Ottocento euro netti al mese, responsabilità simili agli assunti
Dopo tante promesse hanno bloccato le corsie. E ora aspettano...

Padova, la rivolta negli ospedali
dei 1600 medici specializzandi.

Filippo Tosatto, la Repubblica del 26/11/2007

 

PADOVA - Nella città del Bo e delle cliniche universitarie, i medici specializzandi sono 1.600. Il loro reddito è costituito da una borsa di studio di 966 euro netti al mese: detratte le tasse universitarie, l'iscrizione all'ordine dei medici e l'assicurazione personale, in tasca ai giovani camici bianchi ne restano meno di 800. Una miseria, sì, eppure questi medici hanno le stesse mansioni degli "strutturati" e rispondono penalmente del loro operato: a sorvegliarli dovrebbe esserci un tutor, uno ogni tre specializzandi; ma spesso questa figura non è presente e nemmeno raggiungibile nei momenti più delicati, come durante le guardie notturne.
Non hanno tutele lavorative né previdenziali gli specializzandi: lavorano fino a 12 ore al giorno senza che sia loro riconosciuto il riposo settimanale, sono trattati come manovalanza a basso costo per attività di segreteria e trasporto dei malati.

Alla faccia del decreto legislativo n. 368 che impone alla sanità italiana di adeguarsi alle direttive europee in materia di formazione: la sua applicazione porterebbe a riconoscere gli specializzandi non più come semplici studenti ma come medici professionisti con un contratto di formazione subordinato, stipulato con la Regione e l'Università. A Padova il braccio di ferro fra "medici in formazione" da un lato, Aziende ospedaliere, Regione Veneto e Stato dall'altro, dura ormai da otto anni ed è costellato di scioperi, manifestazioni e rivendicazioni.

Uno spiraglio si era aperto in primavera grazie all'impegno dei responsabili di Mespad, l'associazione degli specializzandi - Riccardo Casadei, Domenico Montemurro, Leopoldo Pagliani, Domenico Barrile - promotori di un corteo di giovani medici che attraversò la città e raggiunse l'università: a ricevere una delegazione fu il rettore Vincenzo Milanesi, che promise di farsi portavoce delle loro istanze presso il ministro dell'Università e la Conferenza dei rettori degli atenei italiana. Qualche giorno dopo, all'inaugurazione dell'anno accademico, gli specializzandi incontrarono in effetti il ministro Fabio Mussi. Poi, la firma del primo dei tre decreti della Presidenza del Consiglio necessari a sbloccare i fondi per i loro contratti, seguito dall'approvazione dello schema-tipo del contratto. Tempi biblici però, tali da provocare nuovi scioperi.

E arriviamo agli inizi di questo mese quando gli specializzandi padovani, stanchi delle lentezze burocratiche e di essere presi in giro, proclamano una astensione non-stop. E' uno sciopero serratissimo che dura quindici giorni, con punte di adesione intorno al 95%. Le attività in ospedale sono ridotte all'osso, finché arriva la firma del decreto che autorizza i singoli atenei a staccare gli assegni. Ora la firma dei contratti dovrebbe essere davvero questione di giorni.
Ma se non saranno applicate dagli atenei e dalle aziende ospedaliere le disposizioni previste dalla legge 368/99, soprattutto in materia di formazione, gli agguerriti camici bianchi padovani sono pronti a tornare in trincea.