. La condivisione della conoscenza, dei saperi, del saper fare, è tappa indispensabile. Un tempo si sarebbe detto: perché è meglio insegnare a pescare a chi è bisognoso, invece di dargli un pesce. Oggi, che anche in merito a questo le cose sono cambiate, e magari i migliori ingegneri vengono dall'India, la condivisione, il passaggio di conoscenze, è il trampolino per il tuffo nella vera sfida: lavorare tutti per un futuro sostenibile.

Forse non tutti la pensano così, ma il destino dell'economia, della politica e della cultura in tutte le forme in cui si manifestano sul pianeta Terra è avere un domani solo se sarà inscritto nel perimetro dell'etica.