Indagine Unioncamere sul rapporto tra titoli di studio e redditi.
Nord est in pole position, le donne guadagnano meno dei loro pari grado

Al Sud anche studiare "rende" meno.

Un diplomato in Trentino riesce a guadagnare più di un laureato in Abruzzo

Luisa Grion, la Repubblica 18/6/2007

 

ROMA - Conviene studiare, certo. Fino alla laurea e oltre, se possibile, e non bisogna credere a chi afferma il contrario. Ma tenendo a mente che il paese non è tutto uguale: ci sono regioni dove il titolo di studio vale più che altrove e va a finire che una licenza media in Trentino Alto Adige conta più di un diploma in Umbria, Marche, Lazio o in tutto il Sud. E comunque sia, una donna laureata è meno pagata di un uomo laureato.

Si sa che l'Italia, nelle classifiche della scolarità europee, arranca alle ultime posizioni (nella fascia d'età fra i 25 e i 44 anni i laureati sono l'11,5 per cento della popolazione). E si sa anche che la bassa scolarità mal si sposa con le esigenze di un paese che, per restare agganciato allo sviluppo economico, dovrebbe più che mai inseguire la tecnologia e la ricerca. Ora però sono noti anche i risvolti economici «soggettivi» della questione. Il quanto entra in tasca, insomma.

A fare i calcoli di quanto convenga studiare, guardando alla busta paga, ci ha pensato un rapporto di Unioncamere, l'associazione delle Camere di commercio guidata da Andrea Mondello, dal quale risulta che la «forbice» all'interno di una stessa regione, fra la retribuzione di un laureato e quella di una persona che ha frequentato la scuola dell'obbligo, è compresa fra un minimo del 18,6 per cento (in Umbria) ad un massimo del 45,4 per cento (in Campania).

Ma incrociando poi i dati a livello territoriale si scopre anche che lo stesso titolo di studio ha diversa valenza a seconda di dove venga messo a frutto. E che nel Meridione - laurea a parte - vale sempre meno che altrove.

La licenza elementare, per esempio: fatto zero il suo valore nel Centro-Nord, in tutte le regioni del Sud varrebbe il 16,1 per cento in meno. Quote che si spostano di poco se si passa dalla quinta elementare alla licenza di terza media: messo a frutto in Trentino, piuttosto che in Toscana o Piemonte, Lombardia e Liguria il diploma rilasciato alla fine della scuola dell'obbligo vale più dei cinque anni di scuola superiore di una qualsiasi regione meridionale.

Le cose cambiano però se c'è di mezzo l'Università. In cima alla classifica di chi valorizza gli atenei c'è sempre il Trentino Alto Adige, dove chi ha in tasca una laurea è mediamente pagato il 35 per cento in più di chi ha una licenza elementare. Il conteggio, certo non può che essere generico visto che tiene conto sia del professore poco pagato che del dirigente ben retribuito, ma dimostra comunque che studiare paga. Anche se non sempre allo stesso modo.

Parametrato ad uno stipendio del Centro-Nord, per esempio, quello di un ragazzo del Sud laureato vale di meno, ma se il rapporto si fa con un ragazzo della stessa regione con la sola licenza elementare in mano, la laurea fa volare in alto la busta paga. In Campania appunto, essere «dottore» vale il 29,3 per cento (quindi decisamente meno che in Trentino). Ma se la laurea si mette a confronto con il diploma di quinta elementare la busta paga lievita e - da un livello all'altro - sale del 45,4 per cento. Fenomeno che si realizza in tutte le regioni del Sud, dove - fra chi riesce a trovare un lavoro - l'elevato titolo di studio garantisce un indubbio vantaggio economico.

Al di là delle differenze regionali resta invece sempre valido il principio universale del divario femminile. A parità di titolo, le donne guadagnano sempre di meno: al Nord come al Sud, con la licenza elementare come con la laurea in tasca. E la differenza non è da poco: viaggia sempre attorno ad un taglio dello stipendio del 10 per cento circa.