Il governo: riforma degli istituti tecnici, ce ne sia uno per provincia.

Scuole come fondazioni con cda aperti ai privati.

L'annuncio di Fioroni. Ma l'Unione è divisa

 Il Corriere della Sera del 13/1/2007

 

ROMA — Scuole come fondazioni, cioè col vantaggio di agevolazioni fiscali e con la possibilità di ricevere donazioni da utilizzare per l'innovazione didattica e l'edilizia. Scuole con un nuovo organo al loro interno, un comitato esecutivo con rappresentanti di aziende, enti locali e terzo settore che affianca il preside nella gestione dei fondi. Qualcosa che assomiglia alla lontana ad un cda. Insomma scuole sempre più autonome. L'idea è del ministro dell'Istruzione. Giuseppe Fioroni l'ha lanciata durante il «conclave» dei ministri a Caserta. E sul tema scuola statale-finanziamenti privati, ha diviso l'Unione. Sostegno nella Margherita. Posizioni contrastanti tra i Ds. Netta contrarietà di Rifondazione e della Rosa nel pugno. Qualcosa del genere accade già in Inghilterra dove il governo di Tony Blair sta incoraggiando le migliori scuole superiori ad assumere lo statuto di fondazione.

PROFESSIONALI — Fioroni ha anche annunciato il progetto di istituire, nelle superiori, l'area tecnico-professionale. Che vuol dire rendere più forti i due indirizzi. In Europa sono molto forti, in Italia da alcuni anni sono in declino. Il rilancio dell'istruzione tecnica, in quanto strategica, è un tema al quale il premier Prodi tiene molto. Da sempre. E che ieri ha ripreso: «Dobbiamo creare la scuola tecnica del ventunesimo secolo e ci deve essere una scuola tecnica in ogni provincia, altrimenti l'economia non ha futuro». Fioroni ha in mente anche un albo nazionale per le qualifiche professionali triennali, l'istituzione di poli tecnico- professionali (almeno uno per provincia) che comprendano anche alta qualificazione tecnico-professionale di tipo non universitario. Il rilancio dell'istruzione tecnica è un obiettivo sostenuto con insistenza da Confindustria. Ora gli imprenditori vedono accolte le loro proposte.

IMPRESE — Tra le aziende e la scuola, in particolare la formazione tecnica e professionale, un rapporto c'è sempre stato. Soprattutto al Nord. Per varie ragioni, ma specialmente per il mercato del lavoro. Ed ha avuto la sua parte del boom degli anni '60. Con le istituzioni scolastiche-fondazione immaginate da Fioroni quel rapporto potrebbe trovare un rilancio.

CONSENSI E PROTESTE — La prospettiva non entusiasma Pietro Folena (Prc-sinistra europea): «C'è il rischio di fare delle scuole degli enti di natura, nei fatti, privatistici». Per Andrea Ranieri, responsabile scuola dei Ds, «sono invece misure molto positive e non hanno niente a che spartire con la privatizzazione della scuola». L'idea, invece, è bocciata da Alba Sasso, anche lei Ds, ma stupita delle affermazioni di Ranieri: «Mi sembra che nei Ds non ci sia una linea». Contro la scuola-fondazione Roberto Villetti, Rosa nel pugno: «La proposta di Fioroni dà l'impressione di un grimaldello per arrivare a un sistema misto pubblico e privato nella scuola, nel quale avrebbero campo libero molto più di oggi le scuole confessionali». Per Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp), attribuire alle scuole lo stesso regime delle fondazioni potrebbe allungare la già nutrita lista degli organi collegiali. «L'ideale — osserva — sarebbe creare consigli di amministrazione che inglobino anche i consigli di istituto». Per Cgil, Cisl e Uil scuola, la proposta può essere il punto d'inizio per risollevare un comparto che negli ultimi anni è stato contrassegnato da tagli a fondi ed investimenti. «Oggi il ministro Fioroni si è voluto superare sulla strada del morattismo oltre la Moratti, ossia dell'aziendalizzazione piena della scuola pubblica», dice il portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi.