L'idea del ministro è soltanto una battuta da vignetta di Altan

Tra i banchi malinconia non cocaina.

Marco Lodoli, la Repubblica, 13/3/2007

 

Sinceramente: l'idea di Giuliano Amato dell'antidoping fuori dalle scuole mi sembra una battuta da vignetta di Altan, e forse era proprio questa l'intenzione del ministro, stringere in una frase a effetto il problema vasto e complesso della droga tra i giovani. Certo però questa non è una soluzione praticabile, e forse neanche paradossalmente coglie la natura del problema. Facciamo pure gonfiare palloncini o roba simile ai caselli autostradali, fuori dalle discoteche o sotto le curve degli stadi, ma per favore lasciamo in pace la scuola, non la ridicolizziamo ulteriormente. Sappiamo bene che la scuola non traversa un periodo glorioso: vedo molti professori immalinconiti e senza un euro in tasca, moltissimi studenti frastornati dalla pressione di una sottocultura consumista che li vorrebbe spremere come limoni, molta incomprensione tra generazioni, scarsi investimenti da parte dello Stato, scarsa vitalità complessiva, ma non vedo ragazzi strafatti di droga stramazzare sui banchi o girare per i corridoi come zombie.

Immaginare sedicenni chini sulle ceramiche dei bagni scolastici a tirar su cocaina a piene narici è semplicemente un errore di prospettiva. La droga pesante è altrove, tra professionisti stressati, commercianti scontenti, e soprattutto - ecco la novità - nelle periferie più desolate. Costa poco e per venti minuti solleva il morale. Fa sentire importante chi si sente una nullità. Finge di premiare i disperati, e di disperati nelle periferie ce ne sono tanti. Ma gli adolescenti che frequentano le nostre scuole non sono così: le canne girano, non c'è dubbio, ma girano da trent'anni, sono un passaggio quasi obbligato verso la maturità, una rivendicazione di libertà. La coca però rimane fuori dal loro mondo: sono piuttosto i ragazzi che hanno abbandonato la scuola, tanti, troppi, a rischiare grosso, a cercare una soddisfazione chinando la testa sulla tavoletta di un cesso, a ingrossare le file del nuovo sottoproletariato e della nuova tossicodipendenza. Gli studenti guardano questi coetanei perduti con commiserazione, se non con disprezzo. Per loro che vengono tutte le mattine a scuola i rischi sono altri: studiare poco o niente e non avere più illusioni, perdere tempo ed energie sognando un primo piano in televisione, perdere fiducia nel futuro e ritrovarsi tra dieci anni senza lavoro, senza casa, con un amico fetente che gli dica: hai quasi trent'anni e non hai concluso nulla, lascia stare, fatti un tiro e vedrai che tutto andrà meglio.