Picchiano il diverso? Questione di clima.

Lidia Ravera da l'Unità dell'8/11/2007

 

«Dopo avergli gridato “sei marocchino” i compagni l’hanno pestato, colpendolo alla testa e procurandogli ferite alle mani». L’ho letto su La Repubblica, in prima pagina. Bullismo fra quattordicenni, così è stato rubricato. Non sono d’accordo. I giovani aggressori sono dei criminali, non dei monellacci. Dei criminali giovani, d’accordo. Quindi, forse, recuperabili. Forse.

L’età non li giustifica, l’età, semmai, impone un mea culpa collettivo. A quindici anni la vita non ti ha ancora incattivito, non sei ancora rabbioso, sconfitto, in bilico fra aggressività e rassegnazione, non hai ancora bisogno di aver qualcuno sotto di te, qualcuno da vessare per sentirti meno peggio. A quindici anni hai tanto di quel futuro che puoi ancora sperare qualsiasi cosa per te stesso. Non puoi essere ancora carico d’odio. Come può succedere, allora, che si aggredisca in gruppo un compagno d’origine straniera? Come si può isolare un altro essere umano, perseguitarlo, usargli violenza prima di essere diventati infelici? È l’aria che si respira, è la cultura che si assorbe, è il luogo comune che si impone, che condiziona. È colpa delle parole degli adulti. È, per dirla, uno dei tanti danni collaterali di un cortocircuito nefasto fra criminalità e immigrazione. Per essere proprio chiara, farò un esempio: il disgraziato che ha assassinato Giovanna Reggiani, rumeno, sta alla dolcissima badante di mio padre, Floricica Varvarica, rumena, come Totò Riina (siciliano) sta a Paolo Borsellino (siciliano). Ci sono quelli buoni e quelli cattivi, fra i siciliani come fra i rumeni, fra i piemontesi, fra gli albanesi, fra i maghrebini fra i nostri concittadini... Il ragazzo che ha picchiato a morte una donna sola, è rumeno, d’accordo, ma è rumena anche l’ottima persona che ha chiamto la polizia, l’ambulanza, che ha denunciato, che ha prestato soccorso, che ha permesso di inchiodare l’assassino alle sue responsabilità. Perché nessuno le dà una medaglia? Non è da tutti rischiare per aiutare, farsi carico invece di tirar via, zitti, per non avere rogne. È veramente pericolosa questa crociata, questa caccia all’immigrato. È pericoloso questo clima di sospetto. Pesa su tutta la brava gente che è venuta qui ad aiutare, a lavorare, a curare i nostri vecchi, a badare i nostri bambini, a pulire le nostre case. Floricica Varvarica, che è diventata una delle mie migliori amiche, mi ha raccontato che alcuni bravi ragazzi, suoi compatrioti, sono stati licenziati dal posto di lavoro, senza motivo. Così, perché erano rumeni. Vi sembra giusto? Vi sembra giusto minimizzare quando una banda di adolescenti discrimina un compagno di origine marocchina, in una scuola del centro, in una via piena di turisti, vicino a san Pietro, neanche in una periferia deprivata.

Io ho paura di questi ragazzi che agiscono in branco, che stabiliscono chi è il capo e chi sono le vittime, che infieriscono sui non conformi. Se a 14 anni sono così, come saranno a 40, quando io sarò una vecchietta dal passo incerto? Ho paura. Ho paura di una generazione che cresce respirando odio e individualismo, discriminazione e angoscia. Però non propongo un pogrom contro i quattordicenni. Ce n’è di buoni, le mele marce sono una minoranza. E io lo so. Non si può generalizzare. Come per i rumeni. È così difficile? No, non credo.

Quello che invece è difficile è non farsi venire un attacco di irritazione quando si legge, sul Corriere della sera, un colonnino sullo stile di vita della signorina Britney Spears. Dunque: guadagna 737 mila dollari al mese. Spende 16 mila dollari di vestiti, 102 mila dollari in divertimenti (ma che fa? Tutte le volte che va al cinema si affitta tutta la sala?), 4758 in ristoranti. A fronte di : «zero spese culturali e 500 dollari di beneficenza». Ah, il capitalismo...