A  proposito dei cambiamenti che il ministro Fioroni
ha apportato nelle materie di insegnamento

 Sarà il regno dell'ignoranza.

Alle elementari l'obiettivo è far imparare a scrivere nei primi due anni

Lorenzo Varaldo, la Repubblica del 20/9/2007

 

Probabilmente molti genitori e insegnanti avranno nei giorni scorsi tirato un sospiro di sollievo sentendo che il ministro Fioroni avrebbe ripristinato l'insegnamento della grammatica, della storia, della geografia, che la matematica sarebbe stata messa al centro della formazione e persino che il Tempo Pieno veniva ripristinato.
Ma le cose stanno così? Se si leggono le nuove Indicazioni Nazionali si scopre sorprendentemente che leggere e scrivere diventa un obiettivo da perseguire «entro i primi due anni di scuola» (con i programmi precedenti era un obiettivo della prima elementare...).
In matematica scompare lo studio del cerchio e di tutti i solidi nella scuola elementare, mentre le aree e i perimetri sono limitati a «triangoli e rettangoli». Non solo: le frazioni diventano obiettivo di quinta (prima della Moratti si affrontavano in terza). Come si studieranno i numeri decimali e le unità di misura senza aver fatto le frazioni non è dato sapere...
La storia e la geografia erano le parti più contestate del modello morattiano. Ebbene, Fioroni conferma che nei cinque anni di scuola elementare si studierà la storia solo fino... ai Romani!
La geografia verrà limitata alle... Regioni italiane! In altre parole: i bambini usciranno dalla scuola elementare senza aver mai sentito parlare del Medioevo o del Rinascimento, di Cristoforo Colombo, dell'Unità d'Italia o della Resistenza. In terza media senza il ‘900.
Studieranno l'inglese dai sei anni, ma dovranno attendere la terza media per «conoscere e localizzare» gli Stati Uniti o l'Inghilterra!
Certo, queste «indicazioni» sono ricche di termini altisonanti e persino si vantano di inaugurare un «nuovo umanesimo». Ma di quale «società multiculturale» si parla, per esempio, se i bambini non studieranno il colonialismo o l'influenza araba e dovranno attendere i 13 anni per sapere dov'è il loro Paese d'origine?

Due problemi più generali si pongono. La scuola nasce nell'antichità come un privilegio riservato ai ricchi. Essa aspira a diventare un diritto universale con l'Illuminismo e poi con le lotte del movimento operaio. E' per garantire questa universalità che esistevano i programmi nazionali, cioè programmi uguali per tutti.

Le «indicazioni nazionali» (frutto dell'Autonomia Scolastica) si fondano invece su un altro principio: «Spetta ad ogni istituzione scolastica meglio specificare gli obiettivi da raggiungere». In altri termini: dato un quadro generale sempre più povero, ogni scuola potrà poi decidere se alzare o abbassare il livello. Concretamente: ci saranno scuole che insegneranno a leggere in prima e altre in seconda; scuole che insegneranno i solidi e altre no.... e persino i singoli alunni potranno avere programmi diversi, in nome della «centralità della persona». Invece di prevedere un'istruzione alta per tutti si ratificano le differenze sociali e l'abbassamento culturale. Un ribaltamento completo dei principi della Costituzione (art. 3).

Le indicazioni avallano inoltre un principio pedagogico che va contro tutti gli studi sull'età evolutiva, l'apprendimento e il buon senso: affermano che un argomento lo si può studiare una sola volta nella vita, senza riprenderlo mai più. La storia dei Greci, per esempio, si potrebbe studiare solo a 9 anni, e quella del ‘900 solo a 13, come se le capacità percettive e cognitive fossero sempre le stesse.

Infine, il «ripristino» del Tempo Pieno. In realtà centinaia di posti sono stati negati e si moltiplicano i casi in cui, per coprire le 40 ore, intervengono su una classe anche 10 o 11 insegnanti di altre classi alla settimana, anche a sei anni. Poveri bambini e poveri insegnanti. In altri casi i posti sono stati concessi, ma.... tagliando quelli per i portatori di handicap! La propaganda sul «nuovo umanesimo» nasconde una realtà impresentabile. Ma anche Fioroni non sfuggirà alla saggezza popolare: «Le bugie hanno le gambe corte».


(L'autore è coordinatore nazionale del "Manifesto dei 500")