Quattro studenti su 100 hanno una disabilità.

Quasi il 70% della disabilità a scuola riguarda i maschi.
Circa la metà degli studenti disabili presenta disturbi di apprendimento.
Sono alcuni dei dati emersi dall'indagine esplorativa
sulla disabilità nelle scuole dei distretti XIV e XV.

  da Il Redattore Sociale del 23/10/2007

 

ROMA - Quattro studenti su 100 hanno una disabilità: di questi, il 68% sono maschi e quasi la metà ha disturbi di apprendimento. Sono questi alcuni dati emersi dall'indagine esplorativa sperimentale sulla disabilità nelle scuole dei distretti XIV e XV, corrispondenti ai municipi VI e VII della capitale. La ricerca, condotta dalla Rete scolastica del territorio, è stata presentata stamattina, in occasione del convegno “Verso un osservatorio territoriale integrato sulla disabilità nella scuola”, in corso oggi e domani presso il Cnr. L'indagine, che nasce come iniziativa di formazione, è stata finanziata dall'amministrazione periferica del ministero della Pubblica istruzione e ha lo scopo di studiare la distribuzione e le caratteristiche degli studenti disabili nelle scuole del territorio.

18 sono gli istituti presi in esame, per un totale si 12.291 studenti iscritti alle scuole dell'infanzia, alle primarie e alle secondarie di I e II grado. “Già nella prima fase di raccolta dei dati è emersa l'evidente difficoltà di reperire, all'interno delle scuole, in modo organico e ordinato, le informazioni necessarie”, ha riferito Maria Mencarelli, una delle coordinatrici del progetto. “Esiste un problema di tutela della privacy, ma è fondamentale darsi un protocollo che, tutelando l'anonimato, sappia fornire dati globali significativi e omogenei che consentano una programmazione sinergica delle risposte, degli interventi, della distribuzione e utilizzazione delle risorse”.

Su 12.291 studenti presi in esame dalla ricerca, 487 presentano una forma di disabilità, pari a circa il 4% della popolazione scolastica considerata: una percentuale che corrisponde a circa il doppio della media nazionale (1,9%). Varianza interna e consistenza di genere sono i primi due elementi significativi emersi dall'analisi della popolazione scolastica disabile. Per quanto riguarda il primo aspetto, si rilevano scarti notevoli nelle percentuali di studenti disabili iscritti ai diversi istituti presi in esame: per esempio, su 22 plessi di scuola primaria, si registra un differenziale di 6,8 punti percentuali tra il valore minimo (1,01% di alunni disabili) e quello massimo (7,81%). “Una così elevata variabilità - commentano i ricercatori – testimonia quanto meno l'assenza di parametri-soglia, cioè di criteri numerici sia minimi che massimi d'inserimento degli alunni disabili nelle classi e negli istituti”.

Per quanto riguarda invece la consistenza di genere, si registra una maggiore incidenza della disabilità a scuola nei soggetti maschi, che rappresentano il 68% della popolazione disabile e il 5% della popolazione scolastica complessiva presa in esame dalla ricerca. Questo dato – commentano i ricercatori – confermato da indagini nazionali, pone importanti interrogativi dal punto di vista pedagogico, clinico e culturale. La diffusa percezione che lo 'studente-problema' sia fenomeno per lo più declinato al maschile chiama in causa un complesso di modelli culturali, comportamentali, sociologici che chiedono di essere approfonditi”.

Ma quali sono le disabilità più comuni tra gli studenti delle scuole prese in esame? Il primato indiscusso spetta ai disturbi settoriali dello sviluppo, che rappresentano il 46,4% dei casi rilevati. Sotto questa categoria ricadono le varie tipologie di disturbo di apprendimento, di linguaggio, dell'attenzione ecc. Qui la differenza di genere è particolarmente marcata: il 75% dei maschi contro il 26% delle femmine. “Tali disturbi rilevano il mancato o parziale conseguimento di performance attese – precisano gli autori dell'indagine – Di per sé non costituiscono una diagnosi e sono distinti dalle disabilità. È compito della comunità scientifica, in ambito clinico, chiarire quanto e quando il disturbo sia indice o predizione di sofferenza psichica. In ambito più strettamente socio-educativo, l'esclusione dei disturbi di apprendimento dall'ambito della disabilità non elimina certo il problema”.

La seconda parte della ricerca è dedicata alla “forze in campo”: gli insegnanti di sostegno, che in termini nazionali rappresentano il 10% circa del personale docente. Nelle scuole prese in esame essi costituiscono solo il 64% degli operatori presenti, poiché il 36% è rappresentato da assistenti alla persona, messi a disposizione di volta in volta da municipi, provincia e amministrazione pubblica. Su scala nazionale, ben il 46% degli insegnanti di sostegno opera con contratti a tempo determinato, a scapito della continuità dell'intervento svolto, e il 43% non ha una specializzazione, a scapito della qualità dell'intervento stesso. Un altro elemento preoccupante, denunciato dagli autori dell'indagine, riguarda il rapporto tra il numero degli alunni e il numero degli insegnanti di sostegno, che va da uno ogni due nella scuola dell'infanzia a uno ogni 2,76 nella secondaria di 1° grado. “Ne deriva una quadro d'insieme estremamente fluido, per effetto della combinazione tra precarizzazione diffusa, mobilità del personale di ruolo, rapido esaurimento e sovrapposizione delle graduatorie, successione di più convocazioni degli aspiranti, con un avvicendamento di più soggetti sul medesimo posto a volte durante lo stesso anno scolastico”.

(cl)