Il ministro dell'Istruzione, Gelmini: «Si apre con i sindacati una positiva fase di confronto». Esultano i partiti di opposizione: avevamo ragione noi.

Scuola, slitta di un anno
la riforma delle superiori

 Alle elementari il maestro unico sarà attivato su richiesta delle famiglie.
Procede il decreto sull'Università.

Alessandra Corrieri da La Gazzetta del Sud, 12.12.2008

ROMA
Esagerato dire che la piazza ha vinto, ma sulla scuola il governo ha cambiato passo: la riforma delle superiori slitterà di un anno per consentire il confronto – a lungo sollecitato dal mondo della scuola – con gli addetti ai lavori.

È l'esito dell'incontro avvenuto ieri a Palazzo Chigi tra i sindacati di categoria (presenti al gran completo, per Cisl e Uil anche con Bonanni e Angeletti) e il governo rappresentato oltre che dal sottosegretario Letta dai ministri Gelmini, Sacconi e Brunetta. Un incontro, andato avanti per parecchie ore, che si è concluso un verbale di impegni da parte dell'esecutivo. Il ministro Gelmini, che della riforma delle superiori ha rinviato l'attuazione ma non la messa a punto, ha parlato di «svolta dell'offerta formativa».

«Dopo tanti anni di discussione verrà portata in Consiglio dei ministri martedì prossimo – ha detto la Gelmini – una riorganizzazione organica dell'offerta formativa della scuola italiana. La riorganizzazione degli ordinamenti delle scuole del primo e del secondo ciclo di istruzione avverrà in due fasi: la prima partirà a settembre 2009 e riguarderà il primo ciclo mentre la seconda partirà a settembre 2010 e coinvolgerà le scuole del secondo ciclo. Si apre con i sindacati una positiva fase di confronto su come applicare al meglio questi cambiamenti».

Quanto agli impegni assunti ieri dal Governo, se resta la possibilità per le famiglie di scegliere alle elementari il tempo pieno, scompare il «modulo» e la responsabilità del percorso formativo e didattico resta in capo a un unico docente. «Questo modello didattico che supera l'organizzazione del modulo – afferma il ministro – può essere declinato con l'opzione a 24 ore nel caso in cui il docente sia in grado di insegnare tutte le materie previste e quindi anche l'inglese, oppure a 27 ore con l'utilizzo di tre ore aggiuntive per l'insegnante di inglese e di religione e in ogni caso non ci sarà compresenza in classe. Le famiglie potranno scegliere tra 24, 27 e 30 ore di lezione settimanali oppure il tempo pieno di 40 ore. Con l'eliminazione delle compresenze ci saranno più classi che faranno tempo pieno».

I sindacati hanno incassato la riconferma delle 40 ore come modello da privilegiare nella scuola dell'infanzia, il mantenimento per il prossimo anno scolastico degli attuali parametri per quanto riguarda il numero massimo di alunni per classe, la tutela del rapporto di un docente ogni due alunni disabili, ma soprattutto il rinvio al 2010 dell'attuazione della riforma delle superiori.

Soddisfatti per l'avvio di un dialogo tutti i sindacati. «L'apertura di un tavolo dopo lo sciopero del 30 ottobre è una prima risposta positiva», ha osservato Francesco Scrima della Cisl scuola.

«Chi quel giorno ha rinunciato a un giorno di paga – ha detto Massimo Di Menna della Uil scuola – vede il risultato del sacrificio e il sindacato ne esce rafforzato».

«È importante che si riprenda il confronto» anche per la Cgil che pure mantiene forti perplessità per quanto riguarda la scuola primaria (tanto da aver chiesto ieri durante l'incontro la sospensiva del relativo regolamento). «Viene smantellato – ha commentato il segretario generale della Flc, Mimmo Pantaleo – un modello importante sul piano pedagogico e didattico».

Apprezzamento da parte dei sindacati, infine, per l'avvio di un tavolo permanente di confronto sul precariato. «Una questione sulla quale bisogna far presto» ha ammonito la Gilda. «E vigileremo – ha assicurato lo Snals – perché gli impegni si concretizzino».

Esultano i partiti di opposizione. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha dichiarato: «Vuol dire che avevamo ragione noi, avevano ragione i sindacati dei docenti, gli studenti, i genitori, quel grande movimento che aveva bocciato la finta riforma».

Intanto, il decreto sull'Università è stato licenziato senza modifiche dalla commissione Cultura della Camera. I deputati hanno votato il mandato al relatore Stefano Caldoro e da lunedì il testo, così come è uscito dal Senato, andrà all'esame dell'Aula per il via libera definitivo. «Entro il 18 dicembre il decreto dovrebbe essere convertito», ha spiegato Valentina Aprea, presidente della commissione Cultura. Non si profila un ricorso al voto di fiducia. L'iter del decreto Gelmini alla Camera è stato piuttosto tormentato. Mercoledì in commissione Esteri è stata respinta la proposta di parere favorevole. La commissione Giustizia ha dato il suo assenso, a condizione però che siano cancellate o rimodulate le riduzioni alle dotazioni finanziarie del ministero della Giustizia.