Il rapporto del Tesoro: settore da rivoluzionare

Scuola, troppi insegnanti
e gli studenti costano caro.

Nonostante le grandi risorse i risultati,
misurati dai test di apprendimento internazionali, sono modesti

Eugenio Occorsio, la Repubblica del 2/1/2008

 

ROMA - La spesa per studente in Italia è tra le maggiori dell'Ocse, e il rapporto insegnati/studenti è molto più alto che altrove: eppure i risultati, misurati dai test di apprendimento utilizzati a livello internazionale, sono modesti. E' l'amara conclusione del capitolo dedicato alla Pubblica Istruzione del Rapporto sulla revisione della spesa consegnato a fine anno dalla Commissione tecnica per la Finanza pubblica al ministro dell'Economia. Il rapporto, più ancora che per altri centri di spesa, è impietoso: nel sistema scolastico italiano ci sono «difficoltà serie di organizzazione e gestione del servizio: dalla programmazione degli organici e della mobilità dei docenti alla gestione della rete scolastica in rapporto con altri livelli di governo, fino alla mancanza di sistemi di valutazione delle scuole, dei docenti e dei dirigenti scolastici». Ancora: «La programmazione economica è carente, condizionata dagli ampi scarti fra organici di diritto e di fatto, dai frequenti interventi legislativi e dalla erraticità nella stipula dei contratti di lavoro». La Legge Finanziaria 2007, denuncia il rapporto, aveva adottato alcune misure per il contenimento del rapporto docenti/studenti e quindi della spesa pubblica, che però sono stati inefficaci. Allora ci riprova la Finanziaria 2008, «che rimodula nel triennio da qui al 2011 gli obiettivi e introduce alcune nuove misure di razionalizzazione». Queste potrebbero portare a risultati positivi, ma solo «in un arco di tempo pluriennale». In ogni caso, «tali misure non appaiono risolutive. Occorre incidere in modo più deciso sulla determinazione degli organici».

Non ha certo giovato, anche in questo caso, il continuo andirivieni fra riunificazione e "spacchettamenti" dei ministeri dell'Istruzione e della Ricerca (l'ultima è la divisione del 2006). Né aiuta l'abnorme quota di spese correnti nel bilancio del ministero (il 96%) gran parte destinate al personale: «Per questi oneri fissi lo stanziamento non costituisce limite di spesa. Poiché le spese connesse ai rinnovi contrattuali per il personale docente e ausiliario sono soggette a contrattazione, è normale che gli stanziamenti, calcolati inizialmente sulla competenza economica, siano più bassi degli impegni, che comprendono le eccedenze di pagato». Contabilmente, succede che gli stanziamenti su ruoli di spesa fissa non coprono l'ammontare complessivo delle retribuzioni (spese obbligatorie) e l'ufficio pagatore trova copertura utilizzando residui, con il risultato di incrementare ulteriormente gli impegni perché ci si deve indebitare. Gli impegni effettivi superano sistematicamente gli stanziamenti iniziali (fra il 5 e il 12% negli ultimi anni). E' anche «inferiore alla media Ocse l'impegno orario dei docenti». Insomma, sarebbe questo fattore che impedisce di destinare più fondi alle pur necessarie opere di ristrutturazione delle aule o all'acquisto di attrezzature.

Più duro ancora è il Rapporto quando invita ad una miglior delimitazione dei compiti della scuola, «che finisce per offrire servizi estranei alla sua missione istituzionale, svolgendo un'azione di supplenza rispetto ad altre istituzioni pubbliche (Asl ed enti locali) e alle stesse famiglie». Assai delicato è l'aspetto degli insegnanti di sostegno: «Occorre trovare modalità meno costose per far fronte alle giuste esigenze di tutela degli studenti diversamente abili». Oggi, a fronte del 2% di studenti portatori di handicap ci sono 84mila insegnanti di sostegno, il 10% dei docenti complessivi, con delle anomalie (nel Lazio il rapporto è del 3,3% degli studenti e del 13% degli insegnanti) sulle quali occorre indagare: «Questo rapporto appare singolarmente variabile per regione».

Nel complesso, per migliorare l'attività didattica e promuovere l'uso più efficiente delle risorse, occorre rafforzare l'autonomia e la responsabilità delle scuole, così come migliorare il coordinamento fra i vari livelli di governo interessati (statale, regionale, locale). A quel punto si potrebbe, una volta introdotto un sistema adeguato di valutazione, studiare «sistemi premiali per i capi istituto e il corpo insegnante». Purché in tutto questo si rendano più rigidi i vincoli di bilancio.